I talenti passati dall’Europa alla NBA: Ibaka


Nel sesto appuntamento con la nostra nuova rubrica dedicata ai talenti NBA passati per l’Europa si racconta una storia incredibile: quella di Serge Ibaka

-di Calogero Destro-

Diciamoci la verità, tutto il mondo è paese e a chi non è mai capitato, durante un pomeriggio d’inverno, di essere al calduccio, magari con una tazza di cioccolata, davanti al computer o alla TV, ed essere ripreso da nonno o da papà, che se ne escono con una frase del tipo: “Ai miei tempi altro che queste cose, si lavorava tutto il giorno..e c’era la fame..e voi non sapete cosa vuol dire rimboccarsi le maniche per ottenere ciò che si vuole…”?  Ognuno di noi avrà, naturalmente  pensato: “Ma vah, sempre le solite cavolate!” e si continua a fare ciò che si stava facendo. Ma la frase “tutto il mondo è paese”, purtroppo, non è sempre vera, perché in alcune parti di questo mondo c’è chi lotta ogni giorno per la sopravvivenza, per la libertà, per un futuro migliore: uno dei tanti era Serge Ibaka, ragazzone congolese cresciuto fra le baracche di Brazzaville e costretto a fuggire continuamente a causa della guerra civile che ha dilaniato

Serge Ibaka in magli Thunder, ph (basketballinsiders)

Serge Ibaka in magli Thunder (ph. basketballinsiders)

il suo paese. Figlio di un padre che definire libertino sarebbe un eufemismo (18 fratelli attestati e altri probabili consanguinei sparsi qua e là!) e di una madre dal coraggio encomiabile, Serge comincia a giocare a basket durante l’infanzia, a piedi nudi, sui piccoli spiazzali cementati in cui si trova qualche canestro un po’ storto. A 17 anni, finalmente, l’occasione di cambiare vita: arriva in Francia, dove non conosce nessuno, ma riesce almeno ad avere una dimora fissa e, soprattutto, inizia a muovere i primi passi da professionista (anche se in categorie minori).  L’anno successivo si trasferisce in Spagna, totalmente digiuno della lingua  e dei posti, il suo fisico, però, è un ottimo biglietto da visita e il lungo africano viene così ingaggiato dall’ Hospitalet, storica squadra catalana con cui Ibaka mette a segno cifre importanti (10, 5 pts e 8,4 rbl) attirando su di sé le mire della NBA. Sarà il primo giocatore africano della lega ad essere chiamato al draft (al numero 24), un sogno che si realizza,  ma destinato a infrangersi prematuramente, perché alla fine, Oklahoma, deciderà di non firmarlo.  Nonostante la delusione, però, Ibaka non molla, e se l’America non lo chiama fa niente, tanto c’è il Manresa pronto ad offrirgli un triennale. Ma il suo destino  è lontano dalla Spagna: i Thunder si accorgono dell’errore commesso e liberano Serge dal contratto con i catalani. Stavolta è tutto vero: “Air Congo” vola negli States!

L’avventura NBA-  A Oklahoma, Ibaka, sembra esserci sempre stato: l’impatto con l’ambiente è ottimo e la sua prima stagione è semplicemente monumentale, anche se si conclude già al primo turno dei play-off (persi contro i Lakers per 4-2). Il secondo anno in NBA (2011/12) è straordinario: i Thunder compiono una cavalcata entusiasmante arrivando addirittura a giocarsi il titolo (poi perso contro gli Heat di Lebron James)  Ibaka ottiene il riconoscimento di miglior stoppatore della lega, nonché l’inserimento nel miglior quintetto difensivo della stessa. Nel 2012/13 rinnova per 4 anni con Oklahoma per una cifra intorno ai 48 milioni di dollari.  Per un giocatore di questo tipo, parlare di cifre, potrebbe essere riduttivo, anche se i miglioramenti dall’arrivo negli USA ad oggi sono a dir poco notevoli ( dai 6,3 punti, 5,4 rimbalzi, 1,3 stoppate della prima stagione, ai 15 punti, 9 rimbalzi e 3 stoppate di quella attuale!). Centro/ala di 2,08 e delle braccia velocissime, Ibaka fa della potenza fisica e del tempismo nelle giocate difensive le sue doti migliori, facendo sentire sempre la sua presenza sotto le plance  e non lesinando mai giocate di qualità nella metà campo offensiva,  dove sfodera efficaci jumper dalla media distanza (e naturalmente terrificanti schiacciate sotto canestro). Questa è la storia, per niente comune, di Serge Ibaka, l’uomo di Brazzaville che saputo spiccare il volo, facendo volare sulle sue spalle milioni di tifosi e, soprattutto, milioni di bambini, con il sogno di prendere un air Congo, magari non per L’NBA, ma almeno per un  posto un po’ migliore.

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