Sandro Donati alla Pol. Pontevecchio: dagli allenamenti giovanili al doping


Diversi sono i temi della lezione del prof. Sandro Donati, ospite alla Polisportiva Pontevecchio: dagli allenamenti giovanili al doping

– di Tiziano De Santis –

Il prof. Sandro Donati (sx.), invitato all'evento organizzato dalla Polisportiva Pontevecchio (ph. Sportpress.it)

Il prof. Sandro Donati (sx.), invitato all’evento organizzato dalla Polisportiva Pontevecchio
(ph. Sportpress.it)

L’identità di Sandro Donati viene associato nel quotidiano al nome di Alex Schwazer, atleta italiano specializzato nella marcia e campione olimpico della 50 km a Pechino 2008, nonché bersaglio numero uno della maggior parte dei media nazionali ed internazionali nel mese di agosto, quando la corsa del 31enne di Vipiteno si è interrotta per un periodo di ben 8 anni dopo la sentenza anti-doping emanata dal Tas durante le ultime Olimpiadi di Rio.
Sandro Donati, tuttavia, oltre ad allenare il marciatore più famoso degli ultimi tempi, risulta essere uno dei massimi esperti di metodologia e preparazione sportiva al mondo, un filosofo e intellettuale dello sport come pochi.
A suscitare l’attenzione dei presenti all’incontro organizzato dalla Polisportiva Pontevecchio sono stati, sin da subito, i riferimenti di Donati al tema degli allenamenti giovanili, il vero punto di partenza di ogni singola carriera e, pertanto, uno degli aspetti fondamentali della vita di un atleta. “Ritenuto quasi un’attività secondaria“, lo youth training è il tassello di partenza dello sport di alto livello che la maggior parte degli appassionati seguono ogni giorno tramite monitor e carta stampata. “In realtà è attraverso la gestione dell’attività giovanile che si formano allenatori e dirigenti“, ricorda Donati con una nostalgica franchezza, perchè “le problematiche da risolvere con i ragazzi ti fanno poi arrivare ad operare nell’alto livello con un bagaglio più vasto e, nel contempo, dettagliato nella distinzione delle capacità individuali“. La crisi dell’atletica, a tal proposito, è un problema serio e sempre più radicato nel nostro Paese, dovuto alla “diminuzione dell’applicazione allo studio della disciplina e della metodologia dell’allenamento, un tempo insegnata dall’atletica stessa a tutti gli sport“. Dagli anni’70 ad oggi, infatti, il percorso di questa materia si è inabissato nell’ “arroganza che l’ha portata a pensare di essere il numero uno dello sport olimpico internazionale“. L’elevatezza della persona che è dietro la figura di Sandro Donati viene evidenziata proprio dagli occhi critici con cui un figlio dell’atletica diventa padre e studioso della medesima: chi accomuna le varie forme di sport sbaglia perchè ciascuna di esse ha la sua dignità e le sue caratteristiche, visibili nella forma espressiva degli esercizi svolti. Il lavoro di un giovane altro non è che una forma di crescita cui può contribuire l’allenatore da cui un ragazzo viene aiutato e accompagnato.

Alex Schwazer (ph. Left.it)

Alex Schwazer (ph. Left.it)

Cos’è lo sport se non lo studio di una sfaccettatura dell’essere umano? E come fa lo sviluppo delle attitudini di un giovane a non dipendere dalle discipline scientifiche in primis e dalle esperienze dell’attività sportiva generale? “I giovani allenatori dovrebbero confrontarsi con colleghi di altri discipline e non rinchiudersi nella nicchia della propria specializzazione” tuona il prof. Donati: “Perdere delle idee costruttive può derivare proprio dall’assenza della discussione con i propri collaboratori, anche e soprattutto se di incanalature diverse questi ultimi“. Il riferimento metaforico per eccellenza è l’atletica, manifestazione dello sport individuale sia per quanto concerne il raggio dell’atleta, sia per quanto riguarda quello dell’allenatore, distante sul piano fisico e dialogico con il proprio collega. Il merito più grande di un istruttore è quello di far crescere il talento del ragazzo seguito e questo dovrebbe essere “il primo passo per una rinascita dell’atletica“. Qualità e quantità crescenti devono fondersi nel fine degli esercizi da applicare quotidianamente, per stimolare i processi fisiologici e consolidare le capacità di rendimento in gara: l’allenamento è, di conseguenza, l’esatto contrario di un processo statico, bensì un “cambiamento continuo“: attraverso la curiosità l’allenatore può presentarsi con un dubbio e una prospettiva sempre nuovi. La successione di movimenti di uno sportivo, al tempo stesso, si collega con le capacità di forza del soggetto. L’addestramento parte dai bambini, ma le spugne umane per eccellenza assorbono da anni un tipo di allenamento ripetitivo e fermo nella propria costante univocità: tutto ciò va di pari passo alla morte della fantasia motoria. Ma Donati affronta anche il tema probabilmente più nocivo per la crescita del singolo atleta: il doping. “Il caso Alex Schwazer è un crimine sportivo fatto nei confronti di un ragazzo integro e più forte degli altri: lui avrebbe sicuramente vinto tutte e due le gare delle Olimpiadi, purtroppo lo hanno capito in tempo e lo hanno fatto fuori“: certo l’ironia non manca nelle parole di chi ha sempre combattuto a testa alta. Un altro cancro che affligge il mondo sportivo è il sistema clientelare, il vero omicida dell’aspirazione a un aumento del numero di atleti: dalla politica allo sport non c’è alcuna differenza negli ultimi anni, e nessuno, in Italia, si interroga sul motivo della destinazione dei soldi pubblici alle ben 8 squadre militari, un eccesso per la nostra penisola. I danari potrebbero essere veicolati in maniera diversa dallo Stato, attraverso, per esempio, l’ente locale o borse di studio.
Ma il mondo dell’atletica è una favola rimasta troppo assopita nelle proprie convinzioni per destarsi alle truffe dei potenti.

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