Nuova perizia sul caso Pantani per evitare l’archiviazione


Un laboratorio di Brescia contesta la tesi della Procura di Rimini sulla morte di Marco Pantani: ecco perchè il caso non dovrà essere archiviato

– di Marco Vigarani –

Pantani al Giro d'Italia in maglia rosa (ph Zimbio)

Pantani al Giro d’Italia in maglia rosa (ph Zimbio)

Mancano un paio di settimane all’undicesimo anniversario della tragica morte di Marco Pantani e mai come quest’anno la famiglia del campione sta lottando nel suo ricordo. La Procura di Rimini infatti potrebbe decidere già in marzo di archiviare la nuova inchiesta aperta per ipotesi di omicidio, scartata nettamente dalle nuove perizie condotte dall’esperto incaricato, il professor Tagliaro, che non ha ravvisato gli estremi per procedere con indagini per morte indotta di natura violenta. La signora Tonina Pantani però non si arrende e dichiara: “Se chiudono l’inchiesta ancora una volta, mi vado ad incatenare davanti alla Procura e non mi sposto più da lì“. A darle man forte c’è sempre l’avvocato Antonio De Rensis che annuncia, in caso di archiviazione, immediate richieste presso i successivi gradi di giudizio previsti dall’ordinamento italiano fino alla Cassazione.

Una delle immagini riesaminate dal laboratorio Forensics (ph. Affari Italiani)

Una delle immagini esaminate dal laboratorio Forensics, in evidenza la pallina di cocaina

La nuova perizia richiesta dal legale al laboratorio Forensics di Brescia rilancia infatti forti dubbi non solo sulle modalità con le quali Pantani è arrivato al decesso ma anche sulla gestione della scena del crimine da parte degli inquirenti. Le tesi del professor Tagliaro in particolare vengono smontate in due punti: innanzitutto sulla pallina pulita di mollica di pane e cocaina ritrovata vicino al cadavere che non può essere stata rigurgitata e poi anche sulle mani del ciclista, perfettamente pulite nonostante le ipotesi di spasmi e vandalismo disperato sugli arredi della stanza. Anche la macchia di sangue a stampo sull’avambraccio appare incompatibile con il trascinamento del corpo suggerendo piuttosto uno spostamento del cadavere solo in un momento successivo al decesso. Appare infatti impossibile credere che Pantani, in preda agli spasmi causati dall’overdose di cocaina, sia caduto morto nel suo stesso sangue senza più muoversi.

Gli stessi periti del laboratorio bresciano, che collaborano anche ad altri casi di rilevanza nazionale come quello di Yara Gambirasio, rivelano poi una reticenza degli inquirenti nel fornire il materiale utile agli approfondimenti di indagine con materiale video disturbato ed copie delle immagini ristampate al posto degli originali. Anche le indagini sul posto sembrano non essere state svolte con l’abituale cura anche a causa dell’assenza di un medico legale, sostituito da un normale medico di base. Tra le tante stranezze ravvisate, si è scoperto anche che, una volta apposti i sigilli, qualcuno è poi rientrato per scattare delle fotografie.

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