Ramagli e Boniciolli in tempesta con vista sulla Coppa Italia


Conferenze stampa tese per Ramagli e Boniciolli nonostante l’obiettivo centrato della Finale di Coppa Italia nelle due categorie

– di Alberto Bortolotti –

Valium. E’stato il comune denominatore delle conferenze stampa di Boniciolli e Ramagli, a 24 ore di distanza l’una dall’altra, dopo un primo obiettivo – non banale – centrato da entrambi i team: finale di Coppa Italia (Firenze e Jesi, non due piazze di primo piano cestistico,anche se la prima evoca alla Virtus il dolce ricordo di una Coppa delle Coppe targata Richardson vinta 28 anni fa nientepopodimenoche contro il Real Madrid) e, apparentemente, un primo, forte sospiro di sollievo dopo i travagli di BasketCity in questa prima metà di stagione. Un capitano che ha cambiato i colori cittadini è stato, in fondo, l’episodio meno eclatante.

Alessandro Ramagli si è tolto qualche sassolino dalle scarpe dopo il successo su Reggio Emilia (ph. Schicchi)

Le modalità comunicative tra i due coach sono diverse ma quello bianconero si è sforzato di avvicinarsi al suo amico giuliano: ha ritenuto evidentemente giusto sollevare il sopracciglio. In maniera diversa, senza turpiloquio o insolenze ai giocatori (apprezzabile la franchezza, cruda ma non mendace l’analisi, però forse si può supporre che l’interessato, cioè Mc Camey, abbia gradito poco, come pochissimo gradirono Candi, Montano e diversi altri), Ramagli – vincitore di due trofei su due alla guida delle V nere: Coppa Italia e campionato – puntualizza due “vincoli” che ha dovuto superare, il minutaggio degli italiani e l’impiego massiccio dei giocatori di A2 e difende la “coralità” del gioco anche in presenza di Ale Gentile.

La sua intemerata sembra voler dire: datemi qualche strumento tecnico in più e migliore e forse posso portare anche quest’anno la Virtus in alto. Intanto il guanto di sfida lanciato alla avversaria di Coppa (“che squadra voglio? La migliore!”) conferma che la versione del livornese “cazzuto” è vivissima. Interpretabile certo come un attacco ai “leoni da tastiera” ma pure a qualche raffica di fuoco amico.

Matteo Boniciolli all’attacco in conferenza stampa (ph. Giorgio Neri)

E andiamo alla F. Il dopopartita: “Abbiamo un gran tifo, poi ci sono degli integralisti dell’Isis a cui non va mai bene un cazzo: siamo 2-0 con Udine, in classifica non siamo messi male, 12-4 di record e continua a mancare Cinciarini. Abbiamo visto cosa può fare Fultz quando non è fuori per infortunio o per dichiarazioni del cazzo: sarebbe il caso di trovare una continuità che al momento non abbiamo ancora trovato…dobbiamo capire che per vincere serve squadra lunga, e Trieste sta cercando di rinforzarsi. Cribbio, come direbbero: a marzo giocheremo tre partite di fila, e a maggio nei palasport areati che ci sono in Italia in otto non potremo giocare“.

Nell’ordine. 1) Verissimo che c’è una quota di pubblico insofferente a qualsiasi mossa del tecnico. Patologico (e trasversale alle due squadre e ai due sport principali). 2) Altrettanto vero che la classifica è molto meglio di mugugni e gioco espresso. 3) Gli infortuni sono figli (anche) dell’anagrafe, oltre che del girovagare nella preseason tra parquet e campi allenamento. 4) Tenere fuori Fultz dopo le dichiarazioni è stata una scelta. Forse giusta, può essere obbligata, ma sempre una scelta. 5) Il roster lungo, ulteriormente allungato con l’arrivo strategico ma non indispensabile di Rosselli, è al tempo stesso un vantaggio e una sfiga. Occorrerà vedere quale mood prevale.

Qualche cifra e una notazione, per chiudere. Bologna ha vinto 9 Coppe Italia di A (8 la V, 1 la F) ed è non solo in testa a questa graduatoria (peraltro ci sono anche 7 sconfitte in finale, sempre 6 a 1) ma comanda anche quella della sede: tra Casalecchio e Azzarita siamo a 15 edizioni. In A2 tre vittorie petroniane, equamente distribuite tra Gira, Fortitudo e Virtus e una sola edizione ospitata, l’ultima.

La notazione riguarda l’essenza di Basket City. Che è facile trovare negli oltre 10.000 abbonati, di cui tanti in versione “professore ipercritico”, che si alternano al PalaDozza. Ma in realtà è più bello verificarla al Cierrebi. Vedere le “ragazze del Civ”, e vedere lui, seppure sconfitti da Palermo, è stato bello. Poi c’è il tifo, di casa e ospite, un batterista che detta i tempi con rullate degne di Phil Collins anni ’70 e un coro “Bologna, Bologna” che mette pari tutti. E’ gratis, e dare loro una mano sarebbe gradito. No, mica soldi, basta un incitamento. Come si faceva una volta.

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