Pivatelli: “Che peccato andare via da Bologna…”


Gino Pivatelli, centravanti del Bologna degli anni ’50, si è raccontato al “Pallone Gonfiato Monday Night”, dove ha parlato dell’esperienza in rossoblù, del sofferto addio e delle vittorie con il Milan

– di Massimo Righi –

Gino Pivatelli in rossoblù (delcampe.net)

Gino Pivatelli in rossoblù (ph delcampe.net)

Ieri sera, nel corso del Pallone Gonfiato Monday Night, andato in onda dalle ore 21 su Telecentro, l’ex attaccante rossoblù Gino Pivatelli è stato ospite di Alberto Bortolotti, che grazie all’idea ed ai filmati di Marco Dall’Olio, ideatore e promotore della puntata, ha rivisitato la carriera di uno dei centravanti più forti della storia del Bologna. I numeri parlano da soli: in sette anni al Bologna, Pivatelli ha giocato 196 partite e siglato 105 gol (con una media di 15 reti per anno), mentre in 255 gare giocate in dieci stagioni di serie A, ha messo a segno 119 reti con una media di 0,47 gol a partita. E’ stato attaccante di Verona, Bologna, Napoli e Milan, ma è proprio al Bologna che si è legato in maniera particolare, avendo passato la maggior parte della sua carriera sotto le Due Torri, dove con 29 reti nella stagione 1955/56, vinse la classifica dei marcatori, dopo 7 anni di dominio straniero (Nyers, 5 volte Nordahl, Hansen), quando – come ha ricordato Gianni Marchesini, presente in studio – gli ultimi italiani a vincerla furono Valentino Mazzola e Boniperti.

Pivatelli nasce a Sanguinetto in provincia di Verona il 27 marzo del 1933 e si appassiona al calcio come tanti ragazzini. Dopo aver svolto diversi provini “ero mingherlino – dice –  ma ero svelto e facevo gol. Poi costavo poco…”, approda al Verona con il quale esordisce in serie B a 17 anni nel 1950, dove segnerà 25 reti in 68 presenze totali (1950-1953). Pivatelli era quel tipo d’attaccante che oggi chiamiamo ‘centravanti di movimento’: “Non mi piaceva star fermo in area, amavo muovermi, cercare spazi ed infilarmi nei pertugi che si creavano”. All’epoca di Pivatelli, c’erano altri giocatori che dominavano la scena e l’ex attaccante ne ha ricordato qualcuno: “Nella Juve c’erano Sivori, Charles, John Hansen, Karl Hansen, Karl Præst, ma anche l’Inter non era da meno. Quando ti incontravi con queste squadre era sempre difficile avere la meglio, ma qualche soddisfazione ce la siamo tolta, considerando che anche allora gli arbitri avevano più di un occhio di riguardo per certe squadre…”. Come tutti, anche Pivatelli aveva un suo giocatore preferito, o meglio, una squadra intera: “A parte Valentino Mazzola, un grandissimo, vidi una partita del Grande Toro a Bologna. Al mio paese organizzarono un camion appositamente per seguire la partita e partecipava anche mio padre – che fu anche un portiere – ma io che ero solo un ragazzino, fui lasciato fuori. Allora decisi di nascondermi e salire al volo attaccandomi al camion in corsa, a quel punto mi videro e furono costretti a tirarmi su e portarmi con loro”.

Il conduttore Alberto Bortolotti ha poi ricordato un aneddoto su una partita giocata con Pivatelli: “Era il 1989 e si giocò una partita del cuore al Dall’Ara fra una selezione chiamata Bologna Grande Cuore, a cui appartenevo anch’io, e la Nazionale Cantanti. Ricordo che in un contropiede, anziché servire Pivatelli a destra, passai a Pecci per evitare di calciare, ma Eraldo sbagliò completamente. A quel punto suscitai le ire di Pivatelli” la replica dell’ex campione: “Me lo ricordo, ma se c’era uno che doveva tirare ero io! Pecci aveva due piedi poco delicati, ma in mezzo al campo era un cervello eccezionale”. Ad oggi Pivatelli è il secondo miglior marcatore del Bologna nel dopoguerra dopo Pascutti, primo con 130 gol: “Io dico sempre a Ezio – afferma Pivatelli – che metà di quei gol sono miei. La realtà era che lui sapeva dove stare per fiondarsi sulla respinta del portiere e molti dei miei tiri respinti, furono ribaditi in gol da Pascutti che era bravo a cogliere l’attimo. Eravamo una coppia ben assortita”. Per venire incontro ai più giovani, che non hanno visto giocare Pivatelli, Gianni Marchesini lo descrive simile a Francesco Totti, capace di partire da lontano e di ricoprire più ruoli dal centrocampo in avanti, ricordando inoltre che Pivatelli ha smesso a soli 30 anni con il calcio giocato e che nelle ultime 3 stagioni ha siglato gli stessi gol che aveva fatto nell’ultima stagione a Bologna, ovvero 14, ciononostante ha una media di quasi un gol ogni due partite.

