Il ritiro di Pirlo. Arretrare in campo per entrare nella storia


A 38 anni si ritira Andrea Pirlo, straordinario campione capace di reinventarsi sfidando il mondo del calcio ed i suoi ritmi

– di Marco Vigarani –

Andrea Purlo ha annunciato il ritiro dal calcio (ph. Zimbio)

La carriera di uno degli ultimi grandi campioni del calcio italiano si spegne lontano, in quel Nuovo Continente che ne ha accolto gli ultimi lampi di classe. A 38 anni si ritira Andrea Pirlo e sceglie di farlo con un messaggio su Instagram: un altro segnale del tempo che passa per uno che ha iniziato a giocare da professionista poco dopo l’invenzione degli SMS. “Non finisce solo la mia esperienza a New York, ma anche il mio viaggio come calciatore e per questo vorrei cogliere l’occasione per ringraziare la mia famiglia e i miei figli per il sostegno e l’amore che da sempre mi danno, ogni squadra in cui ho avuto l’onore di giocare, tutti i compagni di squadra con cui ho avuto il piacere di stare insieme, tutte le persone che hanno reso la mia carriera così incredibile. E ultimi, ma non per importanza, tutti i tifosi in giro per il mondo che mi hanno sempre supportato. Avrete sempre un posto nel mio cuore“. Di rimando nelle ultime ore piovono migliaia di attestati di stima ed affetto da parte di colleghi e tifosi di ogni nazionalità e fede che negli anni sono stati conquistati dal talento bresciano. Non è stato certamente un amore nato grazie all’empatia visto che Pirlo ha distribuito sorrisi con la frequenza con cui ha realizzato gol di testa, ma il linguaggio universale del calcio è bastato a renderlo un idolo assoluto.

Pirlo solleva la Coppa del Mondo nel 2006 (ph. Twitter)

La sua storia però è anche quella di un uomo intelligente capace di adeguarsi al contesto applicando le proprie doti in modo nuovo senza snaturarsi. Le prime annate di Pirlo lo hanno visto giostrare pochi metri dietro gli attaccanti da fantasista raffinato capace di prendere anche in mano la Nazionale Under 21. Poi sono arrivati gli anni difficili proprio quando invece la sua stella avrebbe dovuto iniziare a brillare in modo più intenso ed è stato il destino a scegliere per lui. Prima il ritorno al Brescia in cui sulla trequarti predicava calcio Baggio poi l’incontro con il vate Ancelotti e l’approdo al Milan. Da fantasista a regista: qualche metro più indietro sul campo, ma un enorme passo avanti verso l’eterna gloria calcistica. In un’epoca che ha glorificato soprattutto funamboli e goleador, Pirlo ha riacceso le luci dei riflettori sul ruolo focale del gioco del pallone diventando unico ed inimitabile. Non ha mai avuto il fisico per resistere al pressing forsennato ma gli sono sempre bastati fosforo e tecnica per far circolare il gioco più velocemente di qualsiasi marcatura. Alle invenzioni geniali per i compagni ha poi abbinato quelle personali: i calci di punizione imparabili che erano una sentenza già al momento della rincorsa e che hanno preso anche un nome da film horror. La “Maledetta” ha colpito praticamente ad ogni latitudine del globo con una precisione chirurgica stimolando almeno un paio di generazioni ad affinarne l’imitazione.

La vera gloria per un calciatore infatti forse non è tanto nel palmares (e quello di Pirlo sarebbe comunque ricchissimo con 6 Scudetti, 2 Champions League e 1 Mondiale) ma nell’invogliare qualcun altro a seguirne le orme. E nel Nuovo Millennio milioni di palloni sono stati colpiti cercando di imitare il tocco perfetto del regista rossonero-bianconero-azzurro. L’amara verità però è che per il momento i risultati non si vedono perchè non sembra scorgersi all’orizzonte qualcuno pronto a prendere l’eredità di Pirlo. E forse non non lo vedremo mai.

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