Ma perché sei tu il numero 1? Il declino di Andy Murray


Il disastroso 2017 di Andy Murray, fino a questo momento, e l’incapacità di affermare con decisione la prima posizione nel ranking conquistata quasi un anno fa

-di Giuseppe Cambria-

Per Andy Murray il 2017 è stato un anno passato in “panchina” a guardare le vittorie degli altri (ph. Zimbio)

37 settimane in vetta. Da 12410 a 7750 punti in un anno solo. 2017, anno della disfatta. In questi numeri, conseguenza del gioco fatto vedere in questi mesi, c’è l’impietoso quadro, fino ad ora, del 2017 di Andy Murray. Rafa Nadal è a soli 285 punti dal trono occupato, con demerito, dallo scozzese. Dietro, in terza posizione, c’è invece il Roger Federer delle meraviglie che, con la vittoria dell’ottavo titolo a Wimbledon, si è portato a -1220 punti da quella vetta che ha dominato per il periodo più lungo della storia del tennis: 302 settimane, dal 2 febbraio 2004 al 17 agosto 2008. Un possibile grande ritorno non sarebbe una sorpresa. La rincorsa dei “vecchi” assi piglia tutto, fino ad ora, non è ancora finita, per sfortuna di Murray. Lo scozzese, classe 1987, sembrava aver raggiunto il culmine della sua carriera con la chiusura del suo magico 2016 con la vittoria  nell’ATP World tour finals del 2016, in finale contro l’unico rivale all’altezza, in quel periodo: anch’esso ex numero uno, Novak Djokovic. Era arrivato al Masters 1000 di Parigi-Bercy il passaggio dello scettro. Un incarico tutto da confermare l’anno successivo. Cosa che non è avvenuta. Il 2017, infatti, inizia con una sconfitta in finale nell’ATP 250 di Doha, per mano dello stesso Djokovic. Poi arriva anche il primo scivolone nel primo slam dell’anno, all’Australian Open, con uscita al quarto turno. Lo scozzese ottiene l’unico titolo dell’anno riposto in bacheca, ovvero l’ATP 500 di Dubai, battendo in finale lo spagnolo Fernando Verdasco. Il seguito è davvero imbarazzante per un numero uno. Un disastro. Ritiro per problema al gomito destro a Miami nel masters 1000 di Indian Wells, uscita ai quarti a Barcellona, incapacità di difendere il titolo a Roma uscendo fuori al secondo turno (per mano di Fabio Fognini), sconfitta contro lo svizzero Stan Wawrinka in semifinale a Roland Garros e secondo slam dell’anno sfumato. Andy Murray doveva difendere anche il titolo conquistato l’anno scorso sull’erba di Wimbledon, ma non è stato, nuovamente, all’altezza. Raggiunge i quarti di finale, ma soccombe all’americano trentenne Sam Querrey, numero 23 in classifica. La causa principale della sconfitta sarebbe per problemi fisici. Infortuni che penalizzano l’atleta scozzese che basa principalmente il suo gioco su una massima prestazione atletica in campo: corsa e velocità. E adesso è alto il rischio di saltare tutto il resto della stagione che conta: I tornei americani, compreso l’ultimo slam della stagione, lo US open. E quindi, per concludere: Potrà Andy Murray a fine anno conservare la sua prima posizione nel ranking ATP? Con tutta probabilità, no. Ma se dovesse accadere, forse sarebbe giusto gridare allo scandalo.

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