Mister mistero: che fine hanno fatto alcuni allenatori di serie A?


Alla ricerca degli allenatori finiti nel dimenticatoio: dai classici “traghettatori” ai mister rivelazione con le piccole squadre in un anno fugace di serie A e che non hanno avuto poi costanza

-di Giuseppe Cambria-

Loris Dominissini nella sua ultima esperienza in panchina al Lumignacco in Eccellenza (Tremilasport.com)

Ognuno ha il suo momento di gloria. La vera bravura sta nel saper prolungare quel momento fino a data di scadenza da destinarsi. Fino a quando si dice basta volontariamente. Lo sanno bene quegli allenatori che per un certo periodo hanno respirato l’odore dei manti erbosi della serie A sulle panchine di squadre medio-piccole, con le quali a volte sono riusciti a compiere stagioni fenomenali. Poi il declino. Alcuni dei loro nomi iniziano a circolare con frequenza tra le notizie sportive: diventati i cosiddetti “traghettatori” a campionato in corso. Chi finisce in serie B, chi in Lega Pro, chi all’estero. Poco o nulla. Per esempio vi ricordate Giovanni Vavassori, classe 1952 (ancora in età adatta per allenare), che allenò l’ Atalanta neopromossa, della stagione 2000/2001? Il mister portò i bergamaschi al settimo posto a fine stagione, a un passo dall’Europa. Dopo la fine dell’esperienza a Bergamo nel 2003, l’allenatore di Arcene sparì dalla vetrina della serie A e la sua ultima panchina risale al 2015 al Pavia, in Lega Pro. Poi il vuoto. E come dimenticare Loris Dominissini, autore della cavalcata con il Como, dell’allora patron Enrico Preziosi, dalla serie C1 alla A, quest’ultima nella stagione 2001/2002. La gloria di un anno. Poi l’esonero e una breve ritorno in serie A da traghettatore, nell’Udinese. L’ultima panchina risale al 2014 al Lumignacco nel campionato di Eccellenza. Anche lui, dopo, sparito dalla scena che conta. E che fine hanno fatto i vari Silvio Baldini, Alberto Malesani o Mario Beretta? Il primo, ex allenatore di Empoli, Catania e Palermo, rimasto nella storia per il calcio nel sedere al collega Domenico Di Carlo in un Catania-Parma del 2007, ripartirà quest’anno dalla panchina della Carrarese in Lega Pro. Dopo sei anni di latitanza, un mistero si è risolto. Il “Mollo”, dopo anni di serie A con il Parma delle meraviglie, la Fiorentina, il Siena, il Bologna e molte altre (soprattutto da traghettatore), è uscito pesantemente dalla scena calcistica nel 2014, dopo l’esonero a Sassuolo. Oggi si dedica alla produzione di vino in famiglia nel suo terreno della campagna veronese. L’ultimo, Beretta, dopo le panchine in serie A di Chievo, Parma, Siena e Torino, riveste oggi la carica di responsabile del settore giovanile del Cagliari, incarico assunto dal 2015. Nascosto dietro a una scrivania, un ex mister di serie A c’è ancora, e forse non era un mistero.

il mister Emiliano Mondonico è senza panchina da 5 anni per problemi di salute (ph. Zimbio.com)

Sparizione per raggiunti limiti d’età – Diversa è la situazione per allenatori che ormai si può dire che abbiano raggiunto una veneranda età e che, chi per motivi di salute chi per “immagine”, difficilmente potranno rimettersi in gioco. I mister della vecchia scuola che ancora non vogliono sentire parlare di pensione. E parliamo di allenatori come Emiliano Mondonico, classe 1947, storica guida dell’Atalanta e del Torino degli anni ’90, che negli ultimi anni ha lottato e vinto contro un tumore all’addome: la partita più difficile. L’ultima panchina di mister Mondonico è stata nel 2012 a Novara. A questo si aggiungono: il 69enne Giuseppe Papadopulo, che in serie A ha allenato Lazio, Palermo, Bologna e Siena, in attesa di un progetto serio e non di un’altra proposta di salvataggio in extremis di qualche piccola; e Nedo Sonetti, 76enne, chiamato il “Caronte di Piombino” per il suo frequente incarico da “traghettatore”. Tantissime sono state le squadre allenate da Sonetti (difficilmente elencabili) che nel 2015 aveva deciso di rivestire il ruolo di direttore sportivo per il Pavia, esperienza conclusasi l’anno stesso con le dimissioni. Tra giovani e vecchi, la lista degli allenatori dispersi è lunghissima: Bortolo Mutti, Daniele Arrigoni, Alberto Cavasin, Giancarlo Camolese e tanti altri. Allenatori che non vanno più di moda, senza un bravo procuratore, ai quali vengono preferiti giovani mister con alle spalle una carriera importante da calciatore. A questo insieme di tratti distintivi corrisponde la figura di mister mistero, colui che cade sotto  la legge del “chi si ferma è perduto”. Anche se, bisogna dire, che, in fondo, se non avesse perduto forse non sarebbe stato fermato (o esonerato), da nessuno.

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