“Quella” Virtus non la vedremo più. Overdose di stranieri e pick’n roll, ma al pubblico la nostalgia piace poco. Ci si entusiasma per quel che c’é e, con i tempi che corrono, è già tanto


 

Il roster della Virtus Bologna 1998-99.

Il roster della Virtus Bologna 1998-99.

Averla fatta decantare alcuni giorni non ha sortito l’effetto sperato. La conclusione resta sempre la stessa: beati coloro che hanno magnificato gli occhi con le prodezze di Danilovic e Ginobili. Intendiamoci, che il talento di questi qua fosse enormemente superiore lo sanno tutti. Che la qualità della pallacanestro che ne conseguiva fosse eccellente, la migliore mai vista in Italia, la logica conseguenza. E di solito quando hai i migliori attori ed il miglior gioco, spesso vinci. In Italia ed in Europa. Appunto. Ma quella Virtus non c’è più. Noi nostalgici di quei tempi dobbiamo metterci il cuore in pace.

Ore 20.30 di domenica 8 dicembre, Unipol Arena. Anche il “palazzo” non se l’è sentita, ed ha cambiato nome abbandonando il vincente Palamalaguti. C’è Brindisi la capolista contro la sorpresa Virtus, siamo vicini a quanto di meglio il basket italiano di oggi possa offrirci. Ne esce una partita combattuta, con qualche folata e qualche giocata con gli attributi: Motum tutta sostanza per 40’, Walsh il giocatore che non ti accorgi che alla fine ne butta 26, compresi i canestri che contano. Dall’altra parte Dyson fa qualche numero di talento (evviva!) ed un certo Bulleri (36 anni) si fa dare ancora del voi. Il Bullo, che alla fine è molto arrabbiato perché qualcuno a bordo campo non lo ha trattato benissimo e che, intervistato dal sottoscritto per Pick and Roll (sabato ore 17 ch 520 Sky), alla domanda sulla pallacanestro di 10-15 anni fa in cui lui vinceva tanto, si stringe nelle spalle. Cosi come Cazzola e Binelli, che alla stessa domanda, con un po’ di imbarazzo faticano al paragone. La sintesi comune è la stessa, oggi si gioca troppo pick and roll (quello vero e non il programma), si gioca tutti allo stesso modo ed il talento in ogni sua forma è sempre più merce rara. E quello che c’è finisce subito dall’altra parte dell’Oceano, strapagato e stracoccolato.

 

Sasha Danilovic contro Carlton Mayers.

Sasha Danilovic contro Carlton Mayers.

Tutti lo sappiamo ed oramai ne siamo assuefatti, rassegnati. Beh dai almeno però giocheranno gli italiani, uno pensa. Ci saranno i nuovi Abbio, Frosini e Binelli o Fucka, Galanda e Pilutti senza disturbare un certo Myers. Ed allora controlli bene in campo per cogliere il talento che sboccia, ma per lunghissimi minuti nel 5 vs 5 di italiani ce ne sono zero. Zero. Imbrò e Fontecchio giocano 13 e 7 minuti, Landi zero, di là oltre al Bullo (16 min), Zerini ne totalizza 21 e fa 2 punti. Alla fine vince la Virtus, il pubblico ammirevolmente numeroso (segno di una passione mai estinta), si entusiasma per le giocate decisive di Walsh, quando un tempo la palla che scotta su quel campo la giocavano Danilovic o Rigaudeau, Ginobili o Jaric e solo la fantasia sa, in quelle squadre, quale ruolo avrebbe potuto avere un Walsh qualsiasi. Ma tra pochi giorni siamo nel 2014 e la pallacanestro di oggi è questa. Prendere atto della realtà è il primo passo per “digerirla” meglio. Ed è con rispetto per la gioia dei tifosi dell’Unipol Arena che confesso che un paio di volte, alla fine della conta dei 10 stranieri in campo, ho chiuso gli occhi, sono tornato al Palamalaguti, ho visto Abbio difendere su Myers, Rigaudeau francobollato da Pilutti e Danilovic scoccare il tiro da 4, al quale è seguito l’inchino. Nell’amara consapevolezza che quella pallacanestro non la vedrò mai più.

 

Gherardo Resta

 

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