Milan-Berlusconi: un amore vero, un abbandono sincero


Berlusconi lascia il suo amore più grande ai cinesi: dopo 30 anni e 28 trofei il Milan verrà ceduto a chi “verserà oltre 400 milioni di euro, in due stagioni, sul mercato

– di Tiziano De Santis –

Berlusconi alza la Coppa dei Campioni europea assieme a Gullit (ph. Panorama.it)

Berlusconi alza la Coppa dei Campioni europea assieme a Gullit (ph. Panorama.it)

Che l’addio di Silvio Berlusconi alla propria principessa fosse certo lo si sapeva ormai da qualche settimana; ma, per la prima volta, probabilmente, escono allo scoperto, tristi ma fermi nella decisione, gli occhi di chi ha amato e ha investito tanto in un rapporto sbocciato 30 anni fa e arrivato al termine. Il tempo trascorso è stato lunghissimo, dolce e generoso nei confronti di chi, dal 1985 ad oggi, ha portato la sua società a vestirsi di ben 28 trofei, 8 scudetti, 5 Coppe dei Campioni, 3 Coppe Intercontinentali, 5 Supercoppe Europee, 6 Supercoppe Italiane e 1 Coppa Italia. Il medesimo tempo, però, sembra essersi fermato, come ammette lo stesso Berlusconi, quattro anni fa: mentre davanti a ogni schermo il presidente più vincente della storia del calcio italiano sottolineava di voler tornare ad occuparsi del Milan in maniera seria e meticolosa, l’Europa calcistica, resa potente dai nuovi investitori e capitali esteri, viaggiava ad una velocità elevatissima e inaudita. E quel Milan, che per tanto aveva dominato il sistema temporale di vittoria nell’intero continente, che fine faceva? Quella di una principessa quasi abbandonata a rincorrere, solitaria, le rivali d’Europa; le attenzioni di chi l’aveva fatta grande non c’erano più o, meglio, non erano lontanamente paragonabili a quelle della gloria di qualche anno prima. Era l’ora di cambiare, ma Silvio Berlusconi non ha mai desiderato lasciare ciò che ha abbracciato, amato, realizzato e ciò che, nel contempo, lo ha reso un vincente (e che vincente) in un mondo diverso dalla politica, ma pur sempre affascinante.

Paolo Maldini alza la Coppa dei Campioni il 28 maggio 2003 a Manchester, dopo aver vinto la finale con la Juventus (ph. Pianetamilan.it

Paolo Maldini alza la Coppa dei Campioni il 28 maggio 2003 a Manchester, dopo aver vinto la finale con la Juventus (ph. Pianetamilan.it

Il tempo, tuttavia, iniziava ad essere inesorabile con chi vantava da troppo i pregi della propria principessa, per un ego superiore persino all’amore da egli stesso provato. Il Milan iniziava ad entrare nel periodo di vero e proprio sbandamento, dettato dai ricordi di un passato leggendario riecheggiato dalla bocca di un presidente ostinato a cercare un alibi al crudo e scarno presente. Tra il Milan e Berlusconi, infatti, si insinuava solidificandosi, negli anni, la passione per un terzo oggetto d’amore: la politica. Ogni campagna elettorale si accendeva di rosso e nero quando Silvio Berlusconi prometteva l’acquisto del campione ai propri sostenitori. Poi, l’involuzione, come in ogni rapporto minacciato e intaccato da una terza parte: ecco l’età avanzare e la politica mettere da parte il suo personaggio simbolo, colui che “tanto ha dato e tanto ha ricevuto“. Il Milan, intanto, appassiva come una rosa rossa di vergogna, nera di rabbia nei confronti del grande assente, un tempo amore, della sua vita: Berlusconi sapeva che, dopo la sentenza da lui oggi citata all’uscita dal San Raffaele, le proprie tasche iniziavano a non bastare per far risplendere la squadra rossonera in Italia e in Europa; l’auto-illusione di potercela fare, in qualche modo, iniziava a subentrare alla realtà difficile da accettare: gli occhi di un vincente ignoravano la trasformazione della persona stessa in vincitore, metamorfosi dettata dal tempo, ora spietato nei confronti del traditore non più amato da quella che da principessa è divenuta sua creatura.

Ecco, forse le pupille meste e nostalgiche di un presidente convintosi di essere ormai un ex, oggi, volevano dire tutto questo. Ma al cuor non si comanda e Berlusconi, un vincitore del mondo calcistico, è ancora invaghito del suo Milan; tanto da mettersi da parte, lasciando la propria lady nelle mani di chi ha promesso di investire “almeno 400 milioni di euro in due anni” per farle indossare nuovamente gli abiti più belli di Italia e d’Europa.
La scelta di consegnare il Milan ai cinesi rende nuovamente piccolo e umano l’ego di chi è stato e rimarrà sempre innamorato del Milan, principessa dal passato celebre e, si spera, dal futuro ancor più illustre.

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