Rizzoli: “Sì alla goal-line technology, ma attenzione alla moviola”


L’arbitro bolognese Nicola Rizzoli ha ricevuto la “Torre di Maratona” e ha parlato di tecnologia in campo, dell’esperienza al Mondiale ma anche del futuro del Bologna

– di Luca Nigro –

Nicola Rizzoli alla premiazione

Nicola Rizzoli alla premiazione

E’ stato il fischietto bolognese Nicola Rizzoli, a ricevere dal Panathlon Club Bononia la “Torre di Maratona”, riconoscimento che, alla fine dell’anno solare, va al personaggio felsineo distintosi più di altri nello sport per le sue capacità tecniche e i suoi valori umani. Scenario della premiazione, il Circolo della Caccia di via Castiglione nel quale Rizzoli, ha ripercorso il suo fantastico 2014 con l’apice raggiunto nella finale mondiale del 13 Luglio tra Germania e Argentina. “Sono onorato di aver ricevuto questo prestigioso riconoscimento. Vuol dire che ho operato bene. Questi premi così importanti, sono uno stimolo per fare ancora meglio in futuro”. Queste le prime parole di Rizzoli alla consegna della “Torre di Maratona”. Ma l’arbitro bolognese si sa, è uno di quei direttori di gara a cui piace il dialogo sia in campo che fuori. Lo dimostra la sua loquacità e disponibilità nel rispondere a tutte le domande. Dalla goal technology alla moviola in campo, dall’utilità degli addizionali di porta, passando per le emozioni avute nella finale mondiale e concludendo con una sua considerazione sul futuro del Bologna.

Si parte inevitabilmente dalla tecnologia, argomento che ormai da qualche anno, periodicamente tiene banco e divide l’opinione pubblica. Il Consiglio Federale in questi giorni, con operatività dal prossimo campionato, ha approvato l’adottamento della “goal-line”, la tecnologia che darà un grande supporto agli arbitri nelle situazioni di estrema difficoltà sui “gol no gol”. Adesso l’ultima parola spetta alle varie Leghe, ma la sensazione è che vi sarà ampio consenso. Rizzoli su questo, si mostra molto favorevole: “E’ un dato di fatto che la tecnologia, se usata bene, è un ausilio da cui non si può più prescindere. La goal-line technology è di sicuro un supporto utilissimo per i direttori di gara. In un secondo, con un apposito orologio che si ha al polso, ci viene segnalato l’eventuale gol. Ma la cosa ancor più importante è che, dopo la convalida della rete, la segnalazione viene proiettata sugli schermi dello stadio così da far vedere a tutti il messaggio arrivato all’arbitro. Questo è sintomo di trasparenza. E gli ultimi Mondiali ne sono stati un esempio”. Il Consiglio Federale ha inoltre confermato gli addizionali di porta anche per la prossima stagione: “Ed è un’altra cosa importante –dice Rizzoli- visto che lo scorso anno su 10 episodi critici di “gol no gol”, 9 sono stati valutati correttamente. Ma l’obiettivo principale degli addizionali è soprattutto il controllo, la divisione dei compiti e la prevenzione. Quindi l’arbitro, ha tante altre opportunità di confrontarsi con loro, soprattutto sulle situazioni in area di rigore. L’esperienza con gli addizionali la faccio ormai da sette anni e posso garantire che se la squadra funziona ed è preparata, si possono controllare tantissime situazioni ed il margine di errore diventa minimo, sia in area che non”. Quando il mirino si sposta sulla moviola in campo, il fischietto bolognese ha qualche dubbio a riguardo: “Non sono ne favorevole ne contrario, però c’è da fare la distinzione tra soggettività, che ci viene imposta dal regolamento, e oggettività. Io non credo che la telecamera, nel caso di giudizio dell’arbitro, possa aiutare più di tanto visto che, sull’assegnazione di un fallo, siamo sul campo della soggettività. Il rallenty, toglie la dinamica e tante volte ti fa vedere le cose in maniera diversa. Poi, sul terreno di gioco si valuta attraverso i cinque sensi di cui siamo dotati, la tv invece te ne da solo uno. Quindi tra le due, preferisco di gran lunga le sensazioni che respiri in campo. Se in un futuro ci diranno di applicare anche la moviola, troveremo un modo per usarla al meglio. Bisognerà anche vedere i tempi, perché ricordo che il gioco inevitabilmente dovrà rimanere fermo. Oggi comunque non c’è, mentre la goal-line si. Concentriamoci su questo. Personalmente uso la moviola come mezzo di studio”.

