Il “made in Italy” va di moda all’estero


Tanti giovani nell’Italia ma con poca esperienza in azzurro. Il “made in Italy” continua a servire più all’estero che alla Serie A. Dopo Verratti anche Immobile lascia il nostro campionato

di Francesco Ferrari

 

Marco Verratti e Nasser Al-Khelaifi, propietario del PSG (ph. psg.fr)

Marco Verratti e Nasser Al-Khelaifi, propietario del PSG (ph. psg.fr)

La Nazionale italiana si appresta ad affrontare il mondiale in Brasile dopo le ultime amichevoli poco incoraggianti che hanno evidenziato i limiti una squadra a cui manca più di qualcosa in ogni reparto.
A parte il blocco dei giocatori della Juventus, nell’Italia prandelliana i soli De Rossi, Cassano, Balotelli e Aquilani hanno esperienza internazionale, per il resto molti giovani di buona prospettiva come Cerci, Darmian, Candreva, Parolo, Immobile, Insigne, tra l’altro con pochi gettoni di presenza in maglia azzurra, solo De Sciglio quindi tra i giovanissimi, lanciato coraggiosamente da Allegri, è in Nazionale già da qualche tempo. Eppure il ct azzurro su alcuni di loro, pare, voglia puntare molto durante i mondiali brasiliani, specialmente sul duo granata Cerci-Immobile. Insigne, preferito a sorpresa a Pepito Rossi, dovrebbe essere utilizzato sia da seconda punta sia da esterno d’attacco in un possibile 4-3-3 adottato negli ultimi minuti contro il modesto Lussemburgo, per lui solo 15 presenze e tre reti nelle coppe europee con la maglia del Napoli.

Tanti giovani, quindi, non abituati ai grandi appuntamenti. Non è certo facile farsi spazio in un campionato che utilizza il 58% di giocatori stranieri. Troppe squadre poi, agiscono sul mercato estero, principalmente in sud America, prima di guardarsi in casa, nei propri vivai o nelle serie minori. Se ci sono bravi osservatori si può trovare un Pogba, messo da parte dalle giovanili del Manchester United, ma puoi anche portare a casa un Ibson e un Friberg e la seconda casistica è spesso la più frequente. Ormai il calcio italiano è in netto declino rispetto allo sfarzo degli anni ‘90, quando i campioni di tutto il mondo puntavano al nostro campionato, noto come il più bello del mondo e le società si potevano permettere di offrire contratti da capogiro. Adesso perdiamo ogni anno i calciatori più promettenti, che preferisco esperienze internazionali, in club che possono offrire ingaggi nettamente superiori ai nostri. Succede quindi che Immobile, capocannoniere della serie A italiana, finisca a giocare in Germania, dopo essere cresciuto nelle giovanili della Juventus e avendo indossato la maglia bianconera solo in 3 occasioni. Non sarebbe stato il caso di dare un’opportunità all’ex pescarese, invece che andare a cercare Morata dal Real Madrid? Una scelta coraggiosa.

Il talento “made in Italy” quindi pare vada più di moda all’estero che nel nostro campionato, lo dimostra anche il fatto di vedere un fenomeno come Verratti passare dalla Serie B direttamente al PSG e prendersi lentamente l’eredità di Andrea Pirlo nel centrocampo della Nazionale. Un vero peccato non averlo fatto crescere in una squadra italiana, ma ormai ci dobbiamo abituare a vedere sempre più talenti fare le valige e tornare in Italia solo per i ritiri della Nazionale.

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