Poli e Ilicic come Dzemaili? Ecco le regole dell’asse Montreal-Bologna


Il Bologna potrebbe usufruire anche quest’anno della collaborazione dei Montreal Impact sul mercato. Esaminiamo le regole e gli scenari possibili

– di Marco Vigarani –

Blerim Dzemaili è passato da Bologna a Montreal ad inizio maggio (ph. Getty Images)

Da quando Dzemaili ha preso l’aereo per il Canada si è creato un precedente importante, per qualcuno anche pericoloso. Il fatto che Joey Saputo sia presidente tanto del Bologna quanto dei Montreal Impact non ha creato alcun problema nell’opinione pubblica quando a fare il medesimo viaggio fu Matteo Mancosu ma veder sparire da Casteldebole un giocatore di calibro elevato ha creato qualche malumore. Alcuni tifosi rossoblù temono di vedere il proprio club usato come un semplice punto di passaggio per la MLS statunitense e le voci di mercato attuali riguardanti altri atleti non forniscono grande conforto. Andrea Poli e Josip Ilicic infatti potrebbero, qualora trovassero l’accordo con gli uomini mercato di Saputo (i due ds Bigon e De Sanctis hanno sviluppato una buona sinergia), vivere un’esperienza doppia esattamente come Dzemaili con un primo periodo a Bologna ed un secondo a Montreal.

In realtà però questa opzione potrebbe risultare davvero un plusvalore importante nei prossimi anni per consentire di vedere in rossoblù calciatori di spessore e che hanno pretese salariali elevate. Oggi (e realisticamente anche nei prossimi anni) infatti il Bologna non può permettersi di appesantire ulteriormente un monte ingaggi già significativo e sproporzionato rispetto al posizionamento effettivo della squadra in classifica. Ilicic alla Fiorentina percepisce 1,2 milioni netti a stagione mentre invece Poli al Milan arriva a toccare quota 1,5: come potrebbe mai il club felsineo accontentare tali pretese? Spalmare l’ingaggio su più anni è sicuramente un’opzione percorribile ma che richiede tempo e contrattazioni serrate con il rischio di farsi sempre superare da un’altra società disposta a pagare di più per le prestazioni del calciatore in questione. Ecco allora che poter accontentare le richieste dell’atleta con una gestione a quattro mani tra Italia e Canada diventa un significativo vantaggio competitivo paradossalmente anche rispetto a club come Inter e Milan che, pur in mano a proprietari che detengono club all’estero, non possono offrire un’alternativa tecnicamente valida quanto la partecipazione alla MLS. Appare infatti abbastanza ovvio che la Chinese Super League può essere soltanto una scelta legata al denaro e non all’ambizione sportiva.

Kaka è ancora il Designated Player più pagato della MLS (ph. Zimbio)

Avendo tentato di spiegare i vantaggi derivanti dalla collaborazione tra Bologna e Montreal Impact su obiettivi di mercato di medio-alto livello, analizziamo però l’ambito normativo entro il quale i due club devono muoversi. Nello specifico va ricordato il concetto di Designated Player ovvero l’atleta di valore per il quale la Lega americana può concedere una deroga al Salary Cap: si tratta di una norma introdotta nel 2007 e ribattezzata anche “David Beckham Rule” visto che fu la mossa fondamentale per permettere la firma del campione inglese con i Los Angeles Galaxy. Ogni squadra di MLS ha spazio in rosa per un massimo di tre Designated Players da sfruttare in modo completamente libero: si va dai perfetti sconosciuti al golden boy Kaka con i suoi 6,1 milioni annui più bonus. Attualmente gli Impact hanno occupato soltanto due caselle con il fantasista Ignacio Piatti (ex Lecce) ed appunto Dzemaili. Detto che il contratto dell’argentino scade a fine 2017 ma dovrebbe essere rinnovato e che quello dello svizzero si trasformerà in definitivo dal 2018 per altri due anni, la squadra del Quebec potrà quindi tesserare soltanto un altro campione. Una volta riempite tutte le caselle, sarà necessario liberarne una per far entrare un nuovo Designated Player.

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