Ranuzzi: “Ho sognato tutto l’anno la finale tra Fortitudo e Siena”


Intervista ad Alex Ranuzzi, cresciuto nella Virtus di Sanguettoli e Belinelli ma diventato capitano della Fortitudo Eagles ed ora promosso con Siena insieme proprio ai biancoblù nella finale di Forlì

– di Marco Vigarani –

Lo sport, come la vita, può indurre a fare percorsi intricati che portano ad incontri ed incroci imprevedibili di esperienze e di passione. Ne è un esempio la carriera di Alex Ranuzzi, cestista bolognese classe 1986, che dopo la formazione in Virtus insieme ai coetanei Belinelli e Vitali è stato protagonista da capitano dell’annata della Fortitudo Eagles per poi incontrare nuovamente i biancoblù pochi giorni fa nella finale di Forlì indossando però la maglia di Siena, un’altra nobile decaduta del basket italiano. Fra queste tappe si sono andati ad incastonare anche altri momenti importanti fatti di incontri con uomini come Valli e Sanguettoli, lo scontro con una realtà economica profondamente cambiata negli ultimi anni ed una grande soddisfazione a livello continentale indossando la maglia del CUS.

La Virtus Allievi 2000/01 con Ranuzzi, Vitali e Belinelli (ph. Vallesina Basket)

La Virtus Allievi 2000/01 con Ranuzzi, Vitali e Belinelli (ph. Vallesina Basket)

Per raccontare tutto questo però bisogna partire dal principio e quindi dagli anni nel settore giovanile bianconero: “Sono entrato nella squadra Propaganda B e sono rimasto in Virtus fino ai 14 anni – racconta Ranuzzi – ma sinceramente in quel gruppo con ragazzi come Vecchi (fratello del nuovo responsabile del settore giovanile, ndr), Belinelli e Vitali mi sentivo l’ultima ruota del carro anche a livello fisico. L’unico che aveva sempre apprezzamenti per me era Giorgio Valli che ho incontrato come spettatore anche l’anno scorso a Mantova. Ha sempre speso parole di incoraggiamento e stima con me e mi dispiace solo non aver raggiunto un livello tale da poter essere allenato da lui“. In Virtus poi c’è un altro incontro importante: “Sanguettoli mi ha dato la prospettiva di poter diventare un professionista, ha avuto fiducia e mi ha fatto crescere tantissimo sotto il profilo dell’etica del lavoro. È stato lui nel 2003 a chiamarmi alla Virtus 1934 dopo le esperienze a Zola e Castelmaggiore: lì ho potuto giocare contro un giovanissimo Gallinari prima di essere eliminato dalla Fortitudo di Belinelli ai quarti di finale“. Dalla Salus poi è coach Dovesi a portare Ranuzzi al Gira dove resta per quattro anni in B1 culminati con la stagione della definitiva esplosione grazie al lavoro di Salieri e con la semifinale persa ancora contro la Fortitudo ai supplementari. Nello stesso anno però arriva anche una grande soddisfazione a rendere più dolce l’epilogo: “Alle Universiadi in Polonia riuscimmo a centrare il terzo posto con la squadra del CUS Bologna: quella è una maglia che mi sentirò sempre cucita sulla pelle perchè con quel gruppo di amici ho vissuto anni straordinari“.

Ranuzzi ai tempi della sua militanza in Fortitudo

Ranuzzi ai tempi della sua militanza in Fortitudo

Nel 2010 ecco la prima esperienza in A2 con Forlì in una stagione a due volti risolta dalla grinta del nuovo tecnico che trascina la squadra alla salvezza solo all’ultima giornata proprio grazie ad una prestazione importante di Ranuzzi ma è l’anno successivo che il ragazzo cresciuto in bianconero entra direttamente in contatto con quella Fortitudo che già in due occasioni aveva spento i sogni di gloria. “Mi ha chiamato coach Salieri per propormi il ruolo di capitano della Eagles – ricorda il cestista – e nonostante un anno travagliato ho capito subito cosa rappresentasse la Fossa. È semplicemente il pubblico migliore d’Europa, portano con sè l’essenza stessa della Fortitudo e non ho alcun rimpianto ad aver lasciato un contratto in A2 per giocare davanti a loro. A livello economico quella stagione ci ho rimesso tanto lavorando anche gratis ma la Fossa è fantastica e ho sempre sognato di tornare a difendere i suoi colori“. Anche l’esperienza successiva a Castelletto non si è conclusa nel migliore dei modi per Ranuzzi ancora per problemi economici in un basket ormai rivoluzionato dalla crisi mentre invece a Mantova dopo una fantastica cavalcata verso la vittoria della Silver alcune incomprensioni con la dirigenza hanno portato all’addio compromettendo anche il mercato estivo. Almeno fino alla chiamata di Siena: “Non potevo dire di no alla possibilità di far parte di una formazione nata per vincere. È stato un anno duro sul piano fisico e della pressione perchè la gente si aspettava di vedere subito la squadra degli anni precedenti ma abbiamo fatto davvero un capolavoro dominando campionato e playoff per riportare subito in A un club reduce dal fallimento“.

L'ultima stagione a Siena si è conclusa con la promozione in A2 (ph. Mens Sana Siena)

L’ultima stagione a Siena si è conclusa con la promozione in A2 (ph. Mens Sana Siena)

Nella finale di Forlì poi i toscani hanno incrociato subito la Fortitudo e Ranuzzi ammette: “Ho sempre sognato questa finale durante tutta la stagione perchè affrontare una squadra di tale prestigio avrebbe reso questo traguardo ancora più speciale. Siena però è arrivata alla prima sfida molto più stanca ed anche se nel primo quarto pensavamo di giocarcela alla pari bisogna ammettere che in quelle condizioni non avremmo mai potuto battere i biancoblù. Abbiamo però solo rimandato di poche ore la gioia della promozione“. La formazione bolognese aveva un’arma in più: “Boniciolli ha rappresentato la svolta per la Fortudo – continua Ranuzzi – perchè ha cambiato non solo gli allenamenti ma soprattutto l’attitudine mentale: per la categoria è stato come portare Danilovic al Gira“. La costante però è sempre stata la Fossa: “Vederli tutti uniti dopo tanti anni di sofferenza è bellissimo, sanno quanto sono legato a loro tanto che anche l’anno a Castelletto andai in panchina indossando la loro maglia“. L’estate scorsa le strade di Ranuzzi e della Effe avrebbero anche potuto incrociarsi di nuovo: “I contatti ci sono stati ma mi è stato chiesto di aspettare perchè avrebbero dovuto arrivare gli americani. Forse avevano dato troppo per scontato che li avrei attesi ma avevo bisogno di certezze e quando mi ha cercato Siena non ho avuto dubbi“. E adesso entrambe hanno raggiunto il traguardo tornando ad un passo dal grande basket: “Peccato solo che non potremo guadagnare la A insieme visto che il regolamento prevede ingiustamente una sola promozione su 60 squadre“.

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