Le storie di Ndoja e Pajola e il loro amore per la pallacanestro


I due giocatori della Virtus Bologna si raccontano ai giovani stranieri ospiti dell’Eremo di Ronzano

– di Francesco Livorti –

La serata di ieri è stata davvero speciale per alcuni adolescenti. I ragazzi minorenni delle comunità del “Circuito Sprar” e della “Casa Abba” hanno avuto il piacere di ascoltare le parole del capitano delle Vu Nere Klaudio Ndoja e del talento emergente Alessandro Pajola. I due cestisti bianconeri hanno raccontato le loro rispettive storie. Per entrambi, la pallacanestro è il nucleo della speranza.

Ndoja e Pajola si raccontano ai ragazzi dell’Eremo di Ronzano

Il classe ’85 ha vissuto un’infanzia travagliata. L’atleta, però, è stato bravo a guadagnarsi rivincite morali sui parquet. “Quando ero piccolo, in Albania c’era la guerra civile. Una mattina, mia sorella venne colpita da un proiettile ad una gamba, così mio padre decise di portarci tutti in Italia. Arrivammo nella penisola grazie ad un gommone. Per sostenere le spese del viaggio, siamo stati costretti a vendere tanti oggetti preziosi. Ho vissuto un anno e mezzo in uno scantinato di una fabbrica. Spesso non avevo soldi per comprarmi da mangiare: mi sfamavo con pane, acqua e zucchero. La mia fortuna è stata la sfera a spicchi”. Il Gladiatore arrivò a Brindisi a soli 13 anni. “Ero invisibile. Inizialmente passavo le mie giornate al campo dell’oratorio. La povertà è una motivazione potente. La fede mi ha aiutato tanto. Per ottenere qualcosa bisogna sudare; i sacrifici portano la gloria. La mia parola d’ordine è passione. Io e i miei cari abbiamo fatto tanti sforzi, ma alla fine i risultati hanno premiato: sono stato il primo albanese ad aver militato nella Lega Basket Serie A”.

Fra gli applausi dei fanciulli presenti in sala, è intervenuto altresì il playmaker diciottenne Pajola, che ha scelto di inseguire il suo sogno lontano da Ancona, la sua città natale. “Mi sono trasferito a Bologna a 15 anni. Sono andato a vivere in foresteria, anche se all’inizio ho avuto qualche problema; non è stata una scelta facile. Lo sport mi rende felice. Spero di togliermi grandi soddisfazioni. Cos’è Klaudio per me? Ndoja è una persona disponibile, meravigliosa, speciale e straordinaria”.

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