Serie A in crollo: aumenta il debito, calano gli incassi


L’analisi della stagione 14/15 vede le squadre di Serie A indebitate in media per 157 milioni con le tv come principale fonte di ricavo per coprire i costi

– di Marco Vigarani –

La Serie A ha approvato la nuova ripartizione dei diritti tv (ph. Calcio e Finanza)

I diritti tv coprono ormai il 59% dei ricavi dei club di Serie A (ph. Calcio e Finanza)

Il calcio italiano, modello di riferimento mondiale per decenni, pare avviato ad una lenta agonia o comunque ad un mutamento epocale nei prossimi anni. La situazione attuale infatti è di clamorosa difficoltà e dovrà essere sbloccata attraverso nuovi modelli di business probabilmente importati dall’estero con società come Roma e Bologna in prima linea grazie all’esperienza dei propri presidenti nordamericani. Completata in questi giorni l’analisi della stagione 2014/15 escludendo volutamente il Parma in seguito alla procedura di fallimento, emerge una situazione patrimoniale di profonda crisi con un ulteriore innalzamento dei debiti fino ad una media di 157 milioni per squadra aggravata dall’aumento del 16,8% dei debiti finanziari che comportano mancanza di liquidità. La Serie A è rimasta immobile mentre il mondo intorno si evolveva, preda della crisi economica italiana e dell’assenza di riforme, tanto da risultare oggi il quarto campionato europeo per fatturato (1840 milioni) a distanza clamorosa non solo dalla Premier League (4403) ma anche da Bundesliga (2392) e Liga (2080) mentre negli ultimi cinque anni anche la Ligue francese ha avuto un tasso di crescita migliore del nostro (+17% contro +12%). Nel calcolo dei ricavi ci sono alcun dati importanti da sottolineare che mostrano alcuni dei limiti strutturali del nostro calcio: la percentuale data dai diritti televisivi cresce ancora fino al 59% mentre calano di un vistoso -4% gli introiti derivanti dalle plusvalenze per la cessione di calciatori. Soprattutto ai piani alti della Serie A si cerca in questo momento di bloccare il mercato, trattenere i pochi giocatori di livello rimasti e così riconquistare tifosi e competitività a livello continentale ma è noto che in qualsiasi comparto l’immobilismo non è mai un bene. Ultimo dato rilevante che differenzia fortemente il nostro campionato dai competitors stranieri è il peso complessivo degli stipendi (relativo quindi a tutti gli stipendi e non solo ai calciatori): gli emolumenti hanno raggiunto la cifra record di 1240 milioni di euro mangiandosi così il 68% del fatturato annuo. Neanche la ricca Premier League raggiunge una percentuale così alta mentre invece in Germania si riesce a restare sotto il livello di guardia del 50%.

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