Pochi acquisti, utili ma non stelle: ecco il mercato di Donadoni


A Livorno, Napoli e Parma Donadoni ha chiesto ed ottenuto pochi rinforzi mirati poi diventati titolari come Morrone, Parolo e Cassani: ecco la sua filosofia

– di Marco Vigarani –

Leggere la storia di un allenatore aiuta sempre anche a capirne il modus operandi prevedendo con buona precisione le mosse future. Proviamo quindi a ripercorrere la storia di Roberto Donadoni per intuire in quale direzione si stia muovendo il mercato del Bologna e per farlo dobbiamo esaminare una manciata mercati estivi condotti a Livorno, a Napoli ed infine a Parma per tre anni consecutivi. Solo in queste occasioni infatti l’attuale tecnico rossoblù ha potuto condurre il ritiro della stessa squadra di Serie A con la quale aveva concluso la stagione precedente lavorando insieme al direttore sportivo per operare sul mercato.

Grande stagione per Morrone nel Livorno di Donadoni (ph. Getty Images)

Grande stagione per Morrone nel Livorno di Donadoni (ph. Getty Images)

Nell’estate del 2005 toccò a Donadoni cercare di migliorare la rosa di un Livorno reduce da un fantastico ottavo posto e gli innesti più importanti furono sicuramente quelli di Diego De Ascentis, Francesco Coco e Stefano Morrone che nella stagione seguente entrarono nei primi dieci atleti per minutaggio insieme ai veterani amaranto. In particolare si rivelò indovinata la scelta di Morrone che segnò ben sei gol nella miglior annata della sua carriera. L’esperienza successiva per il mister bergamasco fu invece nell’estate del 2009 a Napoli dopo essere subentrato in corsa a marzo ma in questo caso i risultati del mercato sono solo parziali visto che Donadoni venne esonerato dopo poche giornate. In ogni caso quattro degli innesti scelti ed allenati in estate iniziarono il campionato 2009/10 con i galloni da titolare: si tratta del portiere Morgan De Sanctis, del difensore Hugo Campagnaro, del regista Luca Cigarini e della punta Fabio Quagliarella. Di fatto il tecnico allora scelse di rivoluzionare l’asse portante della sua squadra puntando anche su nomi importanti ma non ebbe il tempo di valutare l’impatto dei nuovi acquisti.

Donadoni e Parolo ai tempi del Parma (ph. Zimbio)

Donadoni e Parolo ai tempi del Parma (ph. Zimbio)

Ci spostiamo quindi con la nostra analisi a Parma dove Donadoni ha iniziato la sua avventura nel 2011 per concluderla soltanto nel 2015 avendo quindi la possibilità di indirizzare le strategie di mercato dei ducali per tre estati consecutive. La realtà gialloblù appare decisamente insolita visto che la gestione Ghirardi portò a movimentare ogni anno centinaia di calciatori ed in particolare va sicuramente esclusa l’estate 2014 quando il destino del club appariva già segnato e la rivoluzione in sede di mercato fu dettata da ragioni che non riguardavano l’aspetto tecnico. Nelle due sessioni estive precedenti però Donadoni ha chiesto ed ottenuto due giocatori fondamentali per l’annata successiva entrambi diventati poi i secondi per minutaggio assoluto: Marco Parolo nel 2012 e Mattia Cassani nel 2013 (alle spalle proprio di Parolo). Anche in questi casi però in generale fu data grande fiducia alla rosa precedente valorizzando quindi ragazzi com Jaime Valdes diventato protagonista partendo dalla panchina mentre invece gli innesti di atleti come Amauri ed Antonio Cassano ebbero il delicato compito di aumentare la competitività dei titolari.

Donadoni chiede maggior convinzione alla sua squadra (ph. Schicchi)

Donadoni è al suo primo mercato estivo bolognese (ph. Schicchi)

Completata la carrellata delle esperienze di mercato estivo di Donadoni, emergono due tratti distintivi importanti che probabilmente verranno applicati anche alla sua esperienza bolognese. Innanzitutto il mister non chiede al proprio presidente di compiere una rivoluzione confidando non solo nella conferma degli atleti importanti dell’anno precedente ma anche nell’esplosione di talenti già in rosa. Il lavoro fatto su ragazzi come Galante e Pfertzel a Livorno o su Valdes a Parma lascia ben sperare guardando ad una rosa rossoblù che può contare su ragazzi che l’anno scorso hanno avuto, per motivi diversi, meno possibilità per mettersi in mostra: da Rizzo a Donsah, da Pulgar a Crisetig. Il secondo punto fondamentale riguarda la qualità degli acquisti richiesti ed ottenuti: tutti evidentemente ritenuti pronti per una maglia da titolare ma non stelle di primissimo piano. Donadoni in pratica preferisce gli innesti utili e funzionali ai grandi nomi che ogni estate turbano i sogni dei tifosi. La fiducia ben riposta in passato in ragazzi come Morrone, Parolo e Cassani risulta però un assist alle speranze di nuovi arrivi come Di Francesco e Krejci che sognano già un futuro da protagonisti con la maglia felsinea.

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