Una partita al Rheinenergie Stadion di Colonia: sensazioni e desideri rossoblù


Uno spettatore ci racconta la sua esperienza nello stadio del Colonia in occasione della gara contro l’Hertha Berlino

– di Fabio Bottonelli –

L’ingresso al Rheinenergie Stadion di Colonia

Quando la Wilde Horde – traduzione quasi superflua, comunque: Orda Selvaggia – parte con un coro, tutta la tribuna sud la segue, propagando in breve il canto all’intero catino biancorosso del Rheinenergie Stadion. Coro possente, ritmico, scandito da tamburi. Tutti saltano, ondeggiano e gridano all’unisono. Sapevo che l’atmosfera degli stadi tedeschi era ben diversa da quella che si respira nei nostri fatiscenti impianti, con gli spalti mezzi vuoti e il sound del tifo che si perde nel nulla, ma ora ne sono testimone. Mi trovavo infatti in Germania per la fiera Prowein a Düsseldorf e allora, approfittando del sabato libero, ho voluto provare da vicino l’esperienza di una partita in uno stadio tedesco. Confermo. Dal vivo è davvero impressionante.

E che partita. Quasi una classica, quest’anno fra due squadre in lotta per l’Europa League e in ascesa nella gerarchia del campionato tedesco, dopo diversi anni incolori o a rischio retrocessione (un po’ come il Bologna): Fc 1 Koeln contro Hertha Berlino, a Colonia.

La Wilde Horde dei tifosi del Colonia

L’avvicinamento allo stadio, nella periferia ovest della città del famoso Duomo, l’ho voluto fare rigorosamente con mezzi pubblici. Treno da Düsseldorf, in 20 minuti, poi due fermate di metropolitana, cambio nella piazza Neumarkt dove attendono vari tram speciali della linea E diretti allo Stadio. Atmosfera tranquilla, rilassata, tanti con la sciarpa biancorossa, ma non mancano famiglie e tifosi sparsi con vessilli biancoblu dell’Hertha. Nessuno li considera. Polizia? Si, tanta. Sparsa a vari incroci. Presenza discreta. Ma anche qui i gruppi ospiti organizzati più duri vengono scortati a parte fino alla tribuna d’angolo nord est. Qualche fermata prima dello Stadio molti scendono. Perché? Una serie di birrerie e pub affollatissimi svela il mistero. Una birra o uno spuntino prima della partita ci sta. Per il resto di birra allo stadio e nelle immediate vicinanze ne circola, ma pensavo molta di più. Tanti baracchini street food nel pratone che annuncia la trionfale entrata allo Stadio. Non che sia granché  bello di fuori. Meglio dentro. Essenziale, squadrato, coperto, ma piuttosto spartano nel complesso. A parte le zone business e il museo del Koeln non c’è poi tanto altro per l’intrattenimento dei tifosi. Gradinate a ridosso del campo, con due anelli, per un totale di 50000 posti, quasi sempre pieni, tutti con poltroncine con schienale e coperti anche se quando ci sono vento e pioggia le prime file qualcosa beccano.

Il prepartita vede il solito menu di majorette, musica sparata, piccolo show: l’atmosfera si scalda solo all’annuncio delle formazioni, come ciascun nome viene salutato da un boato. Spettacolari sciarpate coinvolgono l’intero Stadio quando viene suonato l’inno ufficiale. Bandieroni e striscioni che fino a pochi anni fa qui in Germania non usavano tanto, sono un po’ ispirati alla cultura ultras italiana. C’è perfino quello dei Mods. Anche alcuni cori sono sulle stesse note di quelli italiani. I 2000 dell’Hertha Berlino, belli compatti, non sfigurano. Parte un bel coro saltato. Tutto il mondo è paese: la Wilde Horde replica con uno striscione che recita più o meno così: “Siete i figli di p… dei ragazzi dello zoo di Berlino”. La partita prende subito una bella piega per il Colonia, che scende a folate, segnando due gran gol nei primi 20 minuti e mettendo in evidenza il suo gioiello di colore Anthony Modeste (ne sentiremo riparlare). Finirà 4 a 2. Dopo ogni gol viene sparato l’inno dagli altoparlanti nel giubilo generale. E le due curve biancorosse, non solo quella della Wilde Horde, si richiamano l’una con l’altra con cori ‘stereofonici’. Fino al grandioso saluto finale dei giocatori che saltano con i fans. Uno stadio come il Rheinenergie può far davvero la differenza: uno stadio cosi mi piace immaginarmelo, un giorno, tutto rossoblu.

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