Il Maccabi operaio vince l’Eurolega. Il miracolo di Blatt


Il successo degli israeliani a Milano è targato David Blatt. E’ la vittoria di un basket che non si vede quasi più, del singolo al servizio del collettivo. L’orgoglio di un popolo

di Michele Teglia                                                                                              

Tyrese Rice, MVP della Final Four di Eurolega (foto euroleague.net)

Tyrese Rice, MVP della Final Four di Eurolega (foto euroleague.net)

Ce l’ha fatta il Maccabi e l’Eurolega è sua. E’ la vittoria di un basket che non si vede quasi più, del singolo al servizio del collettivo e dell’orgoglio di un popolo per i propri colori. Se esiste una squadra che incarna l’immagine del proprio allenatore, questa è quella israeliana: David Blatt ha veramente costruito un gruppo solido, temerario ma soprattutto camaleontico, cioè in grado di trasformarsi gara in corso, con assetti diversi a seconda delle esigenze tattiche del momento ed all’insegna del qui e ora. Chi è l’eroe? Chi l’MVP? Nessuno e tutti, come si dovrebbe convenire in un vero sport collettivo, il trionfo del “noi” anteposto all’io; chi, se non il coach uscito nel 1981 da Princeton, può essere l’artefice di questo che potremmo definire un piccolo-grande miracolo sportivo? Sono tanti i piccoli particolari che ci inducono ad affermare senza balbettii che questo Maccabi è la sua creatura, a sua immagine e somiglianza. Nel basket del XXI secolo è piuttosto raro e singolare vedere i playmakers guardare interrogativi la propria panchina prima di chiamare il gioco d’attacco; ebbene, Hickman, Rice ed Ohayon, i 3 registi “gialli”, lo fanno piuttosto spesso ed è il segno tangibile di una leadership acclarata ma non imposta, di un riconoscimento al valore; insomma, sono i giocatori stessi che riconoscono a Blatt il carisma e la bravura tattica, mettendogli direttamente tra le dita la bacchetta di direttore d’orchestra. Una banalità (ma non tanto). Quando l’allenatore comanda e detta le regole all’interno del parquet, la sua squadra avrà sempre una precisa identità. A ciascuno il suo, i dirigenti a dirigere, i giocatori a giocare e l’allenatore ad allenare il gruppo, modulandone interventi e regole, ricetta semplicissima ma altrettanto efficace e proficua.

Inizia la partita dell’anno e tu, che osservi piuttosto distaccato la partita pensando: “E ora che s’inventerà?”, non puoi fare a meno di osservare che Blatt ha individuato l’obiettivo dei primi 5 minuti della gara, cioè che “finché Schortsanitis rimane in campo, cerchiamo e diamo palla solo a lui”, di fatto caricando i lunghi madrileni di falli, ma soprattutto inducendoli a scelte difensive di raddoppio o comunque di flottaggio per tamponare quell’emergenza. La cosa rilevante è che poi, così come era successo nella serie contro Milano, la preoccupazione della difesa per le scorribande interne, dava luogo a rotazioni, fratture e recuperi, con spazi per i tiri degli esterni e dei falsi 4, che puntualmente punivano dal medio e dal lungo raggio di tiro. Al contrario, quando al posto del corpulento centro greco entra il dinamico e mobile Alex Tyus (a proposito, un’altra “scoperta” di Bruno Arrigoni in quel di Cantucky), cambiano completamente gli scenari offensivi: pick n’roll in ala e sviluppi opposti rispetto agli isolamenti interni. S’impone perciò per le difese avversarie un radicale mutamento di scelte e movimenti da opporre, obbligandole a pensare a cosa fare ed a come comportarsi a seconda dei quintetti schierati dai gialli.

(foto euroleague.net)

(foto euroleague.net)

Nel Maccabi non c’è un solo ed isolabile protagonista, ma tanti discreti giocatori asserviti al gioco della squadra; si può certamente eccepire che questo esito finale vittorioso sia stato il frutto di scellerati minuti finali ad opera di Milano prima (Gara 1 in particolare che poi ha “indirizzato” tutta la serie) e del Cska venerdì scorso. In ogni caso la Blatt band ci ha sempre creduto, perché, chi ha l’abitudine di aiutarsi a vicenda in campo, sa che non sarà mai morto a livello sportivo. Un riconoscimento al mestiere dell’allenatore, spesso bistrattato (anche se remunerativo) ed usato a mò di “usa e getta”, ma pure per i suoi giocatori, intelligenti e corporativisti, l’uno al servizio dell’altro per il bene comune. In questo caso, la classe operaia va in paradiso.

Intanto stasera iniziano i play off in Serie A, mentre proseguono gli interessantissimi scontri di Lega Gold e Silver. Inaspettatamente, ma non poi tanto, Torino espugna in Gara 1 di semifinale il campo di Trento, un bel duello tra 2 allenatori bolognesi, uno di nascita, Stefano Pillastrini e l’altro di adozione cestistica, Maurizio Buscaglia, il quale, ai tempi della sua frequentazione universitaria, allenava le minors nella nostra città. Le altre semifinaliste sono la pozzecchiana Capo d’Orlando e l’organizzatissima Verona. Per il momento 1-0 per i siciliani. Un gradino più in basso, Mantova spupazza Ferrara (Nardi e Pignatti 18, Ranuzzi 3/5 da 3 punti. i protagonisti virgiliani che lamentavano l’assenza di Clemente, dall’altra parte non sono sufficienti  Jennings ed Amici, poco supportati da Mays e Ferri), mentre, in una gara tiratissima, Casalpusterlengo (“zio” Alvin Young su tutti con 25 punti e 3/4 nelle bombe) prevale al 40° di 1 solo punto (71-70) su di una combattiva Matera, cui non basta la gagliarda prova di Iannuzzi.

Per il momento, dopo la cocente delusione del campo, tutto tace (o quasi) in casa Fortitudo, anche se a breve sono previsti i primi annunci riguardanti le imminenti iniziative che la società intende perseguire. Chi vivrà vedrà.

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