Sarà STravecchio ma non è detto non funzioni


Tavecchio non pare essere la figura giusta per il rilancio del calcio italiano. Serve una figura tecnica e forte come Platini, Beckenbauer e Rumenigge. Albertini scaricato anche dagli oppositori

di Alberto Bortolotti

 

CarloTavecchio, nuovo presidente della FIGC

CarloTavecchio, nuovo presidente della FIGC

Ci sono stati tre avvenimenti recenti che hanno suscitato indignazione degna di miglior causa. Al primo posto l’abbraccio tra PD e Forza Italia, vinta la partita parlamentare sul Senato, e in specifico quello tra l’ex ministro Romani e l’attuale, Boschi; al secondo la lectio magistralis universitaria ( in realtà un contributo di una decina di minuti fuori dalle aule della Sapienza) di Schettino; al terzo l’elezione di Tavecchio a presidente della Federcalcio.
A me il “dagli a quel cane” non è mai piaciuto, e non mi garba chi si indigna di professione, corrente di pensiero e politica oggi, invece, molto praticata. Per cui istintivamente solidarizzo con i reprobi, che spesso sono solo persone colpevoli, più o meno come tanti di noi, e apparentemente del tutto inadeguate al ruolo.
Preciso: che il nuovo capo del calcio abbia emesso un assegno a vuoto non è una bella cosa, ma non giustifica il casino che gli è stato montato contro. D’altra parte, di fronte al suo excursus razzista, dire – come ha fatto il suo vicepresidente vicario Mambelli – che ha adottato a distanza tre bambini del Benin non risolve minimamente il problema, uno può fare quelle cose (anche se non sarà il caso suo) per lavarsi la coscienza.
Premetto che avrei eletto Gianni Rivera a capo del pallone italiano. Tavecchio rappresenta la versione minimalista (non a caso si è fatto padrineggiare da Lotito e Galliani) dilettantesca (nel senso letterale del termine, presiedendo la LND) un po’ troppo commerciale (erba sintetica) dello sport più importante del nostro paese. Credo che occorra una figura tecnica, riconoscibile e credibile che ci possa portare a un livello simile a Francia e Germania che schierano Platini, Beckenbauer e Rummenigge. Non Albertini, debole vicepresidente di epoca abetiana e scaricato anche dagli oppositori di Tavecchio. 
Si dice che il neo presidente sia povero di lessico straniero, invece mi pare delle volte fare a pugni con la lingua italiana. Lo stesso incidente di Opti Poba parte da un concetto giusto per allargarsi a discorso da bar di Ponte Lambro, camicie e fazzoletti verdi belli in evidenza. E il bello è che per buona parte dell’uditorio quella frase maldestra non è un problema, anzi una divertente spiritosaggine su gente inferiore. Che il calcio sia rimasto, su certi aspetti, all’età della pietra è purtroppo una certezza assoluta.

E a questo proposito dobbiamo segnalare l’ennesimo tonfo dei media, oltre che del “nuovismo” nello sport e in politica. Da Malagò a Renzi è difficile pensare che l’ascesa al soglio del “lumbard” sia gradita, forse l’inserimento di Uva come direttore generale attenua, nella speranza che i vicepresidenti siano presentabili (Lotito e Macalli appartengono alla categoria degli improponibili). Andrea Agnelli e Barbara Berlusconi hanno trangugiato fiele: del resto la seconda il problema anagrafico ce l’ha in casa…
Gazzetta e Sky l’hanno buttata sull’etica e sull’immagine e hanno perduto su tutto il fronte. Idem Repubblica e Corriere. Con i giornali non vinci le elezioni politiche, sennò non si spiegherebbero i ripetuti trionfi di Berlusconi, ma perdi anche quelle federali. I media proprio non fanno più opinione.
Cosa farà Tavecchio? Verosimile pensare che provi ad accoppiare un accresciuto peso delle Leghe con un rilancio della Nazionale. Cercare subito Conte è una mossa scontata ma poco “federale”, quasi un tentativo di recuperare con la Juve. E dà all’esterno una sensazione sgradevole, cioè che sia tutto precombinato, si perde e tutti hanno un piano B, Prandelli si dimette avendo il posto e Conte idem. Troppo sofisticata, l’ipotesi, ma ti ci fanno pensare. E non è bello.
Apprezzerei molto che si rendesse conto di poter star lì un paio d’anni, non di più. Dato che, andreottianamente, “il potere logora chi non ce l’ha”, Tavecchio si innamorerà di quella cadrega. Per quanto mi riguarda, spero fortemente in un investimento sulla maglia azzurra. Il resto mi interessa il giusto.
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