Milan e Inter ai cinesi per il Rinascimento: alcuni pareri sulla vicenda


Cosa portano con sè i nuovi investitori orientali? Quali sono i veri obiettivi dietro l’acquisto delle società calcistiche? I pareri non sono dei migliori

– di Tiziano De Santis –

Se il 68.55% delle quote azionarie dell’F.C. Inter è passato dalle mani di Thohir, rimasto presidente, a Suning, gruppo cinese specializzato nella vendita al dettaglio di elettrodomestici e prodotti elettronici fondato da Zhang Jindong e con più di 1600 negozi tra Cina, Hong Kong e Giappone, sponda rossonera, Silvio Berlusconi ha salutato i tifosi del suo ormai ex Milan attraverso una lettera, dopo aver compiuto il più coraggioso e importante atto d’ amore nel lasciare il 99,93% della società alla cordata cinese guidata da Yonghong Li.

Silvio Berlusconi, presidente onorario del Milan, col logo del club alle sue spalle (ph. Calcioworld.it)

Silvio Berlusconi, presidente onorario del Milan, col logo del club alle sue spalle
(ph. Calcioworld.it)

Affido la squadra ad un gruppo che ha le risorse necessarie e la volontà di investirle per riportare il Milan a competere con i maggiori club internazionali“, si legge nello scritto del presidente dai 28 trofei vinti in 30 anni, “commosso e addolorato” nel dover interrompere un rapporto economico-finanziario con la società di cui rimarrà sempre innamorato, “certo“, tuttavia, del ritorno a nuovi grandi successi grazie alle risorse dei nuovi investitori. Già, è qui il problema: chi sono i famosi nuovi investitori? E quali sono i loro veri obiettivi? Quello di coprire di benefici monetari i buchi delle società acquistate, potenziandole per il raggiungimento dei tetti più alti d’Italia, d’Europa e del mondo? Oppure quello di approfittare dell’attività di merchandising e nel marketing e in un intero sistema  orientale e, più precisamente, cinese di vendita/acquisto dei prodotti della propria azienda attraverso lo storico marchio delle squadre in proprio possesso?

 

Carlo Tavecchio, presidente della FIGC (ph. Espnfc.com)

Carlo Tavecchio, presidente della FIGC (ph. Espnfc.com)

Situazioni strane“: così Carlo Tavecchio ha definito l’avvento in Europa e nel nostro Paese delle realtà orientali. Il presidente della FIGC ha, poi, continuato affermando che “non ci sono questi grandi valori economici reali, ma interessi che dipendono molto dai diritti televisivi e dai mercati esteri“: non è un caso che in questo nuovo sistema calcio, ruotino personaggi che non sono propri del calcio stesso, ma “economicamente inquadrati per organizzare lo spettacolo.” Parole forti ma sincere quelle uscite dalla bocca di chi è anche conscio del “potenziamento della Lega, ai danni della Federazione“. Parole che lasciano trasparire un velo di nostalgia romantica per il calcio italiano di qualche anno fa, quello in cui il pallone rotolava come oggi, ma senza la spinta indispensabile di fonti esterne alla realtà peninsulare. Mentre l’Inter sembra più avanti nei discorsi di avviamento di programmazione e finanziamento sia in chiave calciomercato che in quella di risanamento dei buchi economici lasciati dal presidente Thohir, dell’identità degli individui costituenti la cordata orientale che è entrata in possesso del Milan per la faraonica cifra di 740 milioni di euro, non si sa, poi, così tanto, nonostante la nota ufficiale con cui Fininvest ci tiene a chiarire che “gli investitori operano attraverso la management company Sino-Europe Sports Investment Management Changxing; della compagine fanno parte, fra gli altri, Haixia Capital, fondo di Stato cinese per lo Sviluppo e gli Investimenti, e Yonghong Li, chairman della management company fra i promotori del gruppo con cui Fininvest ha lungamente trattato fino alla firma“. Bisognerebbe capire cosa si intende effettivamente con la restante parte del comunicato, secondo cui “assieme ad Haixia Capital e a Yonghong Li, acquisiranno quote dell’Ac Milan altri investitori, alcuni dei quali a controllo statale, tra cui società attive nel campo finanziario e altre impegnate in settori industriali“. Quel che si può ben comprendere è che, a differenza dell’Inter, qui non si tratta di una singola entità ma di un insieme di più individui cui fa capo la società-veicolo pronta a impegnarsi nel far tornare il Milan nelle aree di sua competenza.

