Scacco matto. Inter ancora in vacanza, per il Milan è l’inferno


La leggerezza in avanti costa due posizioni ad un’Inter irriconoscibile. Tre passi indietro per un Milan che non punge e torna nel cuore della crisi

– di Enzo Cartaregia –

Perdere tutto, con una mossa avventata. Ed è subito sera per Inter e Milan. Quando l’ombra del disastro si allarga infatti sulle certezze delle due milanesi poco contano gli scenari di classifica, il profilo del re e quello dell’alfiere. Ancor meno vale la storia di due gare sbagliate, chiuse con un passivo che nega persino l’onore delle armi, a chi è ricco di palleggio ma povero di idee.
E’ scacco matto. La (fu) capolista, quanto il grande malato della Serie A, osservano adesso andare in fumo le illusioni sospinte fino ad un passo dal giro di boa.
L’Udinese attende quindi che il padrone consegni le chiavi di casa. Il Verona bracca il suo aguzzino e lo ribalta al tappeto. Doveva essere l’occasione per scacciare qualche spettro del passato. Invece non è stato altro che una disfatta.

L’Udinese spezza l’imbattibilità dell’Inter, lunga 16 turni in Serie A (ph. Zimbio)

INCUBO FRIULI. INTER DISARCIONATA – Assolutamente da escludere. Sì, era poco meno che impossibile una parabola così vertiginosa, appena risolto il braccio di ferro dello Stadium.
Eppure l’Inter stacca la spina, nello stesso istante in cui la Serie A è a suoi piedi. E sette giorni dopo non resta nulla del primato nerazzurro, subito sepolto sotto la nebbia giunta dal Friuli.
A San Siro, all’Udinese è toccato soltanto eseguire un copione già scritto. L’esultanza di Kevin Lasagna squarcia infatti il tappeto dell’imbattibilità. Vola già la polvere al di sotto, frettolosamente nascosta nella surreale notte di Coppa Italia.

E l’istantaneo pareggio di Icardi è vana consolazione, come il pari con passaggio del turno strappato al Pordenone.
Nella ripresa il calcio di rigore trasformato da De Paul ed sigillo di Barak affondano un’Inter evanescente. Impalpabile in avanti, nonostante ventisei tiri – otto in porta – ed oltre il 65% di possesso palla. Che la dicono lunga su cosa sia stato smarrito nel ritorno da Torino.
Finisce 1-3. Non c’è traccia di quell’outsider che sportellata su sportellata si era finita pole position e retrocede adesso al terzo posto.
1-3, dunque, nel turno in cui i nerazzurri avrebbero dovuto centrare la tredicesima vittoria. Ed in cui si interrompe invece una striscia di 23 risultati utili in altrettante uscite ufficiali.
Questione di numeri? Con tutti gli scongiuri del caso, la giornata numero 17 blinda il tabu di Luciano Spalletti, mai in testa per quattro gare consecutive. Mai, per di più, campione d’inverno.

E sarà forse la legge dei grandi numeri ad aver premiato i bianconeri di Massimo Oddo, che rimbalzano nella pancia della classifica e scaraventano i meneghini giù dalla vetta. L’Inter, nel suo assetto tattico migliore, è però la maggiore artefice della propria disfatta, consegnandosi mani e piedi ai friulani. Entrati al Meazza per non prenderle, i bianconeri l’hanno chiusa con tre sberle. Se saranno servite a svegliare i nerazzurri da quest’improvviso torpore è tutto da vedere.

Senza freni Gattuso dopo il disastro di Verona: il tecnico parla addirittura degli stipendi del suo Milan (ph. Zimbio)

INCUBO IN LOOP. IL MILAN PRECIPITA – Come prima. Se possibile anche peggio. Per l’ennesima volta il Milan perde il treno per scappare verso il futuro. La crisi è davvero senza fondo, in casa rossonera ed alla lunga commedia degli errori si aggiunge l’unica debacle che doveva essere evitata. Bontà sua, il Verona sconfitto 3-0 appena mercoledì sembrava davvero il miglior avversario possibile per Bonucci e compagni.

Alla fine, il risultato di Coppa Italia si è però rivelato uno specchio per le allodole. Speculare è stato appunto lo scarto sul tabellone, adesso tre volte favorevole agli scaligeri. Ma ancor più grave è la situazione dei rossoneri, che scivolano adesso all’ottavo posto in classifica. E pensare che nello psicodramma di Benevento avevano per lo meno strappato un pari

Al “Bentegodi”, è allora Andrea Caracciolo ad aprire il bagno di sangue per il diavolo. Il vantaggio gialloblù arriverà anche nel momento migliore degli ospiti, ma il Milan sembra davvero aver paura di se stesso. Non ha la forza di reagire e va alla deriva la formazione rossonera, che lascia il passo a Kean prima e Bessa poi nella ripresa. Punto e a capo, i rossoneri non si smuovono di un centimetro, seppure per trentadue volte calciano verso il fondo. Provarci alla cieca serve naturalmente poco, per di più con l’aggravante di un palleggio tenuto per gran parte del match. Senza soluzioni reali la vittoria resta un caso isolato, come dal 20 settembre ad oggi. Esclusi, naturalmente, i brodini caldi di metà settimana.

E sembrerebbe addirittura vanificato lo stesso effetto Gattuso, se sulla panchina milanista il neo tecnico ricalca il solco dentro cui Montella rotolò verso l’esonero.

Lo stato d’animo dei rossoneri si fatto davvero evidente, nel frattempo. Lo scatto di nervi che costa il rosso diretto a Suso, per un colpo volontario a Verde, non è appunto meno veemente delle parole del tecnico il sala stampa. “Qual’è il problema? Ai giocatori viene corrisposto lo stipendio ogni mese”, è sbottato Ringhio. Ed adesso la Serie A, per il Milan, sarà una semplice corsa contro il tempo. Peggio di così, c’è solo da scavare.

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