Cavs campioni NBA per la prima volta, espugnata Oakland


LeBron James e i suoi Cavs entrano nella storia grazie a una prova epica, dall’altra parte Golden State e Curry al tappeto dopo aver solo sfiorato l’anello

– di Calogero Destro –

LeBron James alza al cielo il titolo di campione NBA, è la prima volta nella storia dei Cavs (ph. lapresse.it)

LeBron Raymone James è leggenda: non che servisse per dimostrarlo o confermarlo una partita da 27 punti, 11 rimbalzi e 11 assist (e due fondamentali stoppate) all’interno di una serie da 29.7 punti, 11.3 rimbalzi, 8.9 assist, 2.6 recuperi, 2.3 stoppate. Non che servisse il meritatissimo titolo, il terzo in carriera, di Mvp delle Finals per averne un’ulteriore prova. Ma il fatto che dopo 62 anni una città bistrattata dal mondo e frustrata dalla crisi economica degli ultimi anni abbia potuto conquistare un nuovo titolo professionistico è qualcosa di semplicemente immenso: Lebron James è Cleveland. Lo dimostrano le lacrime e la commozione infinita a fine gara, l’urlo liberatorio e potente ai microfoni di Espn “Cleveland, questo è per te“. Una simbiosi totale tra l’uomo e la città, ma anche tra il 23 e la squadra, che dall’arrivo dell’ottimo coach Lue in avanti, ha remato tutta nella stessa direzione, con un unico obiettivo e un’amalgama sconosciuta nella prima parte di stagione con Blatt.

Momenti storici – Nessuno era mai riuscito a rimontare trovandosi sotto 3-1 nelle Finals: ci sono riusciti i Cavs, grazie ad un cuore infinito ed un talento incomparabile. Ma i Golden State Warriors non erano più quelli della regular season, quelli del 73-9 che facevano pensare ad un quasi certo repeat. I problemi fisici di Curry che ha viaggiato comunque a 22 punti di media in queste 7 gare e Iguodala, l’infortunio di Bogut e la squalifica in gara 5 di Green sono inevitabilmente delle variabili che hanno fatto girare la serie, ma c’è qualcosa in più dietro la sconfitta dei giganti di Oakland. La macchina perfetta, durante i playoff, ha cominciato a girare troppo a vuoto, inceppandosi nei meccanismi di base e perdendo quella fluidità fondamentale per il gioco di Kerr. La superficialità e le forzature di Curry e Thompson in alcuni delicatissimi momenti di gara 7 sono la fotografia della caduta degli Warriors. Dall’altra parte da segnalare l’ultimo flash, quello che ha deciso la storia: sull’89-89 nessuna delle due squadre vede più il canestro per tre minuti buoni, ma quando Iguodala a poco meno di 2 dalla fine viene inchiodato al tabellone dal “Re” e sul time out a 1’09” chiamato da Lue l’immenso Irving tira fuori un pesantissimo coniglio dal cilindro dalla lunga distanza. LeBron siglilla la vittoria con un fondamentale 1-2 dalla lunetta. E’ leggenda, e con lui tutta Cleveland, non più “The mistake on the lake” ma “LeBron City“.

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