L’Italia riparte da Mancini: ecco pro e contro della scelta


Roberto Mancini è il nuovo CT dell’Italia per i prossimi due anni. Il 28 maggio contro l’Arabia Saudita si riparte dal 4-2-3-1 e da Balotelli

– di Marco Vigarani –

Roberto Mancini ha firmato come nuovo CT azzurro fino al 2020

Il vuoto di potere in casa azzurra è finito: dopo l’eliminazione dai Mondiali e la parentesi Di Biagio finalmente l’Italia ha di nuovo un Commissario Tecnico. In una corsa al rallentatore, il calcio ha battuto la politica ancora impegnata nel dare una guida al Paese ed affidato le chiavi del futuro a Roberto Mancini che ha firmato ieri un contratto biennale con la FIGC.

Dopo la presentazione ufficiale ed il termine del campionato, arriveranno subito le prima convocazioni del nuovo CT che il 28 maggio a San Gallo sfiderà l’Arabia Saudita nel primo test della nuova era. Sicuramente più impegnativi i due impegni successivi: a Nizza il 1 giugno contro la Francia ed il 4 giugno a Torino contro l’Olanda. Non si potrà prendere molto in questi primi match ma tutto sarà utile in vista dell’esordio ufficiale già calendarizzato per il 7 settembre a Bologna (prima casa calcistica proprio di Mancini) per la sfida alla Polonia nel primo turno di Nations Cup.

Balotelli e Mancini insieme ai tempi del Manchester City (ph. Eurosport)

Come sarà la nuova Italia? Il modulo base dovrebbe essere un moderno 4-2-3-1 con un atteso quanto rischioso ritorno in attacco: quello di Mario Balotelli. Dopo un anno positivo a Nizza, il ribelle SuperMario è pronto a rispondere alla chiamata di Mancini ed assumersi le proprie responsabilità in maglia azzurra. Meno blasonato ma altrettanto probabile il ritorno di Criscito in difesa mentre i tanti giovani avranno la possibilità di guadagnarsi una maglia: da Chiesa a Barella passando per Caldara e Pellegrini.

La scelta di Mancini è arrivata da poche ore e già ovviamente divide l’opinione pubblica. Come sempre ci sono pro e contro che possono essere evidenziati. Giocano a favore dell’ex tecnico dello Zenit la sua forte motivazione che lo ha spinto a lasciare un ottimo contratto, il blasone e l’ascendente del grande campione e dell’allenatore vincente così come la profonda conoscenza delle dinamiche di club. Dalla parte opposta proprio la sua vita precedente da allenatore di Lazio, Inter e Fiorentina gli ha procurato inimicizie e rapporti tesi con club rivali mentre invece l’età piuttosto giovane lo rende un profilo ancora abbastanza inesperto.

In ogni caso, a maggior ragione dalla città che lo ha visto sbocciare e purtroppo andare via troppo presto verso altri lidi, non può che giungere un sincero in bocca al lupo al Mancio per la sua nuova avventura.

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