Poli: “Iniziai come portiere. Bulgarelli mi aiutò tanto”


Fabio Poli, ex attaccante ed ala di Bologna, Lazio e Cagliari, si è raccontato al “Pallone Gonfiato Monday Night” dove ha ripercorso la propria carriera fra aneddoti e storie

– di Massimo Righi –

Fabio Poli con la maglia del Bologna (ph. Bolognafc)

Fabio Poli con la maglia del Bologna (ph. Bolognafc)

Nel corso del Pallone Gonfiato Monday Night andato in onda ieri sera dalle ore 21 su Telecentro per la serie “In campo col Campione”e giunto alla decima puntata, Fabio Poli è stato ospite di Alberto Bortolotti, che grazie all’idea, all’amicizia ed ai filmati di Marco Dall’Olio, ideatore e promotore della puntata, ha ripercorso la propria carriera fra aneddoti, ricordi e retroscena inediti. Nato nel novembre del 1962 sull’Appennino bolognese, Fabio Poli ha giocato 135 gare ufficiali con il Bologna fra serie A, B, Coppa Italia, Coppa Uefa e Mitropa Cup, segnando 29 reti totali su tutte le competizioni citate. Complessivamente ha invece raccolto 75 presenze ed 8 reti in A, 177 presenze e 25 centri in B. Nel suo palmarès vanta la promozione in A con il Bologna di Maifredi, ottenuta al termine della stagione 1987/88. Attaccante, ala, ed esterno d’attacco di grande rapidità, estro e qualità, fece la fortuna delle squadre nelle quali ha giocato, compreso il suo amato Bologna. Poli era un giocatore che non possedendo un fisico prestante, fece di necessità virtù per sfondare contro i colossi difensivi che incontrava sui vari campi: “Dovetti studiare gli avversari. Non potevo competere nel corpo a corpo contro giocatori come Ferri o Bergomi, per esempio, per cui cercavo di anticiparli o comunque di prendere loro il tempo per non essere contrastato”.

Fabio Poli iniziò a giocare a calcio come tanti altri ragazzini nella piazza del suo paese, ma quello che diverrà un grande attaccante degli anni ’80, ha raccontato come il suo approccio al calcio fu ben differente dal suo futuro: “Io giocavo in porta, è un ruolo che mi è sempre piaciuto. Non mi piaceva correre e allenarmi, infatti avevo la mia divisa per stare in porta, finché un giorno un signore al mio paese mi vide mentre stavo giocando fuori, perché in porta c’era un altro ragazzo più grande, e mi propose un provino a Pianoro. Si misero d’accordo lui e mio padre ed io andai credendo di giocare in porta, infatti chiesi a mio padre cosa andassi a fare quando seppi che mi avevano dato la maglia numero 11 e lui mi disse, sapendo che ero bravo, di stare zitto e di andare a giocare. Giocai e feci 4 gol da attaccante, nacque tutto da lì. Rimasi sette anni a Pianoro, nel frattempo feci tanti provini per diverse squadre, compreso il Bologna che non mi prese e quando si decise, non pagò i 30 milioni chiesti dalla Pianorese, dicendo che erano troppi. Non fu così per il Modena che mi comprò. Ma la cosa curiosa è che due anni dopo il Bologna mi acquistò per 1,5 miliardi su indicazione di Bulgarelli che era il direttore sportivo del Modena, se ne andò e io lo seguii”. Ma il ritorno a Bologna non fu dei migliori, anzi: “L’allenatore era Magni che non mi considerava nemmeno e mi ritrovai in tribuna perché il presidente Fabbretti doveva far giocare Macina, che aveva 38 di febbre ma doveva venderlo. Un martedì Bulgarelli mi disse di andarmene a giocare al Cagliari, trovandomi dal non giocare in B ad essere titolare in A”. Bulgarelli fu cruciale nello sviluppo della carriera di Poli: “Fece molto per me e diventai giocatore perché lui ha creduto in me. A me piaceva divertirmi e uscire la sera. Allora organizzò una cena con me e la mia famiglia e spiegò a tutti che avevo le potenzialità per diventare un calciatore ma dovevo cambiare modo di fare. Da quel momento diventai un bravo ragazzo”. I tempi sono cambiati, oggi infatti succederebbe il contrario.

Fabio Poli mentre esulta in maglia laziale (ph. laziobros.forumcommunity.net)

Fabio Poli mentre esulta in maglia laziale (ph. laziobros.forumcommunity.net)

La sua avventura al Cagliari inizia così nel 1982 e subito Poli si deve scontrare con Gigi Riva, che gli diede subito una grande lezione di vita: “Giocai e guadagnai molto, 1 milione e mezzo al mese anche per via dei premi partita. Non avevo la macchina e decisi di comprarmi una Saab cabrio spendendo tutto quel che avevo. Un giorno mentre ero al ristorante, Riva entrò e mi domandò se era la mia macchina, lui ne aveva una uguale. Dicendomi che non mi potevo permettere una macchina del genere mi mandò a cambiarla, facendomi prendere una Golf e ridandomi indietro i soldi spesi per la Saab. Ci rivedemmo a Bologna dove lui si fermò apposta per salutarmi mentre andava a Milano: fu un grande onore. A Cagliari mi trovai bene, non uscivo granché perché ero già sposato e con un figlio”. Fra gli allenatori avuti in carriera, Poli ricorda Maifredi e Fascetti: “Maifredi sperimentò questo modo di giocare, pressando alto a zona. Era bello giocare contro gli altri perché nessuno ci capiva nulla e mettevamo tutti a disagio. Invece Fascetti lavorava bene tatticamente, con attenzione, poi aveva Sassi come preparatore che era bravissimo”. Fra i presidenti invece, una menzione va a Gino Corioni: “Solo lui posso ricordare, era unico. Gli altri erano come quelli di oggi. Ci dava molto, era molto umano, corretto, alla mano e si intendeva di calcio: dispiace che qui non fu trattato benissimo”. A Roma invece, nel biennio alla Lazio, Poli ebbe qualche difficoltà di ambientamento con la città: “Feci fatica, non potevi sbagliare. C’erano due squadre e grande, continua rivalità. Noi eravamo addirittura in B e io rimasi nella storia della Lazio perché segnai un gol decisivo, ma giocare a calcio lì era difficile: chi esce vivo da Roma e fa carriera, vuol dire che ha davvero grandi qualità. A Bologna invece era una gioia giocare a calcio”. La nazionale invece non fu mai toccata: “Era difficile ai miei tempi. Se non giocavi nelle grandi squadre non venivi considerato. Sono stato sfortunato perché forse nel momento in cui giocavo meglio mi sono fatto male al ginocchio, rifiutai 3 anni di contratto con la Fiorentina e l’anno dopo sarei andato alla Juventus con Maifredi. Però sono cose che capitano, fanno parte della vita. A Firenze mi offrirono 500 milioni per tre anni contro i 180 che prendevo qui ma rifiutai. Non volevo andare via dal Bologna”. Poli era un giocatore in grado di fare la differenza, ma il suo ruolo cambiò parecchio per via delle sue attitudini: “A Cagliari giocavo in attacco, poi mi hanno messo esterno perché saltavo l’uomo, crossavo e giocavo molto per gli altri, così facendo però mi hanno allontanato dalla porta”.

Bologna 1990: Poli, primo da sinistra in altro, Illiev, Cusin, De Marchi, Luppi, Bonini, Bonetti, Marronaro, Cabrini, Giordano, Pecci (ph. anotandofutbol.blogspot.com)

Bologna 1990: Poli, primo da sinistra in altro, Illiev, Cusin, De Marchi, Luppi, Bonini, Bonetti, Marronaro, Cabrini, Giordano, Pecci (ph. anotandofutbol.blogspot.com)

Nel campionato 1987/88, Poli segnò contro la Lazio con la maglia rossoblù con un bel sinistro dopo aver controllato in corsa col destro: “Usavo bene entrambi i piedi, ho avuto quella fortuna. La mia rete fu un movimento studiato e cogliemmo di sorpresa la difesa di Fascetti. Cusin fece grandi parate, si ricordava che Fascetti stesso disse che la fortuna della Lazio era di giocare contro il Bologna dove c’era Cusin, lui gli dimostrò che si sbagliava. Più in generale, noi con Maifredi ci divertivamo in partita come in allenamento anche se lavoravamo tanto, ma ci fece capire che quel tipo di calcio avrebbe dato dei risultati. C’era entusiasmo, voglia e un gruppo fenomenale guidato da Pecci che ci faceva da chioccia e ci teneva sotto controllo. In A fu faticoso invece perché c’era un’altra velocità di gioco e infatti ne abbiamo prese parecchie il primo anno: sapevamo che sarebbe stata dura, non avevamo i tempi e facemmo delle figuracce”. E infatti così fu. Contro il Napoli al Dall’Ara nella serie A 1988/89, i rossoblù misero in difficoltà i partenopei e grazie a una buona prova, pareggiarono 1-1 con gol di Lorenzo: “Non fece benissimo a Bologna, ma fu anche poco considerato. Ricordo quando andammo ai rigori contro l’Admira Wacker in Coppa Uefa dove tirò un rigore bellissimo a dispetto dello scetticismo della gente. Me lo ricordo bene perché io ero in tribuna infortunato e vedevo la gente che si girava dall’altra parte perché tirava lui. Marronaro invece subì più di tutti il cambiamento dalla B alla A dove veniva da 21 gol: giocava come noi, non fece male, ma ebbe più risalto perché lui segnava tanto, mentre io invece non ero uno da tanti gol come lui e non venivo criticato allo stesso modo”.

Giuliano Fiorini, indimenticato amico di Poli, qui in maglia laziale (ph. Wikipedia)

Giuliano Fiorini, indimenticato amico di Poli, qui in maglia laziale (ph. Wikipedia)

Nel 1990/91, Poli ebbe a che fare con due personaggi particolari come il ‘Magico Magiaro’ Lajos Detari, e il professor Scoglio in panchina: “Detari aveva grandi qualità, usava entrambi i piedi e non aveva eguali palla al piede in velocità. Prendeva un sacco di soldi ma se veniva pagato in ritardo, anche per pochi giorni, non si allenava. Addirittura una volta si schierò contro Maifredi assieme ad altri, solo perché non gli dava la maglia numero 10. Cose dell’altro mondo”. Poli ha poi ricordato Franco Scoglio tramite un aneddoto, prima della partita col Pisa: “Dopo mangiato, eravamo tutti in divisa con giacca e cravatta, ma ci chiamò nel campetto fuori dalla cucina per farci provare una punizione. Ad un tratto Scoglio si rese conto che non c’era Notaristefano, che aveva 38 di febbre. Senza esitazioni dicendo che non ci si poteva ammalare, lo fece chiamare per provare e poi lo mise in campo anche in partita. Era una persona tutta d’un pezzo ma forse era meglio come preparatore che allenatore. Ricordo che in allenamento non parlava con tutti, ma interloquiva con cinque capogruppo che riferivano poi ai singoli giocatori le disposizioni di Scoglio”. Infine, non poteva mancare un saluto a Giuliano Fiorini: “Fu un amico particolare, geniale, di compagnia, un trascinatore di spogliatoi, un vero amico che mi aiutò nei momenti di difficoltà. Una grande persona, un campione vero con grandi qualità”.

La ricchezza degli aneddoti raccontati da Fabio Poli hanno permesso di rivivere ma soprattutto di conoscere alcuni aspetti della sua carriera sinora sconosciuti. Partendo dagli esordi porta al campetto, all’approdo al Modena che ne alzò il prezzo dopo le reticenze di un Bologna non nuovo a errori di valutazione, la maturazione di Cagliari, l’ala protettiva di Bulgarelli, le difficoltà di Roma, il ritorno a casa con Maifredi assieme al quale disegnò un calcio divertente, fino all’infortunio e alla grande occasione non accettata rifiutando la Fiorentina. E’ stata una grande carriera, ricca di eventi, persone e di storie quella di Fabio Poli, il ragazzo che grazie a Bulgarelli ha messo la testa a posto e che è diventato grande assieme ai grandi e ai quali è grato ancora oggi.

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2 thoughts on “Poli: “Iniziai come portiere. Bulgarelli mi aiutò tanto”

  1. federico galassi

    voglio ricordare al sig.fabio poli che mio padre beppe lo porto’ al modena…sono testimone di una partita di una rappresentativa in cui lui usci’ al terzo minuto perche’ infortunato….e che le trattative cominciarono tra il modena e la pianorese proprio in quelll’occasione.
    spero di essere stato chiaro

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