Roma, che disastro! Due rossi e tre gol incassati, addio Champions


La Roma saluta la Champions: all’Olimpico, la squadra di Spalletti sprofonda nelle follie di De Rossi ed Emerson; il Porto ne fa 3 e va avanti

– di Tiziano De Santis –

Felipe svetta in area di rigore e colpisce di testa per lo 0-1 Porto (ph. Channelnewsasia.com)

Felipe svetta in area di rigore e colpisce di testa per lo 0-1 Porto
(ph. Channelnewsasia.com)

Quello che va in scena all’Olimpico è un vero e proprio horror per la squadra e i sostenitori giallorossi: il massacro viene servito da un Porto cinico e aiutato dalla doppia inferiorità numerica dei padroni di casa. Clamoroso, considerando il buon pareggio ottenuto al do Dragão dalla squadra di Spalletti, risultato piuttosto stretto se si tengono in considerazione le diverse occasioni da rete costruite in trasferta dai capitolini. Nel match di ritorno, è De Rossi a prendere il posto dello squalificato Vermaelen in una linea difensiva completata da Manolas, Peres e Juan Jesus. Proprio quest’ultimo, dopo appena 8 minuti, si fa cogliere impreparato nella copertura di Felipe, scaltro a prendere il tempo al terzino giallorosso e a sfruttare nel modo migliore la bella punizione dalla sinistra di Otavio, svettando in area di rigore ed insaccando, con un gran colpo di testa, la palla dello 0-1. Siamo solo a inizio partita, è vero, ma qualcosa è già cambiato: mentre Nainggolan impensierisce Casillas con un sinistro forte ma rasoterra, il centrocampo fatica e non poco a far filtro per una difesa spesso lasciata sguarnita ai contropiedi avversari.

Il rosso a De Rossi dopo il brutto fallo su Maxi Pereira (ph. Lastampa.it)

Il rosso a De Rossi dopo il brutto fallo su Maxi Pereira
(ph. Lastampa.it)

Basterebbe cercare di limitare i danni per ulteriori 6 minuti ed entrare negli spogliatoi con un solo gol di scarto, eppure, al 39′, qualcosa cambia e non in meglio per i ragazzi di Spalletti: già, perchè Capitan Futuro perde testa e controllo del piede e frana malamente a martello sulle gambe dello sventurato Pereira, costretto a uscire e non vedere più il terreno di gioco. Certo non è la prima volta che De Rossi cade in gesti troppo irruenti e poco intelligenti, nonostante il probabile tentativo di recuperare la sfera. Spalletti deve, di conseguenza, ricorrere ai ripari e decide di sostituire Paredes con Emerson, per non smontare completamente il muro della propria difesa, già espugnato nella prima frazione di gara e dotato di un condottiero in meno per ben 50 minuti.
Eppure la fiducia del tecnico di Certaldo non viene ben ripagata dal nuovo entrato, che, al 5′ della ripresa, crolla, da dietro, sulle caviglie di Corona, raggiungendo De Rossi nel tunnel degli orrori e lasciando i propri compagni addirittura in 9.

L'esultanza dei giocatori del Porto dopo la vittoria, all'Olimpico, contro la Roma (ph. Agi.it)

L’esultanza dei giocatori del Porto dopo la vittoria, all’Olimpico, contro la Roma (ph. Agi.it)

Nonostante il pubblico, a questo punto, si sia già arreso nel silenzio più assordante che un tifo possa gridare, la Roma avrebbe l’opportunità di realizzare il pari in più di un’occasione, segno che sarebbe bastata un pò più di esperienza per sfruttare le praterie concesse dal Porto e ottimizzare le diverse palle-gol, e invece la presenza di soli 9 uomini in campo converge in un contropiede perfetto di Layun, il quale, al 73′, dà un senso nel miglior modo possibile alla solitaria galoppata che lo vede solo davanti a Szczesny, aggirato dopo un’uscita folle e battuto nuovamente per il raddoppio degli ospiti. L’incontro sembra non voler più dire nulla, ma c’è ancora tempo, due minuti più tardi, per la perla messa a segno da Corona, che, mandato fuori giri Manolas con un elegante cambio di direzione in corsa, spara il siluro del definitivo 0-3, regalando agli undici di Nuno Espírito Santo la vittoria e i 3 punti indispensabili per continuare il cammino in Champions.

Alla Roma non rimane che l’Europa League, triste e amara consolazione per chi sa di essere stata padrona della discesa da un treno passato e già troppo lontano, tra il ricordo e il vuoto di chi ha perso la testa, per un breve, lungo attimo durato 90 minuti.

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