Porcedda rischia oltre due anni per il crac Bologna


L’ex presidente Porcedda è indagato per appropriazione indebita e ieri il procuratore Giovannini ha richiesto per lui una condanna a due anni e quattro mesi

– di Marco Vigarani –

Sergio Porcedda, ex presidente del Bologna

Sergio Porcedda, ex presidente del Bologna

Da poche settimane il Bologna ha voltato pagina con l’avvento del nuovo presidente Tacopina che ha chiuso l’era Guaraldi ma andando a ritroso nella recente storia rossoblù è impossibile dimenticarsi della breve ma traumatica esperienza legata al nome di Sergio Porcedda. Nell’estate del 2010 l’imprenditore sardo ottenne da un’ormai esausta famiglia Menarini l’80% del club, rivoluzionò l’organico con una campagna acquisti faraonica firmata da Longo, cacciò il tecnico Colomba alla vigilia dell’esordio in campionato e prima di Natale si diede alla fuga, evento di cui resta il ricordo ancora vivo dell’auto presidenziale lanciata contromano sulla rotonda del centro tecnico di Casteldebole. Le azioni di Porcedda da presidente del Bologna vennero subito messe sotto la lente di ingrandimento delle forze dell’ordine e così ieri il procuratore Valter Giovannini ha formulato una precisa richiesta di condanna a due anni e quattro mesi di reclusione con l’imputazione di appropriazione indebita. Una delle maggiori prove a carico dell’imputato è un bonifico da tre milioni di euro con cui il club rossoblù girò denaro ad una società riconducibile proprio all’immobiliarista sardo: di fatto un anomalo flusso di fondi dalla società controllata alla controllante.

Porcedda insieme a Silvino Marras e Carmine Longo

Porcedda insieme a Silvino Marras e Carmine Longo

Lo scopo di Porcedda quindi, secondo quanto riferito da Giovannini, sarebbe stato quello di approfittare dello stato di salute precario del Bologna per depredarne anche gli ultimi euro prendendo di mira in particolare i proventi dei diritti televisivi che sarebbero stati utili a ripianare i debiti dello stesso ex presidente a cui gli istituti bancari non concessero alcun credito non ritenendolo un soggetto affidabile. La difesa punta però ad alleggerire l’immagine di Porcedda data dal procuratore e spiega che il movimento di denaro dal club felsineo verso la società ASF sarebbe stato un provvedimento obbligato per cercare di trovare l’unica liquidità disponibile indispensabile per ottenere fidejussioni. Il Bologna nella vicenda non si è costituito parte civile ed attende la sentenza mentre invece lo stesso Porcedda, per il quale è stata richiesta l’assoluzione dall’avvocato Tassinari, ha disertato l’udienza dichiarando di non voler tornare da imputato in una città amata e per la quale ha profuso grande impegno.

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