NBA Finals: James trascina i Cavs, Golden State al tappeto


Una super prova di James e soci trascina una devastante Cleveland sul 2-1 nella serie. Curry e Thompson stentano, gli Warriors chiudono a – 30

– di Calogero Destro –

LeBron James: con 32 punti, 11 rimbalzi e 6 assist ha trascinato i Cavs alla vittoria

LeBron James: con 32 punti, 11 rimbalzi e 6 assist ha trascinato i Cavs alla vittoria

Parole da leader quelle di James prima della partita: i compagni sono carichi al massimo, la “Quicken Loans Arena” pronta ad esplodere. Ed esplode, subito: i Cavs partono con un roboante 9-0 che mette grande pressione sugli imprecisi Warriors. Curry e Thompson fanno grandissima fatica ad entrare in partita, la difesa dei ragazzi di Lue è asfissiante, pronta a cambiare su qualunque cosa si muova sul parquet e a raddoppiare coi tempi giusti. Poi ci sono altri due fattori, altrettanto importanti: uno è rappresentato da un Green nemmeno lontano parente di quello visto ad Oakland e che ha siglato 28 punti in gara 2 (6 punti con 2/8 al tiro per lui) l’altro invece, ha un nome e un cognome che nell’Ohio del nord conoscono bene, sono i connotati di Kyrie Irving, che nel primo tempo spacca la partita con triple senza coscienza e tiri dalla media fuori dalla portata dei giocatori normali. Alla fine chiuderà la sua straripante prestazione con 30 punti (siglati con un ottimo 12/25 al tiro) e condita anche da 8 splendidi assist, tra cui una paradisiaca alzata a LeBron James nel quarto la cui mostruosa schiacciata è il manifesto della partita.

E poi c’è lui…ma non Love – Già, LeBron James, che è stato come al solito demolito dopo la brutta prestazione di gara 2 ma che si è rifatto con gli interessi nel terzo episodio della serie: 32 punti, 11 assist e 6 rimbalzi, trascinatore assoluto dei suoi, ha fatto entrare in partita prima gli altri (Smith, fondamentale, ne ha messi 20, solo per fare un nome) poi c’è entrato lui, tanto può farlo quando vuole, che poi riesca a fare 20 o 30 punti è quasi secondario, ciò che è fondamentale sottolineare è che oggettivamente si sta assistendo alle prestazioni di uno dei maggiori dieci giocatori della storia della lega. Non c’era Love, in quintetto è partito Jefferson che in difesa fa tante piccole/grandi cose che l’ex Minnesota non fa, anche se in attacco non può avere lo stesso impatto. Non è così immediato dimostrare che senza Love Cleveland riesca a difendere con più intensità e attenzione rispetto a quando c’è lo 0 sul parquet, ma in questo senso gara 4, dove tornerà la forte ala dei Cavs, sarà determinante, anche in questo senso. Tristan Thompson, che raccatta sempre nella spazzatura della partita (14 punti e 13 rimbalzi, di cui 7 offensivi per lui) ha tirato fuori gli artigli e ha fatto la differenza su ambedue le metà campo, mentre dall’altra parte la panchina, come ci si poteva aspettare, non ha avuto la stessa efficacia delle gare in casa (Iguodala, panchinaro di facciata, mai di fatto, è stato l’unico a salvarsi) ed è invece salito in cattedra Barnes (18 punti con 8/11 al tiro) uno dei pochi a salvarsi del sistema di coach Kerr. In gara 4 si deciderà molto: è la gara in cui può girare definitivamente la serie, si potrà ripartire da 0 a 0 oppure si potrà orientare potentemente l’anello verso al baia. Serviranno delle modifiche in difesa, serviranno una convinzione e un’intensità diversa, serviranno, soprattutto, degli “splash brothers” migliori dell’ingannevole 11/23 dal campo per un totale di 29 punti.

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