L’ultima degli altri: Palermo-Inter


Rubrica settimanale dedicata all’ultima gara dei prossimi avversari del Bologna. Oggi Palermo-Inter di Serie A conclusa 1-1 sabato scorso

– di Luca Nigro –

Roberto Mancini, in testa con la sua Inter (ph. zimbio)

Roberto Mancini sta faticando a dare un’identità alla sua Inter (ph. Zimbio)

La domanda è d’obbligo: può far paura l’Inter che martedì affronterà al Dall’Ara il Bologna? Beh, non soffermandosi sulla classifica e dando un occhio agli ultimi risultati dei nerazzurri (3 pareggi e una sconfitta nelle ultime 4 gare) forse no. Ma il pignolo di turno, risponderebbe: è pur sempre l’Inter con una rosa composta da fior di giocatori e che appena un mese fa era capolista a punteggio pieno. Tutto vero. Poi però c’è il campo, che nel giuoco del calcio è l’unico giudice autorevole. Lo è per il Bologna, figurarsi per una squadra come quella meneghina costruita per vincere. E il campo anche nell’ultima partita giocata dagli uomini di Mancini a Palermo, ha decretato il suo verdetto: l’Inter può fare meno paura. C’è qualcun altro che poi dirà: ma ogni partita ha una storia a sé. Sacrosanto anche questo. Nulla da ribattere, o quasi. Se non che il calcio spesso vive di momenti. Momenti in cui ti gira tutto bene, la squadra corre e gioca ma soprattutto mette in campo ottime trame e tanta qualità.

L’Inter tutto ciò lo ha nelle sue corde, potenzialmente però. Si perché la squadra vista sabato sera al “Barbera”, non sta esprimendo quelle che sono le sue reali caratteristiche. Lenta e impacciata per almeno un’ora. Di idee e gioco, praticamente nulla se non dopo l’ingresso del vivace Biabiany. Merito anche del Palermo, che ha disputato una grande partita almeno fino al gol del pareggio di Gilardino. Le aggravanti vanno ricercate negli uomini schierati da Mancini, alcuni fuori ruolo. Un 4-4-2 con Nagatomo, Murillo, Miranda e Telles davanti ad Handanovic. Kondogbia e Medel mediani. Perisic e Guarin larghi. Jovetic e Icardi in attacco. Se i due centrali difensivi, hanno dimostrato una certa solidità (eccezion fatta per l’espulsione nel finale di Murillo), non si può dire lo stesso per il resto. La scelta di schierare Guarin esterno di centrocampo, ha limitato e non poco l’estro del colombiano. Medel e Kondogbia sono più interditori che rifinitori. Ma nonostante ciò, in fase di non possesso, hanno sofferto e non poco gli inserimenti continui dei due interni palermitani Rigoni e Hiljemaek, più la classe di Franco Vazquez spesso abbassatosi per ricevere palla.

Biabiany è tornato in campo con l'Inter dopo 13 mesi di stop (ph. Si24)

Biabiany è stato uno dei migliori in campo per l’Inter contro il Palermo (ph. Si24)

Le azioni offensive, almeno nel primo tempo, sono latitate. Icardi fuori dal gioco (appena otto palloni toccati). Jovetic più che verticalizzare, giocava in linea con l’argentino chiuso nella morsa dei tre centrali rosanero. Sia Nagatomo che Telles, si sono intesi poco con Guarin e Perisic, formando due catene esterne troppo arruffone. Mancini, notando le difficoltà della sua squadra, ad inizio ripresa sostituisce uno spento Kondogbia per Biabiany. Il francese si posiziona sulla destra con Guarin dirottato in mezzo al campo. Il colombiano finalmente nel suo ruolo naturale, cambia passo e partita. E’ sempre un 4-4-2, ma adesso gli uomini nel rettangolo di gioco sono tornati nelle loro posizioni congeniali. Jovetic arretra di qualche metro, riuscendo a rifinire e a scaricare anche sull’esterno. In questa chiave, Biabiany risulta fondamentale visto che il vantaggio nerazzurro nasce da un’apertura del montenegrino proprio per il francese, decisivo poi con l’assist per Perisic. Dopo il pareggio del Palermo, Icardi lascia il posto a Ljajic ed il serbo è di gran lunga più pericoloso del compagno. Lui, Guarin e Biabiany nel finale, impegnano Sorrentino che tiene a galla i suoi calati vistosamente alla distanza. Al di là del pareggio e di un secondo tempo migliore del primo (peggio forse non si poteva), è un Inter che al momento gioca male e non esprime le grandi qualità che ha. Di sicuro è un’occasione da sfruttare per il Bologna ma ad un’unica condizione: non ripetere la prestazione di Modena. Bisogna che i rossoblu, una volta per tutte, incomincino ad aumentare sia il livello del gioco che quello dell’intensità.

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