Da McEnroe e Canè, la nostalgia per Bologna tra le capitali del tennis


Il ricordo del grande ventennio che ha visto Bologna tra le capitali del tennis internazionale. Quando anche Borg e McEnroe giocavano in Piazza Azzarita

– di Alberto Bortolotti –

“Formidabili quegli anni”, avrebbe detto Mario Capanna. Se i “tennis lovers” spasimano – giustamente ! – per l’attuale golden age fatta dai dioscuri Federer e Nadal (stagionati ma ancora ben spendibili), beh, debbono sapere che ci sono stati, prima, Rod Laver, Ken Rosewall, John Newcombe, Ilie Nastase, Jimmy Connors (sì, prima che cercasse sotto copertura un campo e un partner in zona Due Torri), Ivan Lendl, Boris Becker, Andre Agassi, Pete Sampras.

Nel 1978 la prima volta di McEnroe al PalaDozza (ph. UbiTennis)

Poi, ovvio, mai dimenticarsi di Bjorn Borg e John Mc Enroe. Che il film omonimo tratteggia, forse, in maniera un po’ caricaturale (due caratteriali, il represso Borg prodotto in vitro dal coach Bergelin e l’esplosivo Mac) ma non così distante dalla realtà. I guai successivi dello svedese con la polvere bianca, peraltro comunissimi a tanti protagonisti dello show business (il sottoscritto lo intercettò a fine anni ’80 a una fiera della moda a Stoccolma, un’avventura che dura tuttora), testimoniano di una certa fragilità personale. Compagne di vita (Loredana Bertè, tanto per essere chiari, una certa attrattiva per i tennisti: tra quelli noti il campione di Sodertalje e Adriano Panatta) lo hanno impietosamente tratteggiato come poco attratto dalle dinamiche di coppia…e di letto e più da altri passatempi proibiti. “Di sesso neanche a parlarne. Il guru che aveva preso a seguirne la condotta spirituale lo sconsigliava vivamente. Non mi poteva scopare, diceva. Più lui sosteneva la teoria, più io indossavo baby-doll da urlo. Ma era anestetizzato. Mi guardava come una creatura aliena: «Ma non hai freddo, Loredana?». Dopo otto mesi senza sesso, mi ruppi i coglioni e me ne andai“.

Le capitali del tennis sono sempre quelle, Londra, Parigi, New York, Melbourne. Al limite Roma, tra i marmi mussoliniani e la frescura irradiata dal Tevere e dal verde di Monte Mario. Ma fra il ’70 e l’89, per 20 lunghi anni, anche Bologna diventò un punto di riferimento dello sport della racchetta. Lo testimoniano gli albi d’oro degli eventi tennistici ospitati in città.

Le prime tre edizioni dell’indoor petroniano (disputato, singolo e doppio, da domenica a domenica al non ancora PalaDozza: anticipo del basket a sabato pomeriggio precedente e posticipo alla domenica sera successiva), tra il ’71 e il ’75, vedono sempre in finale il compassato e signorilissimo Arthur Ashe, un autentico gentleman, il primo afroamericano di altissimo livello, che vince nel ’74 sul britannico Cox e perde nel ’71 da Laver (in semifinale vincitore su Rosewall, due leggende) e nel ’75 da Borg. Gruppo di “umpires”, giudici di linea e raccattapalle fornito dalla Virtus e organizzato da Lele Spisani: c’ero anch’io! Quel manipolo di racchettofili era nato durante gli assoluti del ’70, 20-27 settembre in Via Galimberti, trapasso di ere tennistiche, in finale vittoria del ventenne Panatta in cinque set sul trentasettenne Pietrangeli.

Il raccattapalle, o ball boy, deve essere rapido poi farsi invisibile. Il giudice di linea (senza falco !) sicuro nella chiamata anche se dentro ti maceri in mille dubbi. Dove si imparava? Sul campo, chiaro, con i match più scarsi a far da cavia.

Paolo Canè, ultimo grande campione visto in città (ph. VaNovaraVa)

Nel ’78, a 19 anni, il debutto di John Mc Enroe (amicissimo del “guru” italiano Sergio Palmieri) in Piazza Azzarita, battuto da Peter Fleming, compagno di doppio, in semifinale 64 61 (con un clamoroso errore del sito ATP, che reca tuttora la dicitura “outside clay”, quando in realtà si giocava su un “indoor carpet”). Fleming vinse poi il torneo su Panatta, e nei due anni successivi si mantenne la tradizione del finalista tricolore con Gianni Ocleppo e Paolo Bertolucci. Canto del cigno nell’81, vincitore Mayer su Nastase.

Di quell’epoca non resta l’hotel prediletto dai tennisti (ma anche da cestisti e calciatori), ovvero il Garden a Porta Lame. Rimane uno dei due ristoranti più vicini, ovvero Bertino in Via Lame, dove Superbrat Mc Enroe degustava tortellini alla panna. L’altro, i Franco e poi Alla Grada, ha cambiato troppe gestioni e menu.

Il newyorchese tornerà in città nell’ ottobre ’89 per una esibizione a quattro con Lendl, Camporese e Noah. Di quel quartetto ricordo la singolare abitudine del francese di colore, il quale ogni sera tornava a dormire a Parigi con il suo aereo personale parcheggiato nella zona dell’aeroporto prospiciente Nonno Rossi. Invidia massima per facilmente prevedibili scorribande notturne. Infatti finì quarto alle spalle anche del nostro Omar.

Quattro anni prima, nell’85, era cominciato il torneo estivo al Cierrebi. Con un quadro di partecipanti onesto ma neanche lontanamente paragonabile con il seeding stellare del Palasport. Negli ultimi 10 anni si segnala una vittoria di Paolo Canè, con le tribune del centrale infiammate dal tifo, e sei successi spagnoli.

Era cominciato il tennis degli “arrotini” e dei campioni di tre lustri prima restava solo il ricordo.

L’anno prossimo saranno 20 anni che Bologna non ha più un torneo degno di questo nome. Ci ha provato Fabio Bonetti, ricordando il papà Ferruccio e Orlando Sirola con esibizioni di alto livello e un richiamo agli “old times”. Ma il contesto è cambiato troppo. E chi ce l’ha, vive di nostalgia. Canaglia.

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