Pulgar in crescita: così il Bologna può superare la sindrome di Diawara


Sempre in campo, responsabilizzato e protagonista: ecco il nuovo Erick Pulgar. Con il cileno il Bologna può finalmente voltare pagina dopo l’addio a Diawara

– di Marco Vigarani –

Erick Pulgar nel giorno del suo primo allenamento a Sestola nel 2015

Quando si presentò a Sestola nell’estate del 2015, nessuno sapeva praticamente nulla di quel ragazzo con più tatuaggi che muscoli. Fisico apparentente gracile, passato da difensore ed una responsabilità pesante sulle spalle visto che in patria qualcuno parlava di lui come del nuovo Vidal.

Non fu però questo paragone a schiacciare Erick Pulgar quanto piuttosto le difficoltà enormi di quel cantiere affidato a Delio Rossi a cui fecero seguito l’arrivo di Roberto Donadoni e l’esplosione definitiva di Amadou Diawara. Spesso si pensa al solo Crisetig come vittima dell’affermazione repentina del giovanissimo guineano, ma in realtà anche il ragazzo di Antofagasta ne subì l’effetto devastante addirittura sul lungo periodo. Perchè se è vero che al suo primo anno in A Pulgar ha giocato con il contagocce, alla seconda occasione non è riuscito ad affermarsi probabilmente anche perchè il Bologna versione 16/17 non è mai stato in grado di trovare un’identità dopo aver perso il baby fenomeno passato al Napoli. La sindrome di Diawara ha propagato così i suoi effetti fino all’estate appena conclusa in cui evidentemente Donadoni ha scelto di puntare senza riserve sulle qualità del suo numero 5, caratterizzato da doti uniche in rosa e da ampi margini di miglioramento.

Erick Pulgar oggi confeziona 47 passaggi a partita con una precisione dell’82% (ph. imagephotoagency.it)

Su sette gare di campionato, ecco che Pulgar ha giocato integralmente le sei in cui è stato disponibile primeggiando nettamente su qualsiasi compagno di squadra per km percorsi (11,99 di media), prendendosi calci e responsabilità senza temere di commettere errori. Il conto delle palle perse e recuperate è negativo (29 contro 19) ma il numero complessivo testimonia chiaramente il ruolo centrale del cileno nello scacchiere rossoblù a prescindere dal modulo. Oltre a poter abbinare quantità e qualità infatti questo 23enne può giocare in ogni composizione del centrocampo tanto da centrale quanto da mezzala risultando preziosissimo in un Bologna mai come oggi multiforme. Non sarebbe onesto negare gli errori commessi in campo (terribile la sequenza contro il Napoli) e le ingenuità di un carattere magari spigoloso ma dotato di una personalità che gli ha permesso di superare due anni da comprimario senza perdere fiducia nei propri mezzi. Ora Pulgar invece è sempre in campo ed il pallone viaggia spesso dalle sue parti come testimoniato dai 47 passaggi effettuati in media ogni partita con una percentuale di precisione dell’82% con la chicca dell’assist per Palacio che ha deciso la gara di sabato scorso.

La strada per diventare davvero il nuovo Vidal è lunghissima e forse non vale neanche la pena percorrerla perchè questo Pulgar sta diventando partita dopo partita un calciatore con un’identità precisa che non ha bisogno di inseguire paragoni per quanto lusinghieri. Al Bologna basterebbe trovare nel suo giovane cileno l’antidoto giusto a superare definitivamente la sindrome di Diawara.

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