Ritiri conclusi: il Bologna è ancora un cantiere


Dopo la Sardegna, Castelrotto e l’Austria sono tanti i segnali di preoccupazione sul futuro di un Bologna che sembra ancora un cantiere più che una squadra

– di Marco Vigarani –

Roberto Donadoni in panchina a dare indicazioni ai suoi (ph. Makemefeed.com)

Roberto Donadoni sta per iniziare la sua seconda stagione a Bologna, la prima dall’inizio (ph. Makemefeed.com)

L’estate di precampionato del Bologna è di fatto ormai conclusa visto che manca una settimana all’esordio in Coppa Italia ed è rimasto soltanto il test di Sestola contro la Primavera prima di iniziare a fare sul serio. Dopo il preritiro in Sardegna, il ritiro vero e proprio a Castelrotto e la tournèe in Austria è quindi arrivato il momento dei bilanci definitivi che non possono nascondere la preoccupazione per una squadra che ha evidenziato limiti strutturali tutti da valutare: basterà sciogliere le gambe dai carichi di lavoro o non sarà possibile aumentare davvero il livello se non con innesti mirati provenienti dal mercato? Al momento l’unica vera certezza di questo team è rappresentata da Roberto Donadoni e dal suo staff: un fiore all’occhiello per una società di medio calibro che farebbe bella figura anche a livelli più elevati. Il lavoro dell’equipe tecnico-tattica felsinea è estremamente eterogeneo ed organico, analizza ogni possibile dato per cercare di implementare al massimo la resa dei rossoblù sul campo e si avvale di un decina di professionisti di varia formazione: dallo studio dei calci piazzati alla biomeccanica, dall’analisi video alla fisioterapia specializzata. Questa squadra nella squadra è un valore aggiunto su cui la dirigenza bolognese punta forte (anche sul piano economico) nella convinzione che tanti ragazzi già in rosa possano e debbano evidenziare nei prossimi mesi un sensibile miglioramento aumentando così il livello delle prestazioni del Bologna.

Gastaldello in mixed zone (ph. Schicchi)

Gastaldello guiderà ancora una volta la difesa rossoblù (ph. Schicchi)

La difesa è il reparto più solido della rosa rossoblù, confermata praticamente in blocco dalle passate stagioni, evidenzia una solida alchimia tra i suoi interpreti e spesso ha fatto bella figura nelle amichevoli anche contro avversari di caratura importante. Gastaldello e Maietta i veterani, Rossettini ed Oikonomou le conferme e Cherubin il potenziale protagonista ritrovato: sono questi i centrali a disposizione a meno che le sirene del mercato non portino altrove un elemento. Essere in cinque per due posti non è facile e serviranno gerarchie precise e rispetto delle scelte ma la maturità dei professionisti in questione non lascia dubbi. A sinistra ci sono Masina e Morleo con il capitano ancora in bilico tra permanenza e addio mentre dalla parte opposta Krafth e Mbaye si giocano un posto ed ecco che nel reparto esterni troviamo il primi problemi. Nei test è spesso mancata intraprendenza da parte dei terzini e la coppia di destra non sembra attualmente una garanzia sufficiente per affrontare la Serie A. Possibile una cessione anche considerando la presenza in rosa del jolly Ferrari ma un interprete più esperto capace magari di giocare su entrambi i lati del campo chiuderebbe al meglio il reparto.

Pulgar (ph. Zimbio)

Erick Pulgar deve mostrare più continuità per meritare una maglia da titolare (ph. Zimbio)

Dal centrocampo iniziano invece i problemi più seri perchè sicuramente manca un uomo: l’identikit è quello di Blerim Dzemaili, corteggiato da settimane ma ancora non abbastanza vicino per sperare in un esito positivo della trattativa. Alternative come Barreto o Lodi indicano chiaramente la richiesta di esperienza da parte di mister Donadoni che ha bisogno di un uomo a cui affidare il Bologna nel mare in tempesta sia che la mediana si disponga a due che a tre uomini. Nagy è un prospetto interessante e potenzialmente migliore di Diawara ma fisicamente sembra leggero per il calcio italiano, Pulgar ha voglia di fare ma poca lucidità e soprattutto una pericolosa irruenza negli interventi difensivi, Donsah non è ancora al top della forma ma è sicuramente l’uomo con più gol nei piedi e questo è già un limite evidente. Crisetig resta un corpo estraneo, Rizzo fatica ad adattarsi in posizione di mezzala e Taider, cardine del primo Bologna di Donadoni, a gennaio sarà impegnato in Coppa d’Africa. Manca qualcuno in grado di velocizzare la manovra, inventare l’ultimo passaggio, passare rapidamente dalla fase difensiva a quella offensiva: di fatto serve un uomo chiave per dare un senso al gioco. Essendo ad una settimana dall’inizio della stagione non si tratta di una lacuna di poco conto.

Destro ha firmato l'ultima vittoria del Bologna a Udine (ph. corrieredellosport)

Il futuro del Bologna dipende soprattutto dal ritorno di Mattia Destro (ph. corrieredellosport)

L’attacco poi vive ovviamente l’incognita maggiore con il recupero di Destro che ieri contro lo Schalke ha mostrato tutto il suo ritardo di condizione confermando l’impressione già diffusa: prima di metà settembre sarà impossibile poter contare al 100% su di lui. Floccari rientrerà dall’infortunio entro una decina di giorni ma non può reggere da solo a lungo il peso dell’attacco e l’eventuale arrivo di Sadiq sarebbe poco più di un palliativo al pari di altri nomi che hanno al massimo assaggiato la Serie A (Trotta, Avenatti, Thiam ed altri). La colpa più grave del Bologna oggi è non aver preventivato una difficoltà numerica in attacco essendo anche legati alla necessità di non fare ombra a Destro, stella designata e simbolo rossoblù. Perso Giaccherini per scelta, si è puntato invece su una batteria interessante di esterni e mezzepunte tutte da testare nella massima categoria con Krejci e Di Francesco dal difficile ambientamento a livello fisico e Verdi chiamato ad un salto di qualità finora inespresso. La conferma di Brienza infine offre qualche certezza ma non può rappresentare la pietra angolare del nuovo Bologna.

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