Più forte delle disavventure e delle pendenze: il Giro 100 è di Tom Dumoulin


Tom Dumoulin si prende la centesima edizione del Giro d’Italia compiendo una vera impresa degna dei grandi eroi del ciclismo

– di Claudio Fargione –

Tom Dumoulin festeggia a Milano in Piazza Duomo (ph. Touring Club)

“It’s incredible. It’s incredible…”. Non riusciva a dire altro Tom Dumoulin mentre gli schermi televisivi mostravano l’arrivo di Nairo Quintana e i numeri parlavano chiaro: il primo olandese a vincere il Giro d’Italia era proprio lui. Nato a Maastricht nemmeno 27 anni fa, campione nazionale a cronometro e vicecampione olimpico nella medesima specialità, Dumoulin era tornato al Giro per accrescere la sua esperienzaa nelle grandi corse a tappe. Aveva sfiorato la vittoria già alla Vuelta a Espana del 2015, battuto solo alla penultima tappa da una perfetta tattica di squadra della Astana che una vecchia volpe delle ammiraglie come Beppe Martinelli aveva confezionato per portare Fabio Aru alla vittoria. Dopo un anno e mezzo Dumoulin, ragazzo intelligente e preparatissimo, ha fatto tesoro di quanto sperimentato facendo suo un Giro in cui la sua Sunweb non era certamente al livello degli squadroni avversari (Bahrain-Merida e Movistar soprattutto) combattendo ogni giorno per ogni singolo secondo senza mai cedere all’ansia. Nè la disavventura fisiologica nella tappa di Bormio, né le difficoltà patite sabato scorso salendo verso Asiago lo hanno piegato. Si è presentato all’ultima cronometro con 53” di distacco da Quintana e quarto in classifica, ribaltando il risultato finale con una prestazione maiuscola. Molti osservatori per le sue doti lo hanno accostato al grande Miguel Indurain: il paragone sembra davvero calzante e per nulla irriverente.

Secondo posto per il colombiano Nairo Quintana (ph. Zimbio)

La vittoria di Dumoulin è oltretutto impreziosita dal valore degli avversari battuti: Quintana e Nibali, alias i duellanti annunciati. Il colombiano era riuscito a riprendersi la maglia rosa ad Asiago ma senza mai affondare il colpo decisivo sul terreno a lui più favorevole, cioè le salite, ma correndo con una tattica attendista. Pare che Nairo abbia corso febbricitante in alcune tappe, ma come diceva il decano dei direttori sportivi Giancarlo Ferretti, il vero campione non cade, non fora e non si ammala. Bravo quindi Quintana a difendere il secondo posto nell’ultima cronometro, ma da lui ci si aspettava qualcosa di più. Chi ci ha provato fino alla fine è stato invece Vincenzo Nibali, unico italiano a fare sua una tappa e mai domo fino al traguardo di Milano. Ci ha provato il messinese, con mestiere e carattere, mostrando ancora una volta che quando mette un numero sulla schiena tutti gli altri devono fare i conti con le sue gambe e la sua grinta. Il programma della sua stagione prevede il ritorno in gara alla Vuelta, ma siamo sicuri che non cederà al richiamo della “Grande Boucle”a luglio? Staremo a vedere… Ciò che preoccupa è che dopo di lui il movimento nazionale non propone ancora un valido ricambio tra i giovani.

Il messinese Vincenzo Nibali si è classificato terzo (ph. Zimbio)

Detto dei primi tre merita una citazione anche il quarto, ovvero quel Thibaut Pinot che seppur in notevole stato di forma non sembrava in grado di inserirsi nella lotta per le prime tre posizioni ed invece ha lottato fino all’ultimo per la vittoria finale dopo aver primeggiato ad Asiago. Se migliorerà di testa, il francese potrà dire la sua nelle grandi corse a tappe che verranno. Alle sue spalle cresce ancora il russo Zakarin, che dovrà però migliorare le sue doti in discesa, e Domenico Pozzovivo, alla sua migliore prestazione in una grande corsa a tappe in barba ad una carta d’identità non più freschissima. Discorso analogo può essere fatto per il settimo della classifica generale, ovvero il capitano della Trek-Segafedo Bauke Mollema: non ha mai offerto un acuto l’olandese, ma ha saputo gestirsi benissimo anche nei momenti di difficoltà. A chiudere la “top 10” troviamo il trio che si è giocato la maglia bianca, simbolo del primato tra gli “under 26”. Bob Jungels, nonostante una prestazione che alternava giornate positive ad altre nere, ha conquistato la classifica dei giovani oltre a 5 maglie rosa di giornata: in futuro sarà un brutto cliente per tutti. Alle sue spalle per 1’06” ha chiuso Adam Yates. Un’ esperienza sicuramente positiva quella dell’inglese dell’ Orica-Scott che se tornerà sulle strade del Giro potrà farne tesoro. Ha chiuso invece più staccato Davide Formolo. Una corsa da pollice in su quella del giovane corridore veneto, capitano “sul campo” della Cannondale-Drapac, che nonostante giornate difficili ha stretto i denti chiudendo decimo in classifica generale e mostrando ancora una volta che l’uomo su cui l’Italia dovrà puntare nelle grandi corse a tappe di domani è proprio lui.

Infine non possiamo dimenticare chi pur mancando ha saputo riempire questo “Giro 100” con la sua splendida figura. Parliamo di Michele Scarponi, l’uomo che il pubblico ha ricordato di più lungo le strade con sincero affetto e commozione, ma con il sorriso sulle labbra che lo accompagnava sempre in ogni momento. Grazie Michele, di cuore.

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