Schumi, un generoso lottatore e altre storie natalizie: la Pellegrini, Magnini, e quel tifoso vestito di bianco del San Lorenzo de Almagro


Non ho scritto nulla, finora, su Schumi per tante ragioni. Volevo soprattutto evitare di cadere nell’orgia mediatica di ricordi, appelli, considerazioni più o meno in libertà, come se tutti ne fossimo stati amici, compagni di birra, sci e lunghe confidenze sulla Ferrari. Nel mio caso non è così, comunque. Io (che non sono stato considerato dall’ufficio stampa della Rossa meritevole di inviti a Campiglio o alla cena natalizia: intendiamoci, hanno ragione, non è che possano chiamare chiunque, e, quanto ai criteri, beh quelli possono essere facilmente resi elastici…) lo conoscevo come tutti, cioè dalla tv, e ne ho sempre ricavato – aiutato in ciò da qualche confidenza di persone che lavoravano, o lavorano, al Reparto Corse di Maranello – l’impressione di una persona seria, maniacale, riservata ma gioiosa, una percezione che all’esterno avevano e hanno pochi ma dentro era comune a tanti. Con tutto il rispetto per il fidato – e a volte umiliato…- scudiero Barrichello, Michael é un generoso, Rubens un taccagno pazzesco. E i meccanici lo sanno e ne hanno apprezzato per tanti anni gesti e attenzione.

La realtà su quello che è successo e sul destino probabile è chiara a tutti, direi: solo la sua eccezionale struttura da atleta vero e da combattente nato lo può sottrarre, bene che gli vada, cioè se camperà, a un destino purtroppo molto simile a quello di Leonardo David. Per chi ha la memoria corta, il giovane valdostano, sciatore promettentissimo, 6 anni più anziano di Alberto Tomba, cadde nelle prove della libera preolimpica di Lake Placid e riportò un trauma cranico da cui mai si riprese, per poi morire sei anni dopo, gli ultimi trascorsi come un vegetale.

Personalmente dalla vicenda di Schumi traggo due insegnamenti. Il primo è che il casco nello sci si può anche, forse, non portare: se non è integrale e non protegge da urti frontali, l’utilità non è rilevante. Aggiungo: se campo (“non l’avesse avuto, non staremmo qui a parlarne”), ma in condizioni sub-umane, sono più un problema che altro.

La seconda è che trovo completamente inutili le considerazioni del tipo “uno così prudente, assennato, non era il tipo da…”, coglionate per riempire spazio, tanto che le ha pronunciate, per dire, uno come Lauda, che dovrebbe pensare fino a 10.000 prima di parlare.

Ognuno di noi ha fatto, da sciatore provetto o dopolavoristico, stradine sassose come quella che a Meribel gli è stata fatale. Per abbreviare, tagliare, fare prima, raggiungere gli amici, fare un “saltino”, divertirmi. Non è questione di prudenza, non era mica a fare una serpentina giù dal Cervino, si trovava in mezzo a due piste battute, però…l’ha fatto. Come quando andiamo dal giornalaio con le cinture slacciate “tanto è lì”. “Tanto la pista è lì”, avrà sicuramente pensato il 7 volte Campione del Mondo. Ora la vita è lì, speriamo riesca ancora ad afferrarla. E che valga la pena di essere vissuta.

In questi giorni – quando cioè un campione che ti è sempre “entrato in casa” e ha una famiglia straricca ma “banale” lotta tra la vita e la morte – stridono particolarmente i flirt, il gossip, i fidanzamenti tra sportivi che appaiono e scompaiono e poi riemergono sulla cresta dell’onda mediatica, amplificati da quei social network grazie ai quali non ci si nega un “selfish” neanche se si è seduti sulla tazza del gabinetto, “il mondo vuol sapere”.

Intendiamoci, anche le star dal fisico scolpito hanno diritto di innamorarsi e provare piacere, ma hanno – credo – meno diritto di rompere le scatole a noi con le loro storie, che sono ovviamente esagerate e gonfiate come è – d’accordo: appare – la loro vita. Icardi e Wanda Nara (la penso esattamente come Maradona, su di lui…e lei è la classica gnocca da calciatore, non c’è molto da aggiungere), la Pellegrini e Magnini avrebbero anche un filo stufato. Pratichino tutto quello che a loro riesce senza ammorbare l’aria, in fondo quel tipo di ginnastica è sempre uguale da qualche milione di anni.

Per carità, Icardi ricomincerà a far gol, la Pellegrini a macinare medaglie, Magnini a prender paga da Orsi e Wanda Nara…farà altro, sempre di sport si tratta. Gli impegni agonistici per forza di cose ammortizzeranno gli ardori. E se proprio dovremo tifare per qualcuno, io scelgo il San Lorenzo de Almagro, campione argentino di calcio. Il capo della “torcida” è un signore vestito di bianco che non gira in limousine, ma in Ford Focus. La rivincita della normalità.

 

 

 

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