Numeri 2 che salgono, il caso di Stanislas Wawrinka


Ci sono casi di numeri 2, nel tennis e in altri sport, che improvvisamente sbocciano e diventano numeri 1 bis, senza nulla togliere ad allure e prestigio dei boss ma anzi aggiungendo a loro e al paese di provenienza prestigio e credibilità sportiva.

Tra le racchette femminili azzurre sono state, storicamente, Flavia Pennetta e, soprattutto, l’antipatica e chiacchierata – fuori dal campo…ma è tutta salute, intendiamoci – Francesca Schiavone (quarta in classifica mondiale nel 2011) a fare grande una comunità, quella tricolore, vincitrici di 4 Fed Cup negli ultimi 8 anni. Sara Errani, inizialmente, era solo un’onesta pedalatrice e Roberta Vinci un’ottima doppista con pochi attributi per emergere in singolare. Piano piano, anche profittando dell’anagrafe, le gerarchie sono cambiate (che è una cosa che va sempre spiegata ai tifosi, se fosse per loro impererebbe ancora la divina Leo Pericoli, non c’è nessuno di più conservatore, quasi reazionario, di un tifoso di sport, il quale solitamente pretende – specie quando i beniamini vincono – la immutabilità dei valori) e adesso addirittura, in certi casi- ma ha quattro anni di più – la tarantina rischia di essere la migliore (11esima in classifica nel giugno scorso), per quanto Sarita abbia scalato le vette della WTA, issandosi al quinto posto nel giugno 2013.

Ho personalmente vissuto da vicino e di persona, partendo dagli assoluti alla Virtus del ’70 (raccattavo) fino alla Coppa Davis di Praga del dicembre ’80 (prima esperienza da “inviato” per l’allora Telecentro), l’epopea del tennis azzurro di Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli. Lì le gerarchie erano chiare, nel senso che, in singolare, nessuno ha mai insidiato davvero la leadership di Adriano. Neanche i tre anni di maggiore giovinezza di Barazzutti hanno fatto sì che i valori si modificassero.

Adesso c’è un bell’esempio di sorpasso con freccia esposta, ed è quello di Stanislas Wawrinka su Roger Federer, simboleggiato dalla finale agli Australian Open. Intendiamoci, non mi sogno neanche di paragonare le carriere, Roger resta una leggenda. E lo è anche il “fabbro” Rafa Nadal, viso sofferente e figura allampanata che tanto piace alle mamme. Pensare che a Wimbledon 2011 lo ha fatto fuori il budriese Simone Bolelli e vederlo, oggi, sfiorare il tetto del mondo fa un po’ sorridere. Rovescio in cross  – a una mano, finalmente! – extralusso, serve and volley da racchette di legno, con l’arrotino maiorchino era sotto 12-0 ma ha dimostrato di non soffrire di timore reverenziale e giocarsela sempre, del resto è il numero 8 del mondo. Il suo è un tennis facile, educato, non urlato, offensivo e quindi rischioso, frutto anche del suo essere un europeo misto perfetto: papà tedesco, mamma svizzera, nonni cechi e cognome polacco.

Già, la Svizzera. Un tempo sapevano solo sciare. Il calcio e il basket propinatici da giovani su TSI con la voce professionale di Albertini facevano tenerezza: palestrine anguste, stadi bucolici, nomi fantasiosi (Pregassona, Viganello, le “cavallette” di Zurigo) e atleti dopolavoristici. Oggi il calcio è più che discreto e nel tennis comandano. Sic transit gloria (la nostra) mundi, the times they are-a changing (lo sanno i tifosi?).

Alberto Bortolotti

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