Pioli e l’esempio che al giocatore portarono Trapattoni, Scirea e Platini. Difficile, forse, trovarne negli spogliatoi di oggi


Gaetano Scirea

Gaetano Scirea

Alla vigilia di Bologna-Juve, Pioli oggi sul Carlino dichiara sulla sua Juventus del 1984: ”Credo di avere imparato in quello spogliatoio che cosa significhi essere un professionista e che enorme valore abbiano i buoni esempi come il Trap, Scirea, Platini”. Ecco, per capire quanto il calcio di oggi sia diverso e, in tal senso, profondamente cambiato potremmo fermarci qui. Oppure potremmo fare un esercizio azzardato ed immaginarci Scirea, Platini e Boniperti nell’epoca di Skysport24, con una costante sovraesposizione mediatica. Chissà come si comporterebbero. La realtà è che in queste poche parole di Pioli ci sono trenta/quarant’anni di calcio, che è in alcuni aspetti radicalmente mutato. In meglio o in peggio dipende da dove lo si guarda. Di certo in mezzo c’è una variabile impazzita. I soldi, tanti soldi. Dagli anni settanta ad oggi, grazie in particolare all’esplosione della pay tv, le società sono state riempiete di miliardi di lire prima e di milioni di euro dopo. Tutte le società di serie A. Si perché se gli Agnelli, i Berlusconi e i Moratti in proporzione ai tempi se la sono sempre passata bene, le altre hanno beneficiato enormemente di tali cambiamenti. Il prodotto di oggi è un calcio in mano ai calciatori, anzi ai procuratori. Ma non è colpa loro se ci sono dirigenti che non sono Dirigenti, ingolositi da troppi denari, pronti a spendere e spandere, facendo alla fine solo debiti, vincendo poco e garantendo contratti milionari a giocatori che stanno più in panchina che in campo. Questo è il calcio malato di oggi che produce un Balotelli come esempio da seguire, con le sue costanti reazioni non proprio da esempio dei valori di Scirea, e un Thohir scegliere una società di calcio italiana come ennesima proprietà di una galassia, della quale neppure lui conosce i confini, dove buttare denaro fresco non si sa bene con quale tornaconto. La forzatura su una ricostruzione più negativa che positiva del calcio di oggi, è voluta. Ma c’è anche il bicchiere mezzo pieno, perché la gente ama visceralmente questo sport sentendosi tutti almeno una volta a settimana, allenatore, giocatore, presidente. Perché anche oggi con una partita in tv al giorno e con meno gente allo stadio ci sono i buoni esempi, forse è solo un po’ più difficile trovarli, ma ci sono. E’ forse la recettività dei Pioli di turno ad essere profondamente diversa, distratta dagli esagerati stimoli della società moderna, quando sei un calciatore spesso in copertina. Ma resta il doveroso ottimismo di sperare che tra qualche tempo anche tutti i Balotelli di oggi possano dire in un’intervista: “Credo di avere imparato in quello spogliatoio che cosa significhi essere un professionista e che enorme valore abbiano i buoni esempi come Conte, Chiellini e Tevez”. Ho qualche dubbio, ma ce ne sarebbe bisogno.

 

Gherardo Resta

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