Premier League, il campionato più ricco d’Europa


La Premier League non bada a spese: mercato faraonico con cifre impossibili e tutto grazie alle tv ed agli introiti del merchandising delle singole società. Di Maria e Blind gli ultimi colpi

di Massimo Righi

L'argentino Di Maria, acquistato dal Manchester United per 75 milioni

L’argentino Di Maria, acquistato dal Manchester United per 75 milioni

Mercato ricco – In Premier League, il calciomercato non si è di certo svolto all’insegna del risparmio. A due giorni dalla chiusura dello stesso, il massimo campionato inglese ha visto uscire la bellezza di circa 910 milioni di euro, polverizzando ogni record e surclassando l’anno precedente di quasi 100 milioni. A farla da padrone sono state le solite squadre, con il Manchester United che è balzato intesta a tutte le follie spendendo 75 milioni di euro per assicurarsi l’asso argentino Di Maria prelevandolo dal Real Madrid, seguito dai rivali cittadini del Manchester City che hanno pagato quasi 40 milioni di euro il difensore del Porto Eliaquim Mangala, record assoluto nel ruolo. I tempi sono cambiati, ma un confronto con il passato è inevitabile. Quando il Real Madrid acquistò Zidane dalla Juventus, lo pagò più o meno la stessa somma che il Manchester United ha versato pochi giorni fa nelle casse degli spagnoli; con tutto il rispetto per Di Maria, Zidane era tutta un’altra cosa. Ma chi ha speso di più fra le ricche squadre del campionato inglese? In testa non poteva non esserci il Manchester United, che con l’acquisto del difensore Blind dall’Ajax arriva a quasi 193 milioni di euro, seguito dal Liverpool con quasi 121, il  Chelsea con circa  96,5, l’Arsenal con 83, il  Manchester City  con 62,8, l’Everton a 41,5 ed il  Tottenham con 34.

Le entrate – Il grande potere del mercato britannico sarebbe legato alla crescita dei ricavi televisivi. I club della Premier infatti, avrebbero intascato mediamente 25 milioni di sterline in più, cadauno, rispetto alla stagione precedente, vale a dire circa 31,5 milioni di euro per società. Il tutto, senza tener conto delle entrate derivanti dalla commercializzazione dei rispettivi brand (maglie, bandiere, ecc.) che come noto, ogni anno costituiscono una cospicua fetta degli introiti dei club. Di contro però, c’è l’altra faccia della medaglia, quei club indebitati che giocano in Champions e che pagano (anche) la retrocessione nella seconda lega inglese. Come sempre, sono le più ricche a spadroneggiare, mentre le più povere provano ad adeguarsi sperando di non sbagliare la stagione: della serie, noi ci proviamo comunque.

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