“Lo sport fa storia”, un convegno per riflettere sul ruolo del giornalismo


Stamane presso la Sala Stabat Mater – Biblioteca comunale dell’Archiginnasio, si è tenuto il convegno su “Lo sport fa storia”, per l’iniziativa le Tavole Rotonde

– di Massimo Righi –

L'ex giocatore e dirigente del Bologna, Giancarlo Marocchi

L’ex giocatore e dirigente del Bologna, Giancarlo Marocchi

Il convegno che si è tenuto stamane presso la Sala Stabat Mater dell’Archiginnasio, ha visto partecipare numerose personalità di spicco del giornalismo e dello sport bolognese. Sotto la coordinazione di Alberto Bortolotti, hanno partecipato il professor Stefano Martelli, storico dello sport dell’Università di Bologna, Adalberto Bortolotti ex direttore di Stadio e del Guerin Sportivo, Furio Zara del Corriere dello Sport – Stadio, Renato Villalta attuale presidente della Virtus Pallacanestro Bologna, Matteo Fogacci di Telesanterno – Telecentro e capo ufficio stampa del CONI e infine, Giancarlo Marocchi, ex calciatore e dirigente del Bologna, ora commentatore per Sky.

Ad aprire l’evento è stato il professor Stefano Martelli che ha introdotto l’argomento del convegno: “La professione di giornalista è stata influenzata dal clima politico e sociale dell’epoca in chi si è sviluppata. Una prima fase si può collocare durante l’epoca fascista, accentratrice e unilaterale con rare eccezioni, la seconda è collocabile nel periodo democratico dove si è sviluppato il modello anglosassone che si è allargato al mondo, mentre la terza fase è quella attuale, definibile come post-moderna, in cui la tecnologia prende il sopravvento, è tornato in auge  il giornalismo locale fruibile a tutti e dove i giornalisti sono più di parte”. Secondo il professor Martelli, nello sport italiano si è perso il senso patriottico che resisteva ancora nei primi anni ’80 e che oggi potrebbe essere materia di riscoperta da parte del giornalista che ha il compito di decifrare il fenomeno sportivo all’interno di un panorama che attira sempre più appassionati.

L’ex calciatore e dirigente rossoblù Giancarlo Marocchi, ora commentatore per Sky, è poi intervenuto iniziando a sviluppare alcune tematiche: “Quando parlo di calcio in tv mi rendo conto che spesso se ne parla poco in senso stretto e ci si concentra su altri argomenti; spesso i giornalisti pensano che un arbitro possa determinare una stagione di una squadra in una partita, ma non è così perché ci sono 38-40 partite in una stagione nella quale ci sono tante difficoltà che una squadra deve affrontare e che hanno il loro peso. Il problema è che di queste cose non si parla perché alla gente non interessa, fa più notizia il singolo episodio. A me personalmente piacerebbe di più entrare negli aspetti tecnici anche nelle tv locali per rimanere fedeli al campo e non uscire dal contesto”.

Adalberto Bortolotti

Adalberto Bortolotti, ex direttore di Stadio e Guerin Sportivo

L’ex direttore di Stadio e del Guerin Sportivo Adalberto Bortolotti ha rievocato alcuni aspetti storici della professione: “Quando io e Tosatti fra il 1976 ed il 1977 fondemmo Stadio con il Corriere dello Sport facemmo in modo di accontentare tutti senza lasciare a piedi nessuno. Ci riuscimmo anche grazie alla nostra amicizia. Bologna perse un po’ di visibilità locale ma eravamo sotto gli occhi di tutta l’Italia. Un tempo, i giornalisti sportivi non contavano nulla ed erano anche mal considerati dentro alle redazioni al punto che dovevano implorare i tipografi per ottenere le stampe. Una volta al Resto del Carlino si chiese il licenziamento per un giornalista che scrisse che ‘il cavallo aveva la vittoria in pugno’, ma nonostante il dissenso Giovanni Pascoli, allora docente dell’Università di Bologna, lodò l’arguzia dell’uomo per aver reso l’idea del fatto in sé. Di strada ne abbiamo fatta parecchia da quei tempi”.

In seguito Furio Zara, firma del Corriere dello Sport – Stadio, ha effettuato un excursus storico che mostra quanto lo sport abbia influenzato la storia: “Lo sport è cronaca, ma il contesto in cui matura lo fa diventare storia. Ci sono molti esempi che lo dimostrano. L’imperatore Tiberio nel IV secolo fu campione olimpico e quella vittoria rinsaldò il suo potere. Nel 1934, il mondiale di calcio vinto dall’Italia aiutò il regime fascista in termini di propaganda. E ancora nel 1938, negli USA si organizzò il primo incontro ufficiale di pugilato fra un bianco e un nero. La partita di ping-pong fra Urss e Ungheria del 1971 fu successiva all’invasione sovietica e permise di riallacciare i rapporti fra le nazioni, un po’ come capitò nel 1972 fra Germania Est ed Ovest, in una partita di calcio vinta dalla Germania Est che riaprì i contatti con la parte orientale del Paese. Nel 1978, la vittoria dell’Argentina nella Coppa del Mondo di Calcio diede manforte e risalto al regime dei generali, così come il gol con “la mano de Dios” di Maradona nella finale dei mondiali messicani dell’86 contro l’Inghilterra, diede lustro all’Argentina che aveva appena perso le isole Falkland (Malvinas), nella guerra contro gli inglesi. Infine, il 24 giugno 1995, giorno della finale della Coppa del Mondo di rugby, il presidente Nelson Mandela fu acclamato da tutto lo stadio, a prevalenza bianca, rinforzando la propria elezione sino a quel momento discussa, grazie ad un evento sportivo. Questi esempi dimostrano come la forza dello sport sia in grado di accelerare la storia e dare spinta alla politica, veicolandola verso certe decisioni. Giornalisti e sportivi sono dei privilegiati: il loro lavoro deriva dalla passione che hanno sviluppato”.

Giornalista di Telecentro – Telesanterno e capo ufficio stampa del CONI, Matteo Fogacci pone invece l’accento sull’importanza degli sport di base e sull’evoluzione della tecnologia a favore del giornalista: “Il calcio catalizza l’attenzione del pubblico e questo sfavorisce le società che si occupano di altre discipline sportive. Oggi è importante essere consapevoli di questa situazione e fare di tutto per proporsi al grande pubblico nel modo migliore. L’aiuto che in questo senso ci fornisce la tecnologia è decisivo, fra telefoni, registratori, computer e tablet, evoluzioni di macchina da scrivere e cabine telefoniche che fino a qualche decennio fa costringevano il giornalista a lavori lunghi che oggi, con l’ausilio di questi nuovi mezzi di comunicazione, si svolgono meglio e con maggiore celerità, fornendo l’informazione in tempi rapidi”.

L'ex giocatore della Virtus, ora presidente, Renato Villalta

L’ex giocatore della Virtus, ora presidente, Renato Villalta

Il presidente della Virtus Renato Villalta ha parlato dell’importanza delle relazioni fra stampa e società sportive, ricordando come queste siano mutate nel tempo: “Quando giocavo, dal punto di vista del rapporto con la stampa, ricordo che c’era una certo modo di vivere lo sport fra squadra, società e stampa: si andava in trasferta assieme e non c’era bisogno dell’addetto stampa quando un giocatore parlava coi giornalisti; in più oggi c’è un codice etico sui contratti dei giocatori e ci sono delle regole da rispettare per i social network. Ora è tutto diverso e me ne rendo conto anche perché ora mi trovo a gestire una società professionistica importante: non ci sono più rapporti stretti fra le parti anzi, spesso la società deve salvaguardare la squadra dagli attacchi dalla stampa. E su questo punto, mi piacerebbe ci fosse modo di confrontarsi maggiormente, per fare in modo che le società possano rispondere alla critiche della stampa, che alla fine dei conti è quella che ci fa da portavoce coi tifosi”.

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