Gino Pivatelli con la maglia del Milan (ph magliarossonera.it)

Gino Pivatelli con la maglia del Milan (ph magliarossonera.it)

Pivatelli ha poi ricordato il compagno e amico Gino Cappello, dopo aver visto un filmato in cui entrambi andavano a segno contro l’Atalanta a Bergamo: “Cappello è stato un grande, aveva ottime intuizioni ma era difficile da capire. Mi trovavo bene con lui, sapevo che movimento fare quando aveva la palla. Era discontinuo? Si, ma vedeva spazi che altri non vedevano, andava capito. Per esempio, lui si bloccava se chi giocava con lui non lo seguiva, cosa che a me non succedeva”. Pivatelli ricorda anche la bravura del centrocampista Giorgio Valentinuzzi, autore di una doppietta in Bologna-Torino 4-1 del 1955: “Non era da lui segnare molto ma era un giocatore di qualità, un gran faticatore. Aveva anche un buon tiro”. Nella stessa stagione, il Bologna vinse anche a Busto Arsizio contro la Pro Patria per 2-0 e dalle immagini del filmato della partita, spicca il portiere Anselmo Giorcelli, numero uno felsineo dal 1952 al 1961, che Pivatelli ricorda come un ottimo atleta: “Era un portiere che non faceva dei miracoli ma sapeva parare bene e soprattutto ci dava tranquillità. Con lui alle nostre spalle ci sentivamo sicuri”. Non poteva mancare una menzione per Cersarino Cervellati, un altro giocatore significativo nella storia rossoblù: “Era un peperino, ubriacava tutti con i suoi dribbling. Pur non essendo potente, era dotato di grande tecnica, passava bene la palla e crossava con precisione. Se era l’erede di Biavati? Non lo so, perché lui e Sansone li vedevamo solo nelle giovanili quando davano una mano in campo e si capiva che avevano ancora i piedi buoni”. Pivatelli ha anche spiegato come calciava i rigori: “Sceglievo un angolo e non prendevo molta rincorsa per non dare modo al portiere di capire come potessi tirare. Facevo due passi e tiravo una gran botta”.

Nel 1960, arrivò il divorzio dal Bologna: “Andare via mi dispiacque tantissimo. Fino a quel momento la squadra si barcamenava in classifica. Negli ultimi anni segnai meno, ma in una stagione ne avevo fatti 29. Dopo che me ne andai, per trovare uno che superasse i 16 gol impiegarono 5 anni…forse stavo antipatico a qualcuno. Arrivò Vinicio, che era un grande giocatore, però non ha mai raggiunto quel che ho fatto io. Quel Bologna iniziava ad essere una squadra importante, mentre quando arrivammo io e Pozzan lottava per una classifica meno onorevole. Nel 1960, Allasio (l’allenatore n.d.r.) non mi ritenne all’altezza e fui ceduto”. Ma dopo la parentesi fugace a Napoli “fu una stagione anonima, mi feci male alla caviglia e stetti fuori a lungo. Giocai poco”, le soddisfazioni arrivarono col Milan, dove lo chiamò a giocare Gipo Viani: “Mi chiamò quand’ero al Napoli per dirmi di star tranquillo perché sarei andato da lui al Milan in cambio di due giocatori. Io e Viani ci conoscevamo, mi portò lui al Bologna; era all’avanguardia per l’epoca, aveva una marcia in più e conosceva tutta Italia, avendo contatti dappertutto”. E proprio con i rossoneri, Pivatelli vinse uno scudetto e una Coppa Campioni contro il Benfica di Eusebio: “In quel Milan c’era José Altafini che segnò una doppietta in finale. Era bravo sia di testa sia di piede, era velocissimo ma diciamo che non aveva una grande personalità e Viani gliene diceva di tutti i colori. Vincere la Coppa dei Campioni fu più difficile del campionato perché te la giocavi in poche partite”. Ma in quella squadra c’era anche un Rivera appena 20enne che dava palloni d’oro a Pivatelli proprio come faceva Cappello nel Bologna. Infine, Pivatelli ha raccontato un aneddoto divertente sulla tournée in Sudamerica con il Milan: “Ci mancavano dei difensori perché tutti impegnati con la Nazionale, allora suggerii a Nereo Rocco di mettere in difesa il più ‘mona’ e lui…indicò me!” Una volta smesso con il calcio giocato, Gino Pivatelli allenò per qualche anno in Romagna, Baracca Lugo, Rimini e Ravenna, poi Monza, Pro Vasto, Padova e sul finire degli anni ’80, fu anche il secondo di Luigi Maifredi nell’amato Bologna.

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