Puma a Euro 2016: dal flop della Svizzera al business di Conte


Storie curiose di maglie da Euro 2016 legate al marchio Puma: le critiche per le divise della Svizzera ed il business lanciato da Conte

– di Marco Vigarani –

Tra le tante storie di calcio raccontate da Euro 2016, ce n’è una decisamente curiosa che riguarda la Puma, nota marca di abbigliamento sportivo sponsor di diverse Nazionali. Il brand tedesco sta infatti vivendo un periodo particolarmente insolito dovendo rispondere da una parte ad accuse taglienti e dall’altra preparandosi ad incassare un inatteso bonus di vendita.

Il disastro delle maglie Puma fornite alla Svizzera (ph. Tuttosport)

Il disastro delle maglie Puma fornite alla Svizzera (ph. Tuttosport)

Tra la notizia buona e quella cattiva partiamo come al solito dalla seconda ovvero dai problemi evidenti rilevati dalla Svizzera. Contestualizziamo i fatti: durante la gara contro la Francia sono stati ben sei i calciatori elvetici a ritrovarsi la maglia strappata ovvero Embolo, Schär, Behrami, Dzemaili, Mehmedi e Xhaka due volte. A meno che gli avversari non fossero dotati di artigli o non nascondessero forbici nei pantaloncini, la vicenda è decisamente insolita e l’ex interista Xherdan Shaqiri non ha usato molti giri di parole ma sicuramente una buona dose di ironia per commentare l’accaduto: “Spero che la Puma non produca anche preservativi!“. Da parte sua l’azienda ha espresso il suo punto di vista con una nota ufficiale in cui ammette: “La nostra analisi dimostra che le magliette del match di domenica sono state fabbricate con un tessuto difettoso. Questo è dovuto a uno sbagliato controllo del calore, della pressione e del tempo di produzione. Il materiale incriminato è stato utilizzato solamente per una piccola parte dell’attrezzatura della squadra svizzera. Questa situazione non si ripeterà“. Al campo ora la sentenza.

Antonio Conte (ph Zimbio)

Antonio Conte ha invitato tutti ad indossare i colori della Nazionale (ph Zimbio)

Si spera che tale errore di fabbricazione non riguardi anche le centinaia di divise dell’Italia che in questi giorni vengono vendute in giro per il nostro Paese rispondendo all’appello del ct Antonio Conte. Dopo la gara contro la Svezia, il futuro tecnico del Chelsea ha infatti chiesto: “Oggi c’erano 9 mila tifosi italiani e non si vedevano. Mi piacerebbe che alle partite anche i nostri tifosi indossassero una maglietta azzurra“. Detto e fatto: anche se Conte si riferiva ad una generica indicazione cromatica, in tutta Italia è scattata la caccia alla maglia della Nazionale. Alcuni negozianti attualmente riferiscono di un incremento delle vendite pari addirittura al 60% rispetto ai Mondiali del 2014. Considerando che la maglia Authentic costa 150€ e la Replica 86€, è chiaro che la Puma si stia fregando le mani di fronte ai risultati ottenuti dall’Italia e all’appello del suo allenatore. I più maliziosi vedono però anche una precisa strategia all’interno di questo scenario visto che il brand tedesco paga metà dello stipendio di Conte con un contributo straordinario alle casse della FIGC.

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