Rosetti illustra tutti i dati del successo del VAR: più gioco e meno falli


Incontrando i giornalisti sportivi, Rosetti illustra tutti i dati del successo dell’esperimento VAR in Serie A

– di Alberto Bortolotti –

Roberto Rosetti spiega ai giornalisti sportivi il successo del Var (ph. Zimbio)

“Provate a pensare al mani di Henry, o all’eliminazione degli USA da parte di Panama”. E’ Roberto Rosetti, direttore del progetto Var, a esprimersi così durante il seminario dell’Unione Stampa Sportiva Italiana in corso al centro Giulio Onesti all’Acqua Acetosa a Roma. I giornalisti di tutta Italia hanno visto diversi episodi controversi e soprattutto ascoltato i dialoghi. Per esempio Rocchi durante il derby capitolino dice a Immobile, colto in fuorigioco al 2′ dal Var, “come cazzo fai a esser sicuro che era buono” e il centravanti bianco celeste abbozza e sorride. Una leggerezza impensabile fino a qualche mese fa.

Diamo i numeri? Diamoli. Il tempo medio di decisione sugli episodi
contestati passa da un iniziale 82″ a 29 alla fine del girone di andata. Le decisioni cambiate scendono dai 155″ dell’avvio di stagione agli attuali 75, di cui 33 sono in on field review (il ri-controllo del fischietto al monitor sul campo). Il tempo effettivo dall’anno scorso sale da 50 e 30 a 51 e 10 minuti di media per gara. Ci sono circa 5 controlli a partita. Gli “over rule”, ovvero i cambiamenti, sono 3 a giornata. Sono calati i falli e cresciuti i rigori. Le ammonizioni portano un -19% di cui -14% per proteste. Le simulazioni -23%, i rossi da 51 a 40, per condotta violenta da 17 a 13. Nessun tecnico, nell’incontro di lunedì a Milano, ha chiesto di innestare la retro. Anche i più riottosi, come Allegri e Inzaghi, hanno offerto collaborazione e semaforo verde.

Sulle tematiche più controverse si discute. I falli di mano sono molto soggettivi, ma la linea, come è successo a Skriniar contro la Lazio e Paolo Cannavaro opposto al Toro, è di non fischiare mai un rigore se la palla va sull’arto dopo aver colpito un’altra parte del corpo.

Altri dettagli tecnici: tutte le telecamere “dedicate” di Sky e/o Mediaset sono a disposizione del Var. L’Avar (ovvero assistente davanti al monitor) racconta quel che accade mentre il Var sta revisionando. Gli allenatori vogliono capire, dice Zenga? Bene, risponde Rosetti, la spiegazione al tecnico da parte del quarto uomo (se sussistono le condizioni “ambientali”) è assolutamente una possibilità contemplata.

Cosa costa il VAR? Non è stata acquisita la tecnologia ma comprato un servizio dal provider Hawk-Eye (quello del “falco” tennistico, per intendersi). Rosetti, baldanzoso, e anche orgoglioso, sostiene che “costa meno della gol line technology” – ma non dà le cifre -. E l’IFAB (ovvero i custodi delle regole) sta approntando una versione light del progetto per le categorie minori.

“Io e Nicola (Rizzoli) non entriamo nello spogliatoio. I ragazzi debbono fare gruppo tra di loro. Lo so che mi chiedete del challenge da parte del tecnico/capitano: è da vedere”. Ma lei ha un’opinione? “Ne ho sempre tante”. E’ presto.

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