L’Udinese grazie a Pozzo ha generato 650 milioni di plusvalenze in 24 anni


Dal 1992 Giampaolo Pozzo è un modello di gestione societaria in Italia. Le plusvalenze hanno quasi pareggiato i ricavi. Il Bologna potrebbe seguirlo.

-di Luca Nigro-

Amoroso con la maglia dell'Udinese (ph. fantardore.it)

Amoroso con la maglia dell’Udinese (ph. fantardore.it)

In queste ultime settimane si parla tanto della plusvalenza che genererà l’eventuale cessione di Amadou Diawara. Negli immediati anni avvenire, per ambire a posizioni di classifica sempre più alte, la strada potrebbe essere proprio questa. Trovare potenziali futuri campioni ancora in giovane età, formarli e rivenderli a cifre più alte. Molti tifosi storceranno il naso, poiché pensano che basti avere un proprietario ricchissimo per diventare grandi. Sicuramente, disporre di un presidente con molta liquidità è un fattore positivo, ma Saputo da buon imprenditore qual è punta come giusto che sia ad un ritorno d’immagine si ma soprattutto economico. Per far ciò, oltre allo stadio, la strada delle plusvalenze sarebbe quella più percorribile. Un esempio reale in Italia esiste. Un imprenditore con molti soldi che decide di cambiare il modo di gestione societaria nel calcio, facendo diventare una delle sue società (calcistiche e non) tra le prime in assoluto come fatturato. Parliamo dell’Udinese che proprio in questi giorni festeggia i trent’anni di gestione Pozzo. Era il 29 Luglio 1986 quando l’imprenditore friulano acquistava i bianconeri. Era uno dei momenti più difficili della storia del club visto che appena il giorno prima, venne retrocesso in serie B d’ufficio. La sentenza in seguito fu parzialmente rivista. Da quel lontano giorno di fine Luglio, l’Udinese in questi ultimi trent’anni è diventato un vero e proprio modello di gestione societaria riuscendo per ben tre volte a raggiungere la Champions e divenendo la terza squadra in Italia a possedere uno stadio di proprietà. Ma qual è stato il segreto dei successi del club friulano? Sicuramente le plusvalenze generate frutto di un ottimo e proficuo retaggio di scouting.

Sanchez nel 2012 poco prima di trasferirsi al Barcellona (ph. telegraph.co.uk)

Sanchez nel 2012 poco prima di trasferirsi al Barcellona (ph. telegraph.co.uk)

Dalla stagione 1992/93 (ultimi dati disponibili), l’Udinese ha avuto un impatto a bilancio positivo dalle cessioni di 647,8 milioni di euro, a fronte di un fatturato netto di 820,3 milioni. Da questi numeri si evince di come le plusvalenze abbiano pareggiato i ricavi con l’apice toccato nella stagione 2012/13, quando i bianconeri riuscirono ad incassare oltre 87 milioni di plusvalenze. Sono tantissimi i giocatori acquistati a cifre contenute e rivenduti il doppio e a volte il triplo. Il record assoluto spetta al brasiliano Marcio Amoroso ceduto nell’estate del 1999 al Parma ricavandone ben 37 milioni di plusvalenza. Poi c’è Alexis Sanches venduto al Barcellona nel 2012 con un guadagno netto di 26 milioni. Nel 2001 con le cessioni alla Lazio di Giannichedda e Fiore, l’Udinese incassò oltre 39 milioni di ricavi. Scorrendo la lista si trovano Cuadrado 20 milioni, Handanovic 19,4, Inler 18, Asamoah 17, Quagliarella 14,3, Pereyra 13,7, Benatia 13,5, Bierhoff 12,5. In attesa che venga venduto il nuovo gioiellino Zielinski, l’Udinese è tra le prime in Italia a generare plusvalenze. Negli ultimi anni, la famiglia Pozzo ha acquistato altre società all’estero (Granada in Spagna e Watford in Inghilterra). Nelle ultime settimane, si è parlato di una possibile cessione alla multinazionale Red Bull. Pozzo continua a ribadire che l’Udinese è un affare di famiglia ma qualora arrivasse un colosso in grado di far divenire la società bianconera ancora più grande e tra le prime in serie A, potrebbe fare un passo indietro e mettersi da parte. Grazie a lui tuttavia, l’Udinese oggi è un esempio da seguire nonostante l’ultima stagione sportiva non sia stata una delle più esaltanti.

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