Rinnovo a Prandelli, ct poco vincente. Bacconi accusa: che c’entrano Osvaldo e Paletta in azzurro?


Non era inatteso, il rinnovo di Cesare Prandelli come ct azzurro. La Federcalcio ha seguito una strada temporalmente logica, legare il futuro del responsabile tecnico a quello del presidente.

”In questo momento provo una grande soddisfazione: sono orgoglioso del fatto che la Federcalcio mi abbia proposto un rinnovo biennale, a prescindere dal risultato del Mondiale: e per questo io ho dato piena disponibilità”: è il commento di Cesare Prandelli sull’accordo di massima raggiunto con la Figc per la permanenza come ct dell’Italia fino agli Europei del 2016.

Cesare Prandelli confermato CT della Nazionale.

Cesare Prandelli confermato CT della Nazionale.

“Prandelli è un bravo selezionatore che potrà anche ottenere importanti risultati con l’Italia – ha detto Dino Zoff -. La conferma fino al 2016 è un segnale importante che ha dato la Federazione. Adesso tutto dipende dai risultati e da quello che succederà in Brasile. Se porterà delle novità? E’ sempre difficile cambiare molto, ho sentito degli allenamenti itineranti in strutture della penisola ma non sono stravolgimenti importanti dal punto di vista tecnico. Totti al Mondiale? Lo porterei solo se sta bene e mi riferisco solo alle condizioni fisiche del giocatore perché se è al top è un valore aggiunto”.

Prandelli è su quella cadrega dal 1° luglio 2010.Vittorio Pozzo c’è rimasto 19 anni consecutivi, dal ’29 al ’48, vincendo due Mondiali, media vittorie 69%. Sotto Viani, Fabbri, Valcareggi e Bernardini (tre di questi hanno allenato il Bologna, tutti tranne il vicecampione di Mexico ’70!). Molto sotto Bearzot, 45% solo di successi ma il fiore all’occhiello di Spagna ’82. Percentuale che risale al 59% con Vicini e si issa al 64% con Sacchi, e siamo già nella contemporaneità.  Dove non brillano, fermandosi al 50% o sotto Maldini, Zoff, il secondo Lippi e Prandelli, mentre fanno meglio il Trap, il primo Lippi e Donadoni.

Non c’è solo una banale questione aritmetica. L’ex allenatore della Fiorentina è molto criticato anche per le convocazioni degli “oriundi”: è il caso, in specifico, di Osvaldo e Paletta. Gli strali provengono in particolare dall’analista della Domenica Sportiva Adriano Bacconi, già autore delle “match analysis” per Marcello Lippi ai Mondiali di Germania 2006 e Sud Africa 2010 (“La gara con la Francia in finale giocata male, non mi sono goduto la vittoria”), presente qualche giorno fa a una serata del Panathlon Club Bologna 1957.

La tesi di Bacconi è che costoro non aggiungono qualità al team azzurro e sono completamente estranei alla nostra tradizione calcistica. E se è vero che la storia azzurra è piena di oriundi, è parimenti vero che un conto sono Sivori e Altafini, un conto è Osvaldo. Con Destro e Immobile a posto, e Rossi recuperato se ne può fare serenamente a meno.

Alberto Bortolotti

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