Roberto Donadoni e il Bologna, un girone dopo


Dall’Atalanta all’Atalanta, ripercorriamo l’ottimo girone del Bologna sotto la guida di Donadoni, tra le voci che accostano il tecnico rossoblù alla Nazionale e un finale di stagione da onorare, per evitare un Malesani-bis

– di Luigi Polce –

Donadoni nel giorno del suo esordio sulla panchina del Bologna: si parte con il 3-0 all'Atalanta (ph. corrieredellosport)

Donadoni nel giorno del suo esordio sulla panchina del Bologna: si parte con il 3-0 all’Atalanta (ph. corrieredellosport)

Roberto Donadoni, un girone dopo. Ben diciannove partite fa iniziava la nuova era del tecnico ex Parma alla guida di un Bologna depresso e invischiato nella bagarre per evitare la retrocessione, risollevato grazie a pochi ma mirati aggiustamenti: maggior spinta offensiva, Rossettini terzino con Maietta ripescato dal mazzo dei centrali e una mediana che, dopo alcune settimane di rodaggio, ha quasi sempre fatto affidamento sul trio Donsah-Diawara-Taider. I risultati stanno tutti dalla parte di Roberto: 30 i punti conquistati, frutto di 8 vittorie, 6 pareggi e 5 ko, con una media di oltre un punto e mezzo a partita (1,58 per essere precisi) e la soddisfazione di aver battuto Napoli e Milan oltre a costringere sul pareggio Roma, Lazio, Fiorentina e soprattutto la Juventus, risultando a conti fatti l’unica formazione a non aver perso (senza neppure concedere un tiro in porta) ai bianconeri reduci da 18 vittorie in campionato nelle ultime 19 uscite, tappa al Dall’Ara (appunto) esclusa. Un cammino insomma più che positivo, che ha nuovamente puntato i riflettori addosso ad un allenatore quasi sempre sottovalutato in Italia, bravo nel non crollare l’anno scorso durante la tragicomica stagione di Parma e bravissimo ad accettare (e vincere) la sfida all’ombra delle Due Torri. Ora il compito più difficile spetta alla dirigenza rossoblù: convincere Donadoni a restare e diventare il perno del progetto del Bologna che verrà, rifiutando la corte della Nazionale (non è un mistero che per Tavecchio sia il primo nome nella lista dei papabili sostituti di Conte) oppure un’ipotetica chiamata dalla Milano sponda rossonera.

Due punti nelle ultime otto giornate per il Bologna di Malesani nel 2010/11 (ph. trc)

Due punti nelle ultime otto giornate per il Bologna di Malesani nel 2010/11 (ph. trc)

Tutto molto bello, anche se un piccolo neo in un cammino altrimenti ai limiti della perfezione c’è, ed è rappresentato dal finale di stagione che attende il Bologna da qui al prossimo 15 maggio, giorno di Chievo-Bologna che farà calare il sipario sulla serie A 2015/16. Perchè se è vero che lo 0-0 contro la Juventus resterà una delle soddisfazioni più grandi per il popolo rossoblù, non si può nascondere il fatto che dopo quella partita Mirante e soci, anzichè trarre una spinta e una motivazione ulteriore per provare a fare ancora meglio, si siano un po’ seduti e abbiano tirato i remi in barca. Un calo fisico ma probabilmente soprattutto psicologico, che può anche starci dopo una rimonta così lunga e stremante. Fatto sta che, dopo la sera del 19 febbraio, i rossoblù non sono più stati capaci di vincere: 0-0 a Palermo, 0-0 col Carpi e il ko per 2-1 a San Siro contro l’Inter, quando almeno Brienza nel finale ha posto un freno all’emorragia di gol che durava dalla rete di Destro ad Udine, nel giorno di San Valentino. E proprio come ogni innamorato che si rispetti, anche il tifoso del Bologna non vuole che la sua dolce metà si trascuri o si lasci andare via, forte di una salvezza praticamente in tasca, da qui alla fine della fiera. Già a partire dalla gara di Bergamo contro l’Atalanta allora, i rossoblù sono chiamati ad una nuova scossa, pur senza Destro, per non rischiare di macchiare quanto di buono fatto sin qui. Perchè l’amore resta, quello è imprescindibile. Ma sarebbe davvero un gran peccato ricordarsi di questa stagione pensando ad una squadra in vacanza già da fine febbraio. Dei paragoni con il Bologna di Malesani (salvo a marzo, 2 punti nelle ultime 8 nel 2010/11), ne faremmo davvero volentieri a meno.

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