Rizzoli in azione durante la finale del Mondiale (ph Zimbio)

Rizzoli in azione durante la finale del Mondiale (ph Zimbio)

Successivamente, si passa al commento della finale mondiale di Rio de Janeiro: “Quando sei dentro il tunnel del Maracanà prima di entrare in campo, vedi il pallone, la coppa del mondo, lo stadio gremito e i tifosi di due nazioni che tifano, senti un’emozione indescrivibile. Ma appena inizia la partita, tutto passa e ti concentri solo su quella. Posso dire che l’ho goduta in pieno quando mi sono rivisto appena tornato in Italia. Onestamente, rivedendola, cambierei la decisione sul fallo fischiato a Higuain sull’uscita di Neuer. L’attaccante effettivamente non fa fallo e se avessi fatto proseguire, forse sarebbe stata la decisione più equa”. Alla domanda se un arbitro a fine gara deve scendere in sala stampa per commentare tecnicamente il suo operato, Rizzoli è categorico: “Ad oggi no. Non perché l’arbitro non voglia farlo, ma perché penso che in Italia al momento, a caldo, non ci siano le condizioni. Per dialogare bisogna essere sempre in due e soprattutto se uno parla e si apre al confronto, l’altro deve essere sempre predisposto ad ascoltare. In Italia purtroppo quasi nessuno vuole ascoltare. Quando sei tifoso e vedi una cosa dal tuo punto di vista, non posso convincerti del contrario. Detto ciò, sono fautore del dialogo e credo che al giorno d’oggi sia giusto averlo. Ricordo che io sono stato in radio, mentre Rocchi è andato in tv dopo una partita ricca di polemiche e penso abbia parlato bene. Noi la faccia ce la mettiamo sempre e nessuno può dire che quando sbagliamo ci tiriamo indietro. Ogni decisione in campo la prendo in buona fede, sapendo di aver fatto di tutto per arrivare alla decisione migliore consapevole altresì di poter sbagliare e, di fronte ad un errore, non avrei problemi ad ammetterlo”.

Inevitabilmente, essendo Rizzoli bolognese ma anche architetto di professione, il discorso si focalizza sul Bologna e sull’eventuale ristrutturazione del Dall’Ara: “Il Bologna aveva bisogno di entusiasmo e credo che la nuova proprietà americana sia riuscita a trasmetterlo, cosa questa molto positiva. Se tutto ciò è seguito da progetti, ambizioni e sogni che portano al rifacimento dello stadio, io allora preferisco sognare. Sulla ristrutturazione dico che ho fatto la tesi in restauro. Non sono un conservatore, per cui non penso che lo stadio essendo tutelato, non debba essere ritoccato. Ma nello stesso tempo amo i simboli, radicarmi nel luogo e quindi non sposterei mai lo stadio di Bologna. E’ nato li e a mio parere deve rimanere dov’è perché rappresenta una storia e una città. Io, avendo avuto la fortuna di arbitrare una gara ufficiale al Dall’Ara tra Catania e Chievo, spareggio per non retrocedere in B, mi sono reso conto che dal campo si vede San Luca. Solo per questo motivo, il Dall’Ara per me è intoccabile. E’ il valore aggiunto che mi fa dire, da bolognese, che lo stadio deve rimaner lì. Semmai decideranno di avviare la ristrutturazione, mi auguro che manterranno almeno un simbolo storico e la Torre di Maratona di sicuro lo è”.

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