Lega Serie A: la frattura tra le big e le medio-piccole sembra insanabile. Alla base i diritti tv


La frattura nella Lega di A tra i sei top club e le medio-piccole. Galliani: “Le sei hanno deciso di uscire dalla comune. Solito problema dei diritti tv”

– di Tiziano De Santis –

Nike Ordem 4, il pallone di calcio ufficiale della Serie A (ph. Sportmediaset.mediaset.it)

Il calcio italiano è diviso in due: a darne l’ufficialità è stato Adriano Galliani, portavoce delle big di Serie A nella riunione di Lega tenutasi in via Rosellini, Milano. Si tratta della quarta assemblea dei venti club della massima serie del football del nostro Paese, durata poco più di un’ora. Tutto rimandato al prossimo 28 marzo, con una premessa, però – se non vera e propria “condizione” – : “Impossibile procedere“, come ha commentato lo stesso a.d. del Milan al termine dello stesso incontro. Sullo sfondo la rottura insanabile tra le big, Juventus, Milan, Inter, Roma, Napoli e Fiorentina, ed i restanti 14 team di A. I compromessi concordati per oltre un decennio non servon più: “Noi rappresentiamo l’80% della tifoseria italiana. Vista l’insanabile frattura con gli altri club. La lista di sei squadre composta da Juventus, Inter, Milan, Fiorentina, Roma e il Napoli, che rappresentano l’80% dei tifosi italiani, hanno deciso di andare via dall’assemblea perché è impossibile, allo stato attuale delle cose, trovare una soluzione. Le altre squadre decideranno quello che è utile fare. La governance è la foglia di fico per poi finire nei soliti problemi della Lega. Le sei hanno deciso di uscire dalla comune. Il problema è come al solito la ripartizione dei diritti televisivi. Il commissariamento? Non è affar nostro. Vadano avanti i club rimasti al tavolo, se vogliono andare avanti. Di certo non potranno decidere su questioni economiche, che sono preponderanti, perché ci vogliono 15 voti“: è un Adriano Galliani deciso e convinto quello che ieri pomeriggio ha dato l’addio anticipato all’assemblea di Lega, nella quale erano anche presenti Giuseppe Marotta, Giovanni Gardini e l’avvocato Capellini, Sandro Mencucci, Umberto Gandini e Antonio Saracino, rappresentanti rispettivamente di Juventus, Inter, Fiorentina, Roma e Napoli. Oltre ad affrontare il tema del cambiamento dello statuto, la Lega avrebbe potuto optare per l’elezione dei consiglieri federali da mandare a Roma; il vero problema è che dopo ben tre riunioni non si è arrivati neanche al momento del voto per la presidenza, proprio a causa della frattura tra i top club e i restanti 14 di A: l’elezione slitterà ancora, col rischio dell’assenza dei rappresentanti delle big martedì prossimo, alla luce dell’assemblea generale dell’Eca (Associazione dei club europei, di cui fanno parte Milan, Inter, Napoli, Juventus, Roma, Udinese, Fiorentina e Sampdoria) in programma per lunedì e martedì prossimi ad Atene. Il commissariamento diventa, così, un’ipotesi più che plausibile; sulla questione si è espresso il presidente del Coni Giovanni Malagò: “Leggo che ci sono ancora dei divari sulle politiche sportive da portare avanti, molte persone le conosco e ci parlo. Io non faccio il tifo per niente e non vorrei il commissariamento. Ma, se non si dovesse arrivare nei tempi previsti dalle norme, il commissariamento è indispensabile“. Secca anche la risposta di Tommaso Giulini, rappresentante dei club “medio-piccoli” e presidente del Cagliari:Credo che oggi fosse volontà veramente di tutti occuparsi dello statuto. Non credo che sia nell’interesse di nessuno arrivare a un commissariamento. Sarebbe davvero un peccato. Riterrei stupido che questi 20 soggetti si facessero commissariare“. La rottura, stavolta, sembra insanabile, almeno sino alla prossima assemblea.

 

 

 

 

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