Ricordo di Emidio Martelli, volto noto del calcio bolognese


È scomparso pochi giorni fa Emidio Martelli, volto noto del calcio bolognese. Il suo ricordo affidato alle parole di Gianni Marchesini

Una vita dedicata al calcio, all’insegnamento e all’attività di geometra. Era nato il 9 febbraio 1950 a San Lazzaro, Emidio Martelli, scomparso nella seconda metà di luglio a 66 anni. Un volto notissimo nel mondo del calcio bolognese e non solo. Aspetto apparentemente burbero, grande capacità organizzativa, enorme passione per tutto quello che faceva. Così l’hanno conosciuto migliaia e migliaia di persone incrociate nelle sue molteplici attività.

A cominciare dall’attività dirigenziale calcistica. Avviata da ragazzo a San Lazzaro e poi sviluppata per un decennio al Bologna, voluto dal segretario Farnè, fra il 1976 e il 1986. Anni importanti, lui era giovane ma di contratti ne capiva più di tutti e l’allora presidente rossoblu Conti lo voleva al suo fianco al mercato. In quel periodo Martelli organizzò le prime Scuole calcio del Bologna che sfornarono tanti talenti: una impostazione assai innovativa per l’epoca. Era il segretario del Settore giovanile (dove chiamò il dottor Gianni Nanni, attuale responsabile sanitario rossoblu) negli anni in cui sbocciarono Ciccio Marocchi e Roberto Mancini: con i “suoi” ragazzi i rapporti non si interruppero mai. Roberto lo ricorda sul suo sito, Romano Fogli e Gianni Mantovani, suoi colleghi a Casteldebole, ne sottolineano le qualità organizzative e umane, pur non sottacendo qualche spigolosità caratteriale.

Emidio Martelli, storico dirigente del calcio bolognese

Emidio Martelli, storico dirigente del calcio bolognese

Gianni Mantovani, che lo conosceva bene, lo ricorda così: “Era un punto di riferimento della società, oltre agli allenatori. Gestiva i due centri di allora, Casteldebole per la primavera e la Beretti, e la Virtus per i più piccoli, partendo dagli esordienti fino agli allievi. Tanti sono i ragazzi che in questo momento ricorderanno Emidio , con il suo rigore, la sua durezza ma anche con il suo cuore votato unicamente al bene del Bologna. Tanti volti noti che hanno percorso belle strade nel calcio e tantissimi che poi lo hanno abbandonato. Io l’ho conosciuto molto prima , quando muoveva i primi passi da dirigente a San Lazzaro , dove poi avrebbe vissuto dopo i fasti del calcio. Allora ero giocatore del San Lazzaro e con lui discutevo , anche per i miei compagni, su tutto ed anche sugli esigui premi di partita in quel campionato dilettanti . Vi assicuro che era un compito improbo strappare qualche lira in più , sempre sotto lo sguardo vigile di Romano Romagnoli (al Botteghino della Mura). Poi ci siamo ritrovati al Bologna. Lui come responsabile dei settori giovanili e io come allenatore e abbiamo passato insieme alcuni anni veramente belli. Ancora oggi i ragazzi di allora si scambiano le loro foto con la maglia del Bologna su internet commentando i bei momenti trascorsi. Ecco Emidio è lì in quei ricordi e dietro a quelle foto. E sono sicuro che che stai ancora discutendo con Romano sul futuro del calcio giovanile“.

Un ritorno a San Lazzaro al fianco del presidente Giuseppe Orlandi fra il 1986 e il 1988, con l’ingaggio di Alberto Zaccheroni che non potè evitare la retrocessione. Così lo ricorda un altro dirigente storico del bolognese, Gianni Galli: “Il San Lazzaro, il primo anno, disputò un gran campionato e sfiorò la promozione con il compianto Gastone Mazzanti in panchina. L’anno seguente, Martelli rivoluzionò la squadra, anche perchè cedette i calciatori più importanti, soprattutto per ragioni di bilancio: Farneti, Treggia e Giovine al Carpi e altri. Scelse come allenatore Varrella, poi in squadre di C e B, sostituito a dicembre da Alberto Zaccheroni. Tutto questo non fu sufficiente, il San Lazzaro retrocesse in Promozione“. Quindi un nuovo quinquennio al Bologna negli ultimi anni di Corioni, fino all’arrivo dei casilliani. Rinunciò a seguire Borea alla Sampdoria, collaborò a lungo con Braida al Milan.

Dopo aver rallentato col calcio, si era dedicato allo studio di geometra, avviato da oltre 30 anni, oltre all’insegnamento mai abbandonato. Diplomato geometra alle Aldini, era stato inserito giovanissimo nel corpo insegnante dal preside Sedioli che lo teneva in grande considerazione: il rapporto con i suoi alunni occupava una parte predominante della sua vita. Legami consolidati negli anni e mantenuti attraverso periodiche rimpatriate. Rapporti importanti: lo si è visto quando, il giorno dei funerali, la funzione è stata officiata proprio da un suo ex allievo, il quale ne ha rammentato le qualità con parole commosse.

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