Prati di Caprara Ovest inedificabili. E il tifoso del Bologna deve accontentarsi


Emergono sempre maggiori dubbi sulla fattibilità dei progetti compensativi del Dall’Ara. Intanto il Bologna sembra chiedere ai tifosi di accontentarsi

– di Alberto Bortolotti –

Nel continuo dibattito sotto le Due Torri tra il campo e le infrastrutture la battuta più bella è stata partorita da un tifoso su un frequentatissimo social a tinte rossoblù: “mi immagino le palpitazioni alla radio per seguire ‘Tutta la calce minuto per minuto’ “. Strale indirizzato a quella che pare come la netta propensione del proprietario del Bologna per il mattone (sportivo) e alla conseguente sottovalutazione del lato calcistico della sua avventura petroniana.

L’area dei Prati di Caprara: nella zona Ovest pare non si possa edificare nulla

Eppure, anche sul versante “cazzuola” c’è qualche intoppo. Su un altro social un post del collega Paolo Soglia – divenuto ai più noto per le sue recenti apparizioni tv su TRC – riguardante le aree compensative sollecita una risposta dell’assessore Lepore e una puntualizzazione del consigliere di quartiere (di Coalizione Civica, area LeU) Tomei.
La tesi del secondo ve l’abbiamo già esposta: ai Prati di Caprara ovest non si può edificare. Niente. Il primo lascia chiaramente capire come l’aria verso Saputo sia cambiata: “L’idea sulla quale dobbiamo convergere è di riuscire a dotare Bologna di uno stadio rinnovato senza cadere nelle trappole e nei dejavu che hanno regolarmente azzannato i progetti delle altre città italiane… Infine, per quanto riguarda i Prati di Caprara la questione è da scollegare dalle scelte dello Stadio. A mio parere non è infatti la questione ‘se i conti tornano’ alla quale dobbiamo guardare in quel caso ma se urbanisticamente le ipotesi di trasformazione dei Prati siano compatibili con le previsioni o in ogni caso sostenibili dal punto di vista ambientale e dei carichi di traffico“.

Il Bologna non commenta, ma qualche parole spesa nel passato può aiutare a capire. Intanto il dato che in Italia senza aree compensative non si può fare nulla. A meno che, come già fu detto, non si attenda il prossimo evento sul quale lo Stato verosimilmente metterà soldi: a spanne, Europei 2028, forse. Di sicuro la congiuntura politica non aiuta: il tentativo di ricompattarsi a sinistra porta sicuramente Lepore. ipoteticamente candidato sindaco nel 2021, ad allontanare più che possibile il mattone dallo sport, sennò si offrono ulteriori sponde a chi dall’opposizione legittimamente sgomita per salire al potere. Curioso sarebbe che in Comune non si sia accorto nessuno della inedificabilità dell’area individuata per l’outlet della moda. Oppure si potrebbe maliziosamente supporre che qualcuno se ne è accorto ma che ha taciuto per vedere se quest’arma era usabile al momento giusto…

Anche Luca Carboni rimpiange le cessioni di Diawara e Verdi

Schermaglie politiche, certo. Ma che possono seriamente incidere sugli equilibri sportivi del futuro. E che si incrociano con un processo di riabilitazione del tycoon canadese reduce da tre anni modesti, per non dire mediocri, per non dire scadenti sul piano del calcio giocato (addizione: in Canada si lamentano delle stesse cose negli stessi toni). Vedremo a Natale se era tutta colpa di Donadoni. Può darsi, se si giudica dalla voglia di lavorare di Inzaghi. Ma io ritengo che il calcio sia fatto soprattutto dai calciatori e che si sia lavorato meglio che nel passato (l’arrivo di Mattiello ne è ulteriore testimonianza) ma in modo ancora non sufficiente. E che non sarà mai sufficiente, giacché risorse per inserirsi a pieno titolo in un contesto “europeo” modello Fiorentina, in queste condizioni, sarà difficile ottenerle, se non ricominciando ogni volta daccapo, cedendo chi ha mercato. Perfino un tifoso candido come Luca Carboni, oltre tutto non esattamente un nemico di proprietà e gestione (sennò non sarebbe a Pinzolo), intervistato da Repubblica dice con chiarezza: “E forse la cosa che mi è spiaciuta di più degli ultimi anni è stata la cessione di Diawara e Verdi, due su cui si poteva fondare il Bologna del futuro“.

Parole ovvie, banali e lapalissiane, ma che cozzano con la nuova tipologia del tifoso, quello che si accontenta di sopravvivere dignitosamente – cosa che certamente Saputo assicura – senza un guizzo, rimandato a un futuro senza tempo. Parlavo di riabilitazione per dire che i paragoni con i “bussi” di Modena, Cesena e Reggiana (e prima Parma, rianimatasi in fretta, peraltro) non rendono giustizia alla figura del padrone. Per rivalutarlo non servono le comparazioni con Guaraldi, Caliendo, Mike Piazza o il contenzioso fiscale di Campedelli. Non serve neanche trovare motivi di gioia nella puntigliosa – ma non spendacciona – ricostruzione virtussina fatta da Zanetti, uno che non si è limitato a sassare il coach ma, per dire, ha fatto piazza pulita di tutto il management.

Lo sappiamo benissimo che i termini di paragone erano e debbono rimanere altri. Un grigio tran tran non c’entra nulla con il calcio. Almeno che sia bianco come la calce…

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