Lionello Manfredonia, quasi un doppio ex, nel racconto di Piero Giannico: “Vivo grazie alla sanità felsinea”


Un incontrista d’altri tempi. Magari nel calcio di oggi e a questo Bologna, uno dai piedi buoni e con la testa del Lionello Manfredonia dei tempi d’oro avrebbe fatto comodo, lì in mezzo al campo. Già il Bologna e la città di Bologna, crocevia della carriera calcistica dell’ex centrocampista di Lazio, Juventus e Roma e della Nazionale (impiegato agli inizi anche come libero e stopper) e oggi agente FIFA. “Ho esordito in serie A nel 1975 in Lazio-Bologna e ho chiuso la mia carriera, forzatamente, nel 1989 in Bologna-Roma. Per me ricordare la città delle Due Torri vuol dire…vivere”. Manfredonia ha dato tanto al calcio e il calcio gli ha dato la vita: “Ricordo quel 30 dicembre ’89 come se fosse ieri. C’era tanto freddo al ‘Dall’Ara’ e per la Roma, quella partita era importante. Per la prima volta in tanti anni di carriera, durante il riscaldamento del pre-gara non indossai la maglia di lana, oggi invece già presente nel sottomaglia della divisa ufficiale di gioco. E’ un particolare su cui ogni tanto mi fermo a pensare. Magari non fu quella la causa dell’infarto”. E aggiunge: “Non ricordo nulla di quello che mi accadde in campo. So solo che sono vivo grazie all’efficienza del servizio medico-ospedaliero del Maggiore di Bologna. Nella sfortuna, sono stato fortunato ad essere soccorso da personale preparato e da una struttura ospedaliera già all’avanguardia. Salvato dal defibrillatore”. In quel Bologna-Roma, Manfredonia dopo un’azione di gioco, crolla a terra colto da infarto che per ben due volte ne ha arrestato il cuore. I primi provvidenziali interventi del dr Gianni Nanni (Bologna) e del dr Ernesto Alicicco (Roma), poi il trasporto d’urgenza con l’ambulanza (era posizionata sulla pista di atletica ndr) al “Maggiore” in rianimazione. Il tutto in sette minuti.

Lionello Manfredonia con la maglia della Lazio

Lionello Manfredonia con la maglia della Lazio

Poi parla del calcio giocato, dell’annata del Bologna: “Diamanti ha fatto una scelta di vita. L’ultima parola spetta sempre al giocatore. La squadra si è indebolita con la sua partenza, ma ora ha più responsabilità”. E rimarca: “La stagione del Bologna non è delle migliori. E’ partito anche Gilardino, ma sono arrivati in estate giocatori dai piedi buoni.  Le sorti di una allenatore poi dipendono da una palla che va dentro o da una che va fuori. E a pagare sono sempre loro. In molti casi devono tirare fuori, dal materiale umano e tecnico che hanno a disposizione, il massimo”. Del calcio italiano e di come sta cambiando Manfredonia puntualizza: “Gli investitori stranieri hanno portato capitali e nuove risorse. Poi bisogna saper scegliere gli uomini giusti, sia a livello dirigenziale sia a livello tecnico. Garcia e Benitez, ad esempio, stanno avvicinando Roma e Napoli alla Juventus. Poi ci sarebbe da aprire un dibattito specifico sull’utilizzo dei talenti italiani in Serie A. Un giocatore del 1994 è più facile che giochi all’estero e poco o nulla in Italia. Tra i più interessanti e di prospettiva vedo De Sciglio del Milan, è giovane, del ’92, ma ha la maturità di un veterano”. Spazio dunque a Bologna-Roma che per  Lionello Manfredonia sarà di certo la partita del…cuore.

Piero Giannico

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One thought on “Lionello Manfredonia, quasi un doppio ex, nel racconto di Piero Giannico: “Vivo grazie alla sanità felsinea”

  1. Marco

    Ma perché l’unica parola spetta sempre al calciatore? Così se ti va fatta male 1,8 all’anno li prendi comunque, se ti va fatta bene “oh mi danno di più come faccio a dir di no?” Eh no caro, un po’ di coerenza e rispetto per favore!

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