Sauro Frutti: “Senza un valido progetto tecnico non si va lontano”


Uno come lui, là davanti avrebbe fatto comodo. Classe, potenza, ma soprattutto fiuto del gol. Venticinque per la precisione furono quelli messi a segno da Sauro Frutti nei due anni di permanenza con la maglia del Bologna, 16 dei quali decisivi per il pronto ritorno dei rossoblù dalla C alla B.

Sauro Frutti, in panchina col Mantova

Sauro Frutti, in panchina col Mantova

“Zitti zitti – attacca il bomber di Roma – ce la facemmo a centrare la promozione in Serie B. Disputammo anche un’ottima Coppa Italia e il pubblico di Bologna non ci ha mai abbandonato, anzi con i risultati, pur in serie C, aumentava sempre. Una media sui 20 mila a partita. Anche in serie B ci comportammo bene, facendo una buon stagione”. Al Bologna dal 1983 al 1985 con 77 presenze (34 in B, 33 in C1, 10 in Coppa Italia) e 25 gol (5 in B, 16 in C1, 4 in Coppa Italia), tra Sauro Frutti e Bologna il legame è sempre forte. “Per me Bologna, il Bologna e i bolognesi sono parte della mia vita. Daniele, il mio terzogenito è nato a Bologna nel 1984 ed è tifoso della Virtus”. Era un numero 9 cinico e spietato, uno che quando vedeva la porta faceva secco il portiere: “Accettai di scendere di categoria perchè convinto dal progetto del Ds Recchia e fu una grande stagione. Avevo appena sfiorato la serie A con la Cremonese e lì avevo un ingaggio importante. All’epoca se ti chiamavano squadre come il Bologna era difficile dire di no, soprattutto se c’era da aprire un ciclo e dare nuovamente lustro alla storia di questa società”. E oggi? “Dall’esterno è difficile dare giudizi bisogna vivere la realtà da dentro. La società è in evidente stato di difficoltà. Se viene ceduto Diamanti, l’unico giocatore che aumentava il tasso tecnico della squadra, poi non si può mandare via Pioli. Mi spiego meglio. Se con lui ad inizio stagione stili un programma e per vari motivi cambi, il responsabile non puo’ essere l’allenatore, ma altri. Anche il povero Ballardini non puo’ fare miracoli, perchè lavora con una squadra indebolita e con giocatori chiamati ad assumersi responsabilità maggiori. Nel calcio alle volte riuscire a fare gruppo può limitare il gap tecnico. E’ chiaro che è un anno difficile e mi auguro che il Bologna ce la faccia a salvarsi, ma fa male vedere questa classifica”. E aggiunge: “Il problema ora sono le energie nervose. La condizione fisica è quella che è. Bisogna fare quadrato tra pubblico, società e squadra. I giocatori devono sentirsi questa responsabilità come stimolo. Vivere a Bologna per un calciatore credo sia una cosa bellissima, giocare al Dall’Ara è un onore per chiunque indossi quella maglia. Certo il progetto tecnico non è il massimo, ma il Bologna può e deve farcela. Bologna merita alla grande la serie A, sia come città sia come cultura calcistica”.

Sauro Frutti, ai tempi del Bologna. foto bolognafc.it

Sauro Frutti, ai tempi del Bologna. foto bolognafc.it

Contesta poi la sentenza-Bosman (“ha cambiato il calcio”) e spera nel rilancio dei vivai: “A 17 anni giocavo in Serie C perchè  meritavo la maglia da titolare. Oggi con il discorso delle quote, i giovani si sentono inamovibili e nella maggior parte dei casi non si impegnano più di tanto. Accade dalla A fino all’eccellenza o promozione. Differente è il discorso del club che fa una politica sui giovani. Ai miei tempi Cesena, Atalanta, Torino e lo stesso Bologna tiravano fuori tanti ragazzi dal settore giovanile e che meritavano di giocare in prima squadra. Oggi c’è una politica distruttiva che non aiuta le società a far crescere i calciatori del domani”. Infine chiusura sui tifosi: “Avevo la pelle d’oca ogni volta che uscivo da quel tunnel ed entravo in campo al Dall’Ara. C’era la curva strapiena. Il tifoso del Bologna è alla mano, scherzoso ed instauri un rapporto quasi familiare”. Poi conclude: “Chi indossa la maglia di una società deve sentirsela cucita addosso come una seconda pelle e si cambia squadra con una facilità impressionante, colpa anche dei regolamenti. Il calciatore oggi è un lavoratore e come tale deve produrre”. Sauro Frutti, dopo i gol a grappoli con Cremonese, Bologna e Modena, ha intrapreso la carriera di allenatore mettendosi in mostra negli Allievi Nazionali prima del Parma e poi del Mantova, di cui è stato capo allenatore della prima squadra con Boninsegna Direttore Sportivo, nel campionato Dilettanti. Da qualche mese è stato chiamato alla guida tecnica della Governolese (Eccellenza) nel disperato tentativo di raggiungere la salvezza.

Piero Giannico

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