Silvio Berlusconi (sx.) e Yonghong Li (dx.) con la maglia del Milan in mano (ph. Calciopress24.com)

Silvio Berlusconi (sx.) e Yonghong Li (dx.) con la maglia del Milan in mano
(ph. Calciopress24.com)

Una cosa è certa: Silvio Berlusconi ha cercato e ottenuto l’appoggio del governo cinese; Haixia Capital, infatti, è un fondo statale che detiene, secondo le indiscrezioni, una quota che si aggira attorno al 15% e che si è impegnata, sinora, negli investimenti in infrastrutture e costruzioni, per poi liberarsi dalla società di brokeraggio Haitong con una perdita di 400 milioni di euro. Persino le notizie su Yonghong Li, l’uomo più forte della cordata e che ha giocato il ruolo principale sul tavolo della cessione del Milan, sono in chiaroscuro tra luci ed ombre: l’azionista è presidente della Sino-Europe Sports Investment Management Changxing, titolare della finanziaria Jie Ande e assente nelle classifiche di Forbes; l’imprenditore cinese risulterebbe azionista della Alkimiaconst, a Panama. Del restante gruppo di acquirenti non si sa ancora nulla, nonostante cifre economiche di mercato e acquisizione siano venute fuori, le prime ancora tutte da verificare, però.

Sulla vicenda, si è espresso Federico Rossi stuart, imprenditore bolognese che lavora in Cina, il quale ha definito “l’acquisto lampo del Milan come una bufala, un “sogno” estivo di mister Yong Hong Li“. L’impresario ha, in seguito, argomentato il suo aspro commento riguardo la cordata cinese, dichiarando di “aver avuto il tempo di chiedere in Cina e approfondire il discorso” e di aver, con questa ricerca, suscitato ancora più sospetti in se stesso. Le domande poste dal bolognese sono tante: “Quando mai un affare da 1.790 milioni di euro viene in Cina gestito da un affarista e dalla sua holding (Jie An De) , entrambi sconosciuti e di provincia? E come può questi sbandierare come partner finanziario la Haixia Capital?
Prima di tutto è basilare sapere che la Haixia Capital è una State Corporation per lo Sviluppo e gli Investimenti , ma è in pratica un fondo che finanzia opere pubbliche e infrastrutture nell’area della Provincia del FuJian e non ha certo esperienze nè mission nello sport o nell’entertainment. Quindi non è State se non di nome, è infatti di ambito provinciale“, continua l’imprenditore, esponendo “il fattore della debacle finanziaria per l’enorme svalutazione delle quote di Haitong Securities” della Haixia Capital, “da poco sospesa con grande clamore dalla Borsa di Shanghai e sotto indagine statale, in un periodo nel quale le riserve di valuta stanno registrando una serie negativa; Ammesso che HaiXia voglia investire nel calcio (unica ipotesi possibile è per rafforzare la candidatura di Pechino ai Mondiali del 2030) il presidente Lu Bo, ancorché potente, dovrà superare una serie di esamini; almeno con la Commissione statale per lo Sviluppo e la Riforma, col Ministero del Commercio e con la PBOCBanca Popolare Cinese, ovvero con la Banca Centrale della Cina, e sempre che non ne intervengano altri“. Federico Rossi stuart si chiede come possano essere versati, pertanto, i 15 milioni di caparra entro il 20 Agosto e gli altri 85 entro il 10 Settembre, stando al fatto che è difficile che “gli Organismi cinesi diventino più rapidi e decisionali degli omologhi americani“. Se i dubbi dell’imprenditore trovassero conferma, il Milan potrebbe sempre “rivalersi sulla Sino-Europe Sports Investment Management Co, scatoletta vuota con sede nella ridente cittadina lacustre di Changxin con bella vista sui fiori di loto del laghetto TaiHu.
Tradotto: cosa c’è dietro l’acquisto e le “garanzie” economiche ricevute da Silvio Berlusconi prima della sua decisione ultima di cedere il 99,93% del Milan alla cordata cinese? Difficile che l’ex patron rossonero abbia affidato alla buona ai nuovi acquirenti una società così importante come il Milan, ma ancor più arduo è definire, al giorno d’oggi, l’entità del provvedimento economico con cui il club milanese è, ormai, passato a una nuova proprietà. Si tratta di un investimento per le sorti future del “Diavolo di Milano” o non sarà altro che un harakiri degno di triste e sfortunato destino?

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