Lopez, la scoperta del Bologna dopo il sogno Zeman


Due storie a confronto, quelle di Lopez e Zeman, dopo una prima parte di campionato già andata in archivio. Il boemo poteva essere sulla panchina del collega uruguayano

– di Massimo Righi –

Zdenek Zeman allena il Cagliari in serie A

Zdenek Zeman allena il Cagliari in serie A

Sono passati circa cinque mesi da quando l’ex presidente del Bologna Albano Guaraldi, cercò Zdenek Zeman per proporgli la panchina del neo retrocesso club rossoblù. Era lui l’uomo scelto per la risalita immediata e per cercare un minimo di popolarità in una piazza avvilita e arrabbiata dopo le vessazioni a cui era stata sottoposta durante la gestione Guaraldi. Il boemo temporeggiò mentre il Bologna navigava a vista fra incertezza societaria e scadenze impellenti, morale, Zeman declinò e si accasò al Cagliari che garantiva maggior tranquillità (e liquidità). A Casteldebole si virò quindi su Diego Lopez , con Fusco ad incassare amaramente il “no grazie” dell’amico boemo.

Dopo cinque mesi di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia. Il Bologna si è liberato dalle catene della gestione Guaraldi e si sta proiettando verso l’American Dream, mentre Zeman, l’uomo dei sogni del post retrocessione, inseguito anche in altre epoche e mai portato sotto le Due Torri, ha raccolto 9 punti sinora, frutto di due vittorie, tre pareggi e quattro sconfitte. La stagione dei sardi è iniziata più male che bene, salvo poi essersi risollevata nelle ultime gare, con la squadra che ha iniziato a vincere ed a giocare secondo il credo del boemo. Di certo non si sa mai che piega possa prendere una squadra guidata da Zeman, visti i risultati altalenanti conseguiti nella propria carriera. Diego Lopez invece ha iniziato fra lo scetticismo generale, iniziando la stagione con una squadra che per le prime quattro giornate ha faticato molto sul campo, raccogliendo 4 punti in altrettante partite, fornendo prestazioni poco incoraggianti, eccezion fatta per il primo tempo di Pescara. Lopez ha continuato a lavorare secondo i suoi dettami mantenendo fede a gran parte delle proprie idee e da Terni in avanti, ha iniziato a vedere il Bologna di cui parlava in sala stampa anche in campionato “lavoriamo bene, dobbiamo crescere, serve tempo” ha sempre detto, anche quando gioco e risultati erano lontani. Ora che il Bologna è una squadra che macina gioco e ottiene punti importanti continua a dire le stesse cose “rischio di essere ripetitivo”, parole sue, ed ha ragione, perché è vietato sentirsi invincibili o appagati.

Se Zeman divideva la piazza sul suo eventuale insediamento alla guida tecnica rossoblù, Lopez non la infiammava di certo. Ad oggi, il boemo è un ricordo, mentre l’uruguayano è una realtà oggettiva: il Bologna costruito da lui e Fusco in estate, sta crescendo e portando risultati. Da Terni in poi i rossoblù hanno vinto 5 partite e pareggiate 2, hanno segnato 9 reti e ne hanno subite 2. Pur giocando in serie differenti, allenando uomini diversi e avendo vissuto estati diametralmente opposte, Zeman ha confermato il suo modo di intendere il calcio, mentre Lopez si sta facendo conoscere e al contempo sta acquistando credibilità.

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