Scambio agli estremi. Inter, deriva infinita. Il Milan apre la breccia


Soltanto il black-out delle rivali ammortizza l’ennesima caduta dell’Inter, bloccata sull’1-1 dalla Spal. A San Siro rinasce il Milan, che batte la Lazio e chiude i conti col passato

– di Enzo Cartaregia –

Ancora due estremi, seppur a parti invertite. Un compromesso, tra le due metà della Milano del calcio, resta infatti impossibile. Ed al centro di una Serie A che rompe i gusci concentrici della classifica, si ribalta definitivamente la rotta di Inter e Milan.
Il cerchio sembra così chiuso rispetto al 3 dicembre, picco di una (5-0 al Chievo) e fondo dell’altra (2-2 a Benevento), oltre che istante del colpo di scena per entrambe. Sul campo della Spal, i nerazzurri si arenano adesso lontano dalla possibilità di spezzare la crisi. Contro la Lazio, i rossoneri strappano la vittoria e rimbalzano in una nuova stagione.

Alberto Paloschi condanna l’Inter all’1-1. E’ il settimo turno di digiuno per i nerazzurri (ph. Zimbio)

A MOTORI SPENTI. DERIVA INTER – In campo manca tutto. Ed allo stesso tempo non manca niente, o niente che non si sospettasse già. Non a caso l’analisi della crisi resta bloccata in loop, per un’Inter che ha spento i motori. Il torpore si prende la scena, ancora.
Anche a Ferrara sembrano così gli uomini di Spalletti i primi avversari di se stessi, con l’aggravante che succeda anche in piena congiuntura favorevole. Hanno davvero dimenticato come si vince, i nerazzurri e per un’altra volta ancora il vantaggio è pura illusione, propiziato da un tocco maldestro di Vicari.

Sul gong è però il solito istinto di sopravvivenza a salvare la Spal. Gli emiliani alimentano le speranze di salvezza pur restando terzultimi, sfondando il muro nerazzurro con l’1-1 firmato da Paloschi. Se il copione  è simile a quello di Firenze sono le poche, ma sostanziali differenze che preoccupano Icardi e soci. In campo Spalletti ha appunto sacrificato l’unica certezza dei suoi, il modulo, tentando un 4-3-3 che non ha rotto l’incantesimo. Non smuove lo stagno neanche Rafinha, in campo nel secondo tempo al posto di un Borja Valero tanto svagato da essere diventato il simbolo della debàcle interista.

Eppure l’ennesimo pari – quinto punto raccolto, in sette gare – fa presto a sciogliersi nel black-out di Roma e Lazio. Il quarto posto resta nelle mani dell’Inter, paradossalmente la migliore del trio in lotta per la Champions, seppur a digiuno da sette settimane.  Ma non è neanche l’occasione persa ad affliggere gli interisti, a fine gara. Dalla consapevolezza che fosse il “Mazza” l’incrocio migliore in cui invertire la rotta, i meneghini passano alla certezza di essere piombati giù, su un’altra strada.
Il pari di Ferrara allunga ancora le ombre, stavolta su un febbraio agevole che rischia di esserlo soltanto nelle previsioni. I nerazzurri sono uguali a se stessi. Togliendo dal tavolo i risultati, Spalletti commenta che “non è cambiato nulla”. Per l’appunto.

Cutrone segna di mano? Seppur tra le polemiche, il Milan abbatte la terza forza della Serie A e sale al settimo posto (ph. Zimbio)

RIPRESA ED ASSALTO. AURORA MILAN – Che sia cambiato qualcosa rispetto alle occasioni più recenti è la semplice vista di San Siro a svelarlo. A piegarsi sui numeri, il Milan ricuce definitivamente lo strappo con la propria coscienza e dà la spinta definitiva alla ripresa. Sugli spalti è infatti la sola consapevolezza che non sia un lampo isolato ad incoraggiare la prima festa di un intero campionato. E se mancava una sola tappa, a chiudere il quadro dell’avanzata Gattuso, non poteva che essere la vittoria sulla Lazio, per 2-1.
I rossoneri, superati uno per uno gli ostacoli dell’ultimo tratto di corsa, collezionano dunque anche la testa di una big.

Domina però l’ombra delle (più che legittime) polemiche, VAR inclusa, per il gol che apre la gara. Sia il vento che è cambiato, o la nebbia su Milano, tanto fitta da diventare un’oggettiva difficoltà per gli arbitri, poco cambia nelle analisi in sala stampa. E in una sostanza che lascia la Lazio terza, arricchendo i padroni di casa. Gattuso ammetterà candidamente che l’1-0 messo a segno da Cutrone, in apertura, sia partito da un puro tocco di mano. La furbata del numero 11 – schierato a sorpresa, all’ultimo istante -, dura comunque soli cinque minuti. Marusic fa appunto 1-1, riscattando a tempo una Lazio comprensibilmente non brillante, già in partenza orfana di Immobile. La differenza la fa così Bonavantura, che poco prima dell’intervallo porta i suoi avanti, dove resistono fino al termine.

E per il Milan la gara può persino restare un dettaglio. La terza zampata consecutiva lancia i rossoneri a 34 punti, a tre lunghezze dalla Sampdoria e quindi dall’Europa. Se i numeri dovranno pur significare qualcosa, si è compiuta una vera e propria evoluzione. Dall’immobilismo allo sgambetto agli aquilotti – chiusa una striscia di nove risultati utili, tra cui sette vittorie – c’è però lo scarto tra una stagione ed un’altra. Perché per il Milan è davvero un nuovo inizio.

Print Friendly, PDF & Email